Napoli, spari contro la chiesa: paura
ai Decumani, danni a vetri e capitelli

Colpita la basilica di San Paolo Maggiore. Il rettore: «Siamo ogni giorno nel mirino di delinquenti»
di Maria Chiara Aulisio
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Hanno sparato contro le finestre della basilica di San Paolo Maggiore, in piazza San Gaetano, hanno mandato in frantumi i vetri della chiesa, una imponente struttura del ’600 costruita sui resti del tempio dei Dioscuri, Castore e Polluce, di cui restano due colonne di ordine corinzio con gli architravi che sporgono dalla facciata, le uniche due rimaste in piedi dopo il violento terremoto del 1688.

Anche quelle due preziosissime colonne sono state danneggiate da una banda di teppisti che ne ha completamente distrutto i capitelli.

È successo la notte di Capodanno, poco dopo le due. Almeno una decina i colpi di pistola esplosi contro le vetrate di San Paolo Maggiore. Distrutti quattro finestroni all’altezza della cripta e addirittura otto nella parte superiore della basilica. All’interno - tra pezzi di vetro, resti di bengala, tric trac e mortaretti lanciati in chiesa dagli stessi teppisti - i dieci proiettili recuperati dal Rettore il giorno successivo.

«La verità è che la gente calpesta il proprio patrimonio - protesta il sacerdote - è una barbarie rispetto alla quale resto senza parole. Ancora non riesco a crederci. Sono stati capaci di distruggere, non solo le vetrate, ma i due capitelli corinzi, un reperto dal valore inestimabile sopravvissuto perfino al terremoto del ’600, purtroppo non alla furia dei napoletani, un popolo di incivili».

Rivestimenti in marmi policromi, pavimenti a intarsi. Tra le opere più importanti custodite nella basilica gli affreschi di Massimo Stanzione del 1644, restaurati successivamente dal Cammarano, e i dipinti di Francesco Solimena, realizzati intorno al 1689 nella sagrestia. A sinistra dell’altare, poi, la cappella Firrao, un capolavoro di cultura seicentesca, spettacolare, con decorazioni marmoree di Dionisio Lazzari e affreschi di Aniello Falcone.

«Avete capito di che cosa stiamo parlando? - prosegue il Rettore - pensate che dalla cappella dell’Angelo custode proviene la scultura omonima che oggi viene esposta nella navata centrale, un capolavoro di Domenico Antonio Vaccaro di cui credo nessuno possa stabilirne il valore. Bene, qui è tutto a rischio, ogni giorno è un miracolo se non accade nulla». Distruggono, vandalizzano e bestemmiano. Sporcano, sputano e minacciano.

«Li butto fuori dalla chiesa regolarmente, anche in maniera piuttosto sbrigativa - dice il Rettore - ma tornano come se niente fosse. Provocano, bestemmiano, arrivano con il pallone pronti a giocare tra gli affreschi. Vorrei farvi vedere come hanno ridotto la porta d’ingresso della basilica. Sono dei trogloditi, incivili e delinquenti».

È di qualche tempo fa il lancio di una bomba carta nei bagni della basilica, tale la violenza dell’esplosione che, con la finestra, volò via anche la porta d’ingresso. «È un anno che sono qui. Non ce la faccio più. Ho fatto decine di denunce: alle forze dell’ordine, alla sovrintendenza, al Comune, macché, non importa niente a nessuno, siamo letteralmente abbandonati. Eppure sono questioni di ordine pubblico, qualcuno dovrebbe occuparsene».

Come se non bastasse, piuttosto recentemente, dei botti esplosi contro il monumento a San Gaetano, al centro della piazza, hanno spaccato le gambe ai due angioletti che gli stanno accanto. E nessuno le ha mai riparate.
giovedì 10 gennaio 2013 - 08:28
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