Muti, lezioni di musica a Napoli:
oggi il bis al Conservatorio

di Donatella Longobardi

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«Non cercare amore, cercare rispetto». Riccardo Muti condensa in poche parole il senso del lavoro del direttore d'orchestra. Sul podio della Sala Scarlatti del San Pietro a Majella, il maestro torna con i ricordi ai suoi studi al Conservatorio di Napoli e «restituisce» ai giovani la lezione ricevuta dai grandi del passato. Ed è un trionfo, l'ennesimo, per Muti. «Questa è casa», dice arrivando nell'antica scuola musicale dove dedica due giorni a specialissime lezioni d'orchestra. Ieri il primo, caloroso bagno di folla. Stamattima il bis, con uno spazio speciale dedicato agli studenti. Che sono, poi, i veri protagonisti dell'attenzione del maestro. «Sono qui per loro», dice ad un pubblico che riempie fino all'inverosimile la grande sala. In tanti sono seduti sui gradini delle scalinate, in tanti in piedi, altri sostano fuori della vetrata nel tentativo di cogliere qualche nota, di carpire qualche parola del maestro, sempre più a suo agio. Tante le battute in dialetto napoletano, le gag, i gesti divertenti coi quali imita il movimento di tanti colleghi. Niente nomi, per carità. Ma c'è quel tal direttore che si muove a scatti come Pinocchio burattino, quel tal altro che dirige con la bocca aperta, quell'altro che tiene la mano sinistra un po' «cionca».
 
 

«Oggi - dice - ci sono i libri, tante cose strane, poi se devono suonare non ci riescono. Fare il direttore d'orchestra va di moda, i direttori escono come i funghi: uno non canta più e diventa direttore, un altro non ha più fiato per il suo strumento e sale sul podio. Ai miei tempi la direzione d'orchestra s'imparava guardando, rubando il gesto, l'espressione, lo sguardo. Toscanini diceva: Guarda e impara». E così inizia la lezione. Chiama ad uno ad uno alcuni giovani che al San Pietro a Majella studiano direzione o appena laureati. Sono Lorenzo Pascucci, Mirella Giordano, Marco Scialò, Domenico Schiano Lo Moriello, quest'ultimo ha anche seguito i corsi della sua accademia, a Ravenna dove da due anni segue giovani promesse con la messa in scena di un'opera. S'informa sui loro studi. «Io - ricorda - avevo studiato pianoforte, prima avevo fatto un po' di violino, poi avevo studiato composizione. Insomma, un po' di preparazione l'avevo quando Jacopo Napoli mi chiamò in direzione, mi chiese se avevo mai pensato di intraprendere la carriera di direttore e non quella di pianista per la quale m'ero fino ad allora preparato con Vincenzo Vitale. E cambiò la mia vita».
Venerdì 2 Dicembre 2016, 09:01 - Ultimo aggiornamento: 04-12-2016 21:46




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