Noviello, mio padre ucciso 9 anni fa
ma l'aria finalmente è cambiata

di Mimma Noviello*

Colgo molto volentieri l’invito della Fondazione Pol.i.s. e de Il Mattino di scrivere una, seppur breve, riflessione a distanza di nove anni dall’assassinio di mio padre, avvenuto a Castel Volturno il 16 maggio 2008. Nove anni, un tempo in cui sono accadute molte cose nella nostra regione e nella provincia di Caserta. Innanzitutto devo registrare un impegno straordinario degli investigatori e della magistratura non solo nell’individuare gli assassini di mio padre, ma anche in altre indagini, che hanno consentito di infliggere duri colpi alla camorra. Colpi che oggi ci consentono di respirare un’aria nuova. Vorrei ringraziarli ad uno ad uno, ma non conosco tutti i loro nomi e quindi non cito nessuno, ma a loro dico davvero grazie per aver consentito alla mia famiglia di avere, in tempi brevi, almeno giustizia. Sullo straordinario lavoro dei poliziotti e dei magistrati impegnati in Terra di Lavoro, che da tempo è maledettamente assurta agli onori delle cronache come “Terra dei fuochi”, si dovrebbero dedicare molte pubblicazioni, ma in pochi lo fanno. Sembra paradossale, ma in questo Paese, affinché il tuo nome finisca in un libro o su uno schermo televisivo, ti devono ammazzare o devi essere un camorrista, magari pentito. Molto raramente ciò accade per questi eroi solitari che ogni giorno rischiano la vita per garantire la sicurezza di noi cittadini.

Aria nuova, dicevo.  È aria nuova quella che respiriamo nelle tante manifestazioni di commemorazione delle vittime innocenti come mio padre o nei luoghi dove tanti ragazzi si impegnano in nome di quelle vittime. Aria nuova anche in diverse amministrazioni comunali, dove sono stati eletti uomini integerrimi e che amministrano con molte difficoltà, perché deve essere davvero difficile pensare di cambiare, con gli scarsi strumenti che lo Stato centrale garantisce loro, i comuni dell’Agro Aversano, come Casal di Principe e Castel Volturno, caratterizzati da decenni di infiltrazioni malavitose, anche all'interno della macchina amministrativa.

Insieme a quest’aria nuova che ha permesso la diffusione del termine “Legalità”, ma non ancora interamente il suo concetto, registro tanta corruzione e tanta illegalità. Non c’è giorno, infatti, che non leggo sui giornali notizie di arresti di amministratori corrotti o collusi con le organizzazioni criminali, di tanti Comuni sciolti per mafia. A Caserta, città dove vivo con mio marito e miei figli, persino l’azienda ospedaliera è stata sciolta per compromissioni con la camorra. Forse è l’unico caso in Italia dove sulla salute della gente si è approfittato così tanto. E poi l’indifferenza, quell’indifferenza che Gramsci ci ha insegnato ad odiare, qui da noi sembra essere un elemento che caratterizza la maggior parte della nostra gente. Eppure, con le mie sorelle, con mio fratello, con mia madre e con tutte le persone che sono state care all’imprenditore solo, mio padre Mimmo Noviello, continuo a sperare che il suo sacrificio non sia stato vano. Che la sua rettitudine morale possa essere ancora di esempio. Che la sua caparbietà nel dire no al racket abbia tracciato una direzione che tutti insieme continueremo a seguire, affinché in un tempo non lontano il Casertano, la Campania, il Mezzogiorno d'Italia non siano più terre di camorra e di mafia, ma territori intrisi di legalità.
 
*Figlia di Domenico Noviello, vittima del racket
Lunedì 15 Maggio 2017, 10:00 - Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 16:04
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