Piromani alla Città della Scienza
l'affare dei suoli messi all'asta

Azione precisa con una possibile complicità interna. Vertice in procura: hanno agito in gruppo. Non si esclude pista eversiva
di Leandro Del Gaudio
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NAPOLI - Solo due telefonate ai vigili del fuoco per un incendio di così vaste proporzioni. Solo pochi minuti per abbracciare oltre cento metri quadrati, al termine di un’azione calibrata con precisione chirurgica. Strano retroscena, mani esperte e menti raffinate , una probabile complicità interna alla struttura dell’area ex Italsider.

Parte da qui l’inchiesta sul rogo di Città della scienza, a cominciare dai dati di fatto: verso le otto lo spettacolo teatrale aperto ai bambini, poi il giro dei custodi dopo aver chiuso i battenti e le fiamme alimentate - forse - da liquidi acceleranti. Matrice dolosa (la centrale elettrica era intatta), c’è la mano di gente che sa il fatto suo. E c’è una regìa che spinge a ragionare su più livelli, non necessariamente separati gli uni dagli altri. Proviamo a seguire il ragionamento degli inquirenti: le gare deserte per i lotti di appartamenti messi in vendita; una matrice finalizzata a strappare premi assicurativi per lavori rimasti incompleti di fronte alla mancanza di liquidità della Fondazione; finanche una pista eversiva, tesa a destabilizzare Napoli in un momento di crisi politico-istituzionale.

Lotti da edificare
Partiamo dai soldi, dalle gare deserte. Quattro lotti edificabili sul fronte occidentale, non lontane dalla Citta della scienza, una sorta di buco nell’acqua segnalato dai giornali in questi mesi. Oggi i prezzi dei lotti messi in vendita sono destinati a crollare, a subire un clamoroso ribasso, alla luce di un principio logico: una cosa è andare ad abitare vicino a un complesso museale conosciuto nel mondo e che fa da volano allo sviluppo territoriale e ben altra cosa è acquistare quattro mura attorno a un ammasso di macerie.

Chi aveva intenzione di investire, di riciclare (magari ripulendo denaro sporco), di entrare nell’affare delle aree residenziali oggi sa che i costi saranno inevitabilmente al ribasso. Vecchia tecnica, dunque, che ha nei clan dell’hinterland una sorta di modello: distruggere per fare la voce grossa nelle aste, tramite pochi prestanomi. Abbattere il mercato, anzi, controllare il mercato in uno scenario di emergenza. Speculazione e camorra, dunque. Quanto basta ad entrare nel fascicolo condotto dal capo del pool antimafia, il procuratore aggiunto Gianni Melillo, e dal pm anticlan Michele Del Prete, titolare quest’ultimo di indagini sulla camorra dell’area flegrea. E non è tutto. Chi ha agito lunedì notte un risultato l’ha già portato a casa: ha imposto il caso Bagnoli nell’agenda politica ed economica della Regione del governo centrale, ha spinto tutte le istituzioni a voltare lo sguardo dal centro alla periferia.

Passaggio ad ovest
Mai come in questo caso, un’area paralizzata e priva di risorse si trasforma in oro per chi si occupa di rimozione dei detriti, di movimento terra, di interventi di bonifica. Insomma, di ricostruzione.

Complicità interne
È una delle piste battute in queste ore dalla Procura, anche alla luce di un dato di fatto. Poche telefonate ai Vigili del fuoco, solo due contatti registrati dal centralino. Perché tanto silenzio di fronte a quel colosso in fiamme? Perché non c’è stata la consueta corsa all’allarme? Altro dato inquietante riguarda la precisione con cui è stata compiuta l’opera, come se dall’interno qualcuno abbia indicato i luoghi da aggredire con il liquido infiammabile. Una possibile «soffiata» che ha reso tutto più facile, anche a partire dalla scelta del lato su cui agire, quello del mare che è meno coperto dall’occhio delle telecamere.

La manina
Al momento la parola eversione non entra nel fascicolo della Dda, c’è massima prudenza da parte degli inquirenti, ieri riuniti un summit coordinato dal procuratore Giovanni Colangelo. Carabinieri e polizia, c’è attenzione sui dati scientifici che verranno fuori dai primi accertamenti, ma non ci sono ipotesi escluse in via preliminare. Non è sfuggita una coincidenza: l’incendio è stato consumato nello stesso giorno in cui la linea sei della Metropolitana è stata sequestrata, dopo il crollo di un edificio a Mergellina. Due colpi all’immagine della città, in un momento di crisi politica e istituzionale.

Un attentato finalizzato a destabilizzare, a creare scompiglio, prima ancora che a controllare soldi e appalti. È l’altra faccia di una storia complessa, quella del lunedì nero napoletano, che spinge a pensare a una fusione di più livelli criminali: da chi ha dato la soffiata decisiva, a chi ha interesse a gestire quattrini e gare pubbliche, per arrivare a un impianto più raffinato destinato a rimanere sullo sfondo.

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giovedì 7 marzo 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: giovedì 1 gennaio 1970 15:03
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