Addio a Gigi Campanino, fondò la Mela
e lanciò la dolce vita napoletana

di Federico Vacalebre

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Ci sono storie che non dividono la musica in generi, ma per generazioni. Come quella dei Campanino: in principio fu Domenico, detto Mino, classe 1904, direttore d'orchestra, autore di canzoni napoletane su testi di E. A. Mario ed Ettore De Mura, accompagnatore al pianoforte di Beniamino Gigli come di Sergio Bruni e di Aurelio Fierro.
Due dei suoi figli, Gigi, morto ieri a 80 anni, e Franco, classe 1940,  formarono i Campanino, gruppo, anzi complesso come di diceva allora, nelle cui fila passarono anche future celebrità pop come Claudio Matton e Alberto Radius. Luigi suonava il pianoforte, il fratello Franco il basso, e cantava. Intorno si avvicendarono, tra il 1958 e il 1967, diversi musicisti, come Claudio Mattone. Il suono guardava al rock’n’roll prima di evolversi verso il beat. Renato Carosone li notò in tv, ospiti di «Primo applauso» - conduceva Enzo Tortora - e li mise sotto contratto. Ma più dei dischi il successo lo garantivano le serate alla Bussola di Viareggio e alla Rupe Tarpea di Roma, il locale dove li vide Fellini, che li ingaggiò per «La dolce vita»: nel film sono la band che accompagna Celentano.

I Campanino dividevano spesso il palco con l’Equipe 84: Maurizio Vandelli portò al Sanremo del 1966 «Un giorno tu mi cercherai» di Franco. L’ennesimo cambio di casa discografica, oltre all’assenza di Luigi, fuori per il servizio militare, suggerì un nuovo nome al gruppo, che divenne i Big’s Ben, imitando il suono del Merseybeat con tanto di bombetta in testa. Luigi tornò dalla naja, alla batteria arrivò Gianni Averardi, futuro fondatore del Giardino dei Semplici, la band partecipò al Festival di Napoli 1967 con «Carulina nun parte cchiù», buffo beat su testo di Nisa diviso con Teo Teocoli, proprio lui. Su 45 giri arrivò finalmente un brano importante come «Non si può leggere nel cuore», scritta da Franco Califano e Totò Savio, ma per il successo vero il brano dovrà aspettare la successiva versione degli Showmen.

Così, i due fratelli decisero di passare dall’altra parte della barricata, o almeno di avere un palco proprio su cui esibirsi: l’11 febbraio 1967, negli scantinati di Palazzo Leonetti, in via dei Mille, nel cuore della Napoli bene, aprirono - con la fondamentale complicità della sorella Gloria - la Mela, night destinato a diventare un’istituzione, ancora adesso al cuore della movida cittadina, nonostante i cambi di proprietà e direzione e la difficoltà di restare al passo con i tempi. 
Il nome del club era quello dell’etichetta, aperta contemporanemente, per lanciare giovani talenti partenopei da Luigi e Franco. Un anno dopo, i Beatles lanceranno la loro Apple: i casi della vita?

I Campanino volevano un club unico, scommisero sui pomeriggi danzanti per i più giovani, ai complessi alternarono, per primi in città, la discoteca: il dj rimasto nel cuore di tutti è Enzo Lucci, detto Tarzanetto, futuro animatore dell’Otto Jazz Club dopo essere stato di casa nelle discoteche ischitane. Anche l’arredamento era diverso dai soliti tavolini con abat jour: divani e pouf colorati, piste ricoperte di plexiglass, colori vivacissimi. Paola Novelli, Donatella Di Pace, Marisa Reichlin, Antonella Mele, Paola Grilli, Giovannella Farina, Gabriella Scuotto, Mario Carignani, Riccardo Tanturri, Peppe e Giampaolo Leonetti, Vito Garzilli, Lello de Luca Tamajo dettavano le regole della nascente dolce vita napoletana. Con la complicità di ospiti come Ornella Vanoni, Philippe Leroy, Sandra Mondaini, Alberto Lupo, Sandra Milo. Nel '73 il locale celebrò la love story tra Pasquale Squitieri e Claudia Cardinale, nata sul set de «I guappi»: l'anteprima napoletana finì con un festone alla Mela, perfetta anche per benedire il flirt tra Ursula Andress e Fabio Testi.

Nel fine settimana arrivavano le attrazioni principali: Peppino di Capri, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, i Ricchi e Poveri che cantavano «Scema» ispirati dalle ragazze di via dei Mille, i Vianella. L’austerity costrinse Luigi e Franco a cedere il locale a Ninì Grappone, poi la gestione passò ai fratelli Ferrara ed a Tonino Colangelo. La storia del locale continua sino ad oggi tra scandali, incendi, Maradona che festeggia il primo scudetto, una leggendaria notte brava di Noemi Campbell, serate memorabili, serate di routine e di «posteggie» alle «ranelle» della meglio (?) gioventù cittadina.
I funerali di Gigi Campanino si terranno oggi, alle 16, nella chiesa di San Francesco d'Assisi in via Aniello Falcone.

 
Lunedì 13 Giugno 2016, 08:41 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2016 10:30
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