Quarto, grillini nella bufera: tra ombre e misteri resta il giallo della foto

Da destra Luigi Di Maio, Rosa Capuozzo, Roberto Fico e Giovanni De Robbio
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di Leandro Del Gaudio

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Uno dei nodi da sciogliere, in questa storia di ricatti e amnesie, di voti in cambio di appalti e assunzioni, sta in una cassaforte. Un forziere nel quale dovrebbe esserci la foto del ricatto, quella mostrata dall’ex consigliere comunale di Quarto Giovanni De Robbio al sindaco Rosa Capuozzo, per convincerla a essere «meno aggressiva con il territorio», in materia di assunzioni e affari. Una partita tutta interna al movimento cinque stelle di Quarto, tra l’ex mister novecento e passa voti alle comunali (parliamo di De Robbio) e l’attuale primo cittadino della cittadina liberata dalla camorra grazie alla giunta pentastellata. C’è questo ed altro nelle poche pagine del decreto di perquisizione a carico di De Robbio notificato dai carabinieri prima di Natale: uno scenario non ancora cristallizzato del tutto, anche alla luce di amnesie e denunce, silenzi e deposizioni, accuse e retromarce che hanno visto protagonista il sindaco di Quarto. 

Il giallo della cassaforte
Ma torniamo alla cassaforte e alle indagini dei carabinieri. C’è un’accusa di minacce mossa a De Robbio, in concorso con il geometra Giulio Intemerato, gli inquirenti parlano di «tre cirocostanze» in cui il consigliere comunale avrebbe provato a mettere con le spalle al muro il sindaco del suo partito. E nella «seconda circostanza», nei locali del Municipio, De Robbio avrebbe fatto cenno a una foto che rappresentava un abuso edilizio nella casa intestata al marito del sindaco: spalleggiato dal geometra Intemerato, De Robbio avrebbe fatto riferimento a una foto compromettente e custodita nella cassaforte di Intemerato. Esiste per davvero questa foto? È stata acquisita agli atti? La cassaforte è stata aperta? Domande decisive, in una indagine che va letta su un doppio binario: da un lato le presunte minacce (o la presunta tentata estorsione) ai danni del sindaco; dall’altro la possibile trama affaristica messa in piedi da De Robbio in campagna elettorale e all’indomani dell’avvento della giunta cinque stelle guidata da Capuozzo.

Il voto di scambio
Inchiesta condotta dal pm Henry John Woodcock e dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, a leggere il decreto di perquisizione dello scorso 22 dicembre, c’è un altro capitolo investigativo: quello sul voto di scambio. Una vicenda che vede coinvolto ancora De Robbio, in contatto con professionisti esterni alla giunta. Cesarano è titolare di un’agenzia di pompe funebri, che ha interesse a ottenere la gestione del campo sportivo di Quarto, quello sottratto alla camorra del clan Polverino; mentre Ferro punta a far assumere un figlio presso il cimitero comunale. Entrambi fanno leva sull’amicizia con De Robbio. Agli atti ci sono delle intercettazioni, dove il fattore tempo non è secondario. Le date, prima di tutto. È primo giugno del 2015, quando Luigi Giacomo Cesarano (figlio di Alfonso Cesarano) viene intercettato mentre parla con un conoscente, tale Biagio Gargiulo, a proposito della recente consultazione elettorale. È dalle loro parole che nasce il sospetto di un intervento della camorra.
 
Ottantenni alle urne
Ma torniamo alla telefonata dello scorso giugno. Dice Luigi Giacomo Cesarano: «Ha chiamato Mario Ferro e me l’ha detto... ha preso 927 voti (chiaro riferimento a De Robbio)»; poi insiste: «Noi ci siamo messi con chi vince, capito, quella è stata la cosa importante, quello era il fatto che... votiamo a quello, sì ma per fare cosa dopo?». E Luigi Giacomo Cesarano insiste: «Noi abbiamo fatto l’accordo con De Robbio, ci siamo seduti al tavolo, papà (Alfonso Cesarano), Mario Ferro, De Robbio si sono seduti, hanno parlato, hanno chiacchierato, hanno concordato diciamo le cose loro, hanno parlato di tutte le cose e noi abbiamo detto che gli avremmo dato una mano... hai capito? Non ti preoccupare, ti diamo noi una mano a vedere i voti che devi avere...».
Ed è questo il punto in cui ancora Cesarano junior fa riferimento alla frase che sembra alludere alla mano della camorra dietro il voto della scorsa primavera. Dice Cesarano al suo interlocutore: «Adesso si deve portare a votare anche le vecchie di 80 anni, si devono portare là sopra e devono mettere la «X» sul movimento cinque stelle, che è la cosa fondamentale...». Ma in questo scenario, tra giugno e dicembre, cosa fa il neoeletto sindaco Capuozzo? Agli atti ci sono due «sit», due «sommarie informazioni» come persona informata dei fatti, che si tengono tra il 21 e il 22 dicembre, a proposito della presunta minaccia per la storia della foto che ritraeva il manufatto sospetto riconducibile al marito. È il 21 dicembre quando il sindaco dice che De Robbio «non fece alcuna pressione, né ci fu un collegamento diretto da parte sua tra il possesso della foto di casa mia da parte del geometra e del relativo incarico da assegnare a questi quali consulente». 

La retromarcia
Poi, il 22 dicembre, la sua versione agli atti è diametralmente opposta: «De Robbio mi disse che non dovevo essere aggressiva con il territorio, voleva essere coinvolto nelle scelte di capi settore e assessori e di essere coinvolto nella predisposizione del piano urbanistico regolatore». Insomma, dice il sindaco: «Ho percepito fino in fondo la sua intimidazione, ed ero davvero esasperata. Ammetto di aver paura di De Robbio, ho anche paura che possa arrivare alle mani...». Quanto basta - smentite giornalistiche a parte - a verificare l’esistenza della cassaforte di Intemerato e di una foto imbarazzante usata come arma di ricatto. 
Giovedì 7 Gennaio 2016, 08:49 - Ultimo aggiornamento: 08-01-2016 08:21
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