«Nuovo monitoraggio nella Solfatara
​per prevedere le eruzioni future»

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di Pasquale Guardascione

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POZZUOLI. Nella Solfatara è in funzione in questi giorni il primo sistema di monitoraggio continuo di tutte le specie gassose d'interesse con uno spettometro di massa quadrupolare. Il nuovo impianto messo a punto dall'Osservatorio Vesuviano è stato alloggiato vicino alla fumarola della bocca grande in un piccolo casotto di legno. «Finora per conoscere le variazioni di concentrazione dei gas nelle fumarole, che sono importantissime per determinare l'eventuale afflusso negli acquiferi superficiali di fluidi magmatici, bisognava effettuare prelievi periodici e poi analizzare i gas prelevati in laboratorio - spiega il professor Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia -. Quindi, si perdevano del tutto le eventuali variazioni a breve periodo, che sono invece importantissime per il monitoraggio puntuale di un vulcano attivo. Oggi possiamo. invece, monitorare in maniera continua oltre dieci specie gassose che sono importantissime per definire in tempo reale lo stato del vulcano e le sue eventuali variazioni. Un passo in avanti questo per prevedere eruzioni».

Un nuovo metodo di analisi dei gas, in tempo reale, che indicherà quindi lo stato di evoluzione della caldera. «Lo spettrometro si basa sul principio che molecole con masse diverse immesse ad una certa velocità in un campo magnetico, subiscono deviazioni diverse - continua De Natale -. Quindi, le molecole dei gas vengono selezionate e riconosciute in base alla diversa massa. In pratica il nostro è un laboratorio portatile installato in campo, sviluppato alcuni anni fa in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Geofisica Tedesco». Il gas prelevato direttamente dalla fumarola della bocca grande viene incanalato in un tubo, essiccato e analizzato nello spettrometro. I dati sono quindi acquisiti digitalmente e registrati di continuo e inviati via radio al centro di monitoraggio.

In uno studio dell'Ingv, poi, è emerso che la zona di emissione dei Pisciarelli emette Co2 in più rispetto allo Stromboli e secondo in Italia dopo l'Etna. «L'emissione di Co2 del sistema Solfatara-Agnano è sempre stata molto alta - dichiara De Natale -. È effettivamente anche più alta dell'emissione dello Stromboli, ma non vuol dire molto perchè appunto è sempre stato così. E parliamo, comunque, dello Stromboli che è in una fase di relativa quiete, perchè durante le fasi di maggiore attività le emissioni dello Stromboli possono superare quelle del sistema flegreo. Per quanto riguarda i rapporti di CO2/H2O nelle fumarole di Solfatara-Agnano, i massimi assoluti si osservano oggi, anche rispetto al periodo '82-'84. Recentemente, con il collega Troise dell'Ingv e Moretti dell'Università Luigi Vanvitelli, abbiamo interpretato le variazioni di tale rapporto, nei due periodi, in modo diverso: nel 1982-1984 i picchi di CO2/H2O, con variazioni molto veloci, erano dovuti sia all'immissione di grandi quantità di CO2 da parte di un magma intruso a bassa profondità, sia alla diminuzione di H2O per condensazione. Al contrario, oggi l'aumento del rapporto riflette l'arrivo di gas proveniente da magma profondo (circa 8 km) che è appunto caratterizzato da un rapporto maggiore. Questo perchè il magma intruso negli strati superficiali, ed attivo durante il bradisisma degli anni '80, si è raffreddato e solidificato tra il 2000 ed il 2005». 
Giovedì 22 Giugno 2017, 23:01 - Ultimo aggiornamento: 22-06-2017 23:01
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