Napoli, affitti alti
in via Calabritto griffe in fuga

di Marisa La Penna
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«I fitti alti dei negozi di Chiaia, assolutamente fuori mercato, stanno facendo scappare via le grandi firme. Tra qualche settimana anche Armani lascerà via Calabritto dove ben quattro negozi hanno già le saracinesche abbassate da troppi mesi, offrendo, così, una brutta, desolante immagine della strada». Parla Nino De Nicola, presidente delle ”Botteghe dei Mille”, l’associazione che raccoglie quasi tutti i commercianti di Chiaia. La mappa dei negozi chiusi nel quadilatero dello shopping vede, al momento, oltre alle quattro rivendite di via Calabritto, altrettante saracinesche abbassate a via San Pasquale, una mezza dozzina a via Chiaia. E un paio stanno per ”lasciare” in via dei Mille. Ovviamente anche nel resto della città si registrano strade con negozi chiusi: da via Duomo a piazza Dante, da corso Garibaldi a via Santa Lucia. «A prescindere dalla crisi economica ci sono responsabilità da parte dell’amministrazione. Le ztl, le limitazioni di traffico, hanno indotto gli acquirenti a prediligere i centri commerciali dove possono tranquillamente parcheggiare le loro auto» riprende, polemico, il leader dei commercianti di Chiaia. E spiega: «In ogni caso la grande crisi dei negozi vuoti è la testimonianza tangibile dei fitti alti. Nel nostro quartiere poche famiglie gestiscono grandi proprietà immobiliari. Per cui hanno fatto lievitare prezzi che non rappresentano più l’economia di questi tempi».


Poi De Nicola lancia una proposta: «Il Comune dovrebbe intervenire sui negozi sfitti da oltre sei mesi, triplicando le tasse sugli immobili ai proprietari. Perchè avere negozi chiusi nelle strade dello shopping significa creare degrado, desertificazione, abbandono. Insomma l’immagine della città ne perde. È un segnale che dovrebbe dare l’assessore comunale al Commercio». A dire del presidente delle ”Botteghe dei Mille” un negozio di trenta metri quadrati a via Calabritto costa anche settemila euro al mese. «Penso che, a questo punto, in una situazione così drammatica, per avere prospettive ci vuole una legge che renda l’immobile strumentale all’attività commerciale che vi viene esercitata. Giacchè spesso è difficile onorare l’affitto del negozio, bisognerebbe mettere in condizione i commercianti di acquistare l’immobile dove hanno l’attività. Se non hanno la possibilità lo stato dovrebbe aiutarli con un mutuo agevolato. A condizione che una volta che il commerciante dovesse decidere di cedere l’attività, dovrà vendere anche l’immobile. In questo modo si tutela chi lavora e non le rendite parassitarie»
lunedì 11 marzo 2013 - 15:46
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