Alex Folla ed Elena Trailina, la magia di Napoli Sotterranea

Un processo anti-agiografico, perseguito da un artista sé dicente pagano, che però non riesce a smettere di rappresentare santi, seppure in versione pop. Non esce da questa triplice contorsione, filosofica e poi estetica, Alex Folla che anche in questa ultima esposizione in uno dei luoghi suggestivi di Napoli, presenta alcuni lavori dal forte afflato religioso e di rara bellezza espressiva e coloristica che virano – come nelle sue corde – verso il grottesco (si prenda per esempio l’autoritratto in forma di Judas Iscariot). Il “monaco sconosciuto” del titolo è dunque, prima di chiunque altro, proprio l’artista la cui ricerca da tempo sembrerebbe concentrarsi sul sincretismo tra mondo antico e cristianesimo, sulle persistenze iconografiche tra le due civiltà, ma che – se letta meglio – esplode e convince non per la componente storica e tradizionale della pittura, semmai per la vitalità delle composizioni in cui la contemporaneità, al limite del kitsch, diventa elemento determinante.

Allo stesso modo funzionano, nella sovrapposizione delle epoche, le opere raffinate di Elena Trailina che è moglie di Alex, ma con cui si è costituito una sorta di sodalizio artistico, quasi in forma di collettivo, lavorando in due, in modo diverso e con sensibilità differenti sugli stessi temi. Elena presenta piccoli lavori (20x30 cm) in cui le siluette di cinque danzatrici in bronzo di epoca romana ritrovate a Napoli e dell’Ercole Farnese, eseguiti in foglia d'oro, fungono da cornice per una serie di immagini architettoniche della città (piazza del Plebiscito, piazza di San Gennaro…).

Nei cunicoli della Napoli sotterranea sono poi esposte due installazioni in plexiglass alte cinque metri che rappresentano l’immagine di Sant’Orsola e di San Sebastiano e che devono essere fruite modo tridimensionale con gli occhialini che vengono forniti durante la visita. La storia vuole che Virgilio, il grande poeta latino, considerato un mago avesse, mediante un sortilegio, posto Napoli sotto la sua protezione: nelle fondamenta dell’omonimo castello, lo scrittore aveva sotterrato un uovo che, finché intatto, avrebbe salvato la città dalla rovina. Una leggenda ipogea che si tramanda, anche quando Virgilio patrono fu sostituito da San Gennaro, e che risale fino a noi dall’imo buio del sottosuolo, così come la riflessione di Alex Folla e di Elena Trailina, tra antichità e contemporaneità.
Martedì 20 Giugno 2017, 20:57 - Ultimo aggiornamento: 20-06-2017 20:57
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP