Napoli, l'orchestra di ragazzi
che ha suonato con Mika

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di Daniela De Crescenzo

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Francesca imbocca i Vergini abbracciata al suo violino, passa tra le bancarelle che espongono frutta, verdura, pantacollant, giubbini, pullover, cover, auricolari, calze e calzini, sale lungo via dei Cristallini, imbocca la Salita dei Cinesi e finalmente sbuca davanti alla chiesa di San Severo alla Sanità. Superata la gabbia di tubi innocenti che ancora sporca la facciata della cappella, entra nella navata. Tra gli affreschi e le tele di Paolo De Matteis, l'aspettano Naomi, Chiara, Marco, Arianna, Marco e tutti i ragazzi della Sanitansamble.
 

Con loro nei giorni scorsi ha suonato Mika ed è stata «una grande emozione» come dice Francesca. «Non sapevamo che sarebbe arrivato - racconta Naomi, capelli rasati e coda di cavallo in cima alla testa, un berrettino da baseball calato a nascondere l'acconciatura - quando l'ho visto mi è scappata la battuta Mika è isso? per dire è veramente lui? e tutti sono scoppiati a ridere. Non credevamo ai nostri occhi». Ma lo sconcerto è durato poco: presto i ragazzi hanno superato la timidezza e hanno cominciato a divertirsi. Come si divertono ogni giorno quando arriva la musica a far loro compagnia.
 
 

Naomi ormai da sei anni suona il violino: «Alle elementari ero in classe con Marco - ricorda - un giorno lui arrivò con lo strumento a scuola, già faceva parte dell'orchestra e ne era orgoglioso». Per la bambina fu un amore a prima vista: strepitò fino a quando il padre non la iscrisse alle selezioni e le affrontò con un impegno che, ricorda ancora orgogliosa, le fece meritare il massimo dei voti. Da allora, come tutti gli altri, suona due volte alla settimana e insegna anche ai più piccoli: l'orchestra, infatti, si è raddoppiata. In un gruppo si esibiscono i più piccoli, i ragazzini fino a dodici anni, nell'altro quelli che arrivano fino a ventiquattro anni. E più grandi fanno da maestri.

Naomi ha sedici anni ed è iscritta al professionale Caracciolo. Tra i suoi compagni di scuola c'era Genny Cesarano, il ragazzo ucciso a diciassette anni mentre era in piazza San Vincenzo: a lui Mika ha dedicato insieme ai ragazzi del gruppo musicale Era di Maggio.

«La notte che hanno sparato a Genny io ero da mia zia, che abita proprio accanto alla piazza. Lei fu svegliata dai colpi e mi chiamò. Passai la notte su Facebook a scambiare notizie - ricorda Naomi - Quando ti ammazzano un amico sei addolorata, ed anche arrabbiata. A me la musica serve anche a questo: a darmi calma quando sono stanca, impaurita, furiosa».

Chiara De Luca avrebbe voluto suonare il violino, ma le hanno affidato i timpani: «Va bene lo stesso, ora l'importante è suonare insieme, ormai noi siamo una famiglia». Francesca voleva fare la ballerina, poi un giorno durante la Messa padre Antonio Loffredo annunciò che erano aperte le iscrizioni all'orchestra. «Nei miei sogni mi vedevo ballare e suonare, poi ho dovuto scegliere e ho puntato sulla musica. Soprattutto perché così potevo restare con gli altri dell'orchestra». Marco Crispino suona il violino, ma è anche campione di Vela: ha iniziato con il progetto «Una Vela per sperare» e di onda in onda è arrivato a gareggiare a livello europeo.

Ciro Nesci, che dell'ensamble è direttore, mostra orgoglioso i video delle prove e sottolinea: «Tutto questo è stato possibile prima grazie agli sforzi della fondazione Altra Napoli e poi dell'associazione Pianoterra. E costa molto meno di quello che si spende per pagare la camionetta con i militari che sostano a piazza Sanità».
Marco, oltre ad insegnare il napoletano a Mika, come si è visto nel video di «Casa Mika», e suonare il violino, fa il volontario alla Casa dei Cristallini, un'associazione dove ogni giorno quaranta bambini giocano, studiano, fanno merenda, imparano a cucinare o a recitare in un ambiente sereno e coloratissimo. Lui, che è un tipo espansivo e che al suo diciottesimo compleanno ha distribuito cartoncini d'invito a mezzo quartiere, spera di essere ammesso a fare il militare dell'Aeronautica. Della casa dei Cristallini è stato il primo utente: «Sono arrivato quando stavano aprendo la sede e adesso ci resto ad insegnare». Sono stati i volontari dell'associazione a indirizzarlo da piccolo alla Sanitansamble: «Perché la nostra forza è la rete. Le associazioni del rione sono tutte collegate e insieme diventano una forza».

Una rete che si allarga su tutti i vicoli della Sanità, sui suoi tesori e sulle sue parti oscure, è ricca di mille esperienze e di un'unica volontà. Spiega Manuela Marani dell'Altra Napoli Onlus presente nel rione Sanità da undici anni: «Abbiamo avviato diverse attività che poi sono diventate autonome. L'idea di fondo è quella di valorizzare un territorio dove ci sono ragazzi con potenzialità enormi. Basti pensare al miracolo dei ragazzi della cooperativa La Paranza che ha reso le catacombe di San Gennaro uno dei siti più visitati con novantamila presenze quest'anno». E di miracoli la Fondazione San Gennaro, voluta fortemente dal parroco del rione, don Antonio Loffredo, ne ha fatti tanti. 

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Giovedì 17 Novembre 2016, 10:09 - Ultimo aggiornamento: 20-01-2017 11:07


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