Scampia, proiettili a Officine della Cultura
non fermeranno il cambiamento

Inizia con cinque proiettili il capodanno a Scampia, cinque proiettili a salve fatti trovare ai responsabili dell’Officina delle Culture “Gelsomina Verde”. Gesto di un moccioso o messaggio mirato? Certe risposte poco importano nell’immediato a chi in quegli spazi ogni giorno, lontano dai riflettori, prova a creare percorsi di inserimento lavorativo per detenuti, proprio laddove fino a cinque anni fa si generava morte.

Era l’anno 2012 quando la succursale dell’ex IPIA “di Miano” chiudeva i battenti a Via Arcangelo Ghisleri, per carenza di iscrizioni, erano tempi di faida e un istituto scolastico nelle famigerate “Case dei Puffi” non dava garanzie. Il Plesso, lasciato nel totale abbandono, diventa meta preferita della camorra, che lo trasforma prima in un deposito di armi, poi in un luogo di spaccio con annesso ricovero, abusivo, dei tossicodipendenti nelle varie aule. Non potevano certo essere la miopia e la lentezza istituzionale a fermare il processo di riscatto di quel presidio, nonostante i cinque anni di attesa delle autorizzazioni necessarie.

Affidato all'associazione (R)esistenza, viene subito avviata la bonifica triennale alla quale prendono parte seicento ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia con i campi estivi di “E!state Liberi”. Quarantacinque bidoni di siringhe, dodici camion di suppellettili e spazzatura, vomito, sangue, escrementi, un tappeto di tre centimetri di siringhe. Ovviamente non poteva nemmeno essere un’intimidazione ad interrompere questo sogno, supportato dalle attività delle tredici realtà che interagiscono quotidianamente nella costruzione di percorsi lavorativi individualizzati per detenuti.

Una scuola di musica con sale prove e sala di incisione, un doposcuola per 45 ragazzi, laboratori teatrali, pilates, educazione fisica, un polo di associazioni, una comunità alloggio di tipo familiare per minori, una palestra popolare di karate di prossimo avvio. L’idea nasce dalla volontà di mettere a “sistema” la rete dell’Officina per creare una rete di economia sociale capace di essere produttiva e incisiva, svincolarsi dalle logiche assistenzialistiche, far ricadere i frutti dell’economia sociale sul territorio, avviare progetti lavorativi individualizzati per classi svantaggiate, nello specifico detenuti, in sinergia con le attività produttive, formative e culturali che ogni giorno si svolgono sul bene confiscato alla camorra di Via Tirone a Chiaiano, il Fondo Rustico Amato Lamberti. Animati da questa filosofia di fondo diventa sempre più urgente la necessità di inventarsi continuamente nuovi strumenti di riscatto.

Da qui nasce la produzione della Falanghina DOC Selva Lacandona prodotta a Chiaiano, le confetture, gli orti sociali, l'apicoltura, ma ancora, più strettamente connessi all'Officina, il lancio del progetto editoriale “(erre) edizioni”, dedito alla pubblicazione di storie di riscatto dei territori, la birra artigianale “Cella Zero”, il piccolo polo di artigianato che, in rete con altre realtà di diverse zone di Napoli, produce manufatti e sculture in ferro, zinco, rame; il laboratorio ORA (Officina Riciclo Artistico), che produce arredo urbano con materiale riciclato; il laboratorio di lavorazione del plexiglass, la falegnameria, la nascita del laboratorio per la lavorazione del miele nelle varie fasi di produzione e l'avvio di una “Piazza di Spaccio”, ovvero, una bottega per la vendita dei prodotti dei beni confiscati e dei circuiti virtuosi.

Scusate la domanda, ma Gomorra dov'è? All'Officina hanno imparato a replicare le buone prassi virtuose e a far tesoro delle esperienze vissute e allora tutto questo ben di Dio, per la prima volta, a dicembre scorso, ha dato via alla Cassa del Mezzogiorno. Una cassa in legno, completamente realizzata in loco, contenente i prodotti delle varie realtà. La Cassa, venduta in tutta Italia, ha visto la partecipazione di 6 detenuti, che, insieme alle varie realtà produttrici, hanno realizzato i prodotti, l'hanno costruita e confezionata. L'idea era ribaltare il significato dell'Ente assistenziale nato nel 1950 e trasformarlo in uno strumento di riscatto.

Potevano mai spaventare cinque proiettili di fronte ad un impero di cultura, lavoro e riscatto dal basso? E' cambiato il vento a Scampia. Dove c'erano le piazze di spaccio, oggi ci sono aiuole restituitie ai ragazzini con giostrine, una sola piazza di spaccio sopravvissuta, niente più cancelli blindati, niente più file chilometriche di tossicodipendenti e soprattutto la camorra che non è più modello vincente. All'Officina arrivano, ad ogni ora, dalle piazze di spaccio, dove la paga giornaliera si aggira ormai intorno ai 30 € al giorno, persone che hanno venduto droga per 30 anni per chiedere lavoro onesto, «lavorare per 30 € non ne vale più la pena se poi devi rischiare il carcere, meglio campare onestamente».

Si respira ossigeno dal profumo di libertà nei pressi dell'Officina delle Culture, quel seme che da trent'anni associazioni del territorio continuano a seminare e a curare oggi sta dando i suoi frutti, li si raccoglie e li si mette a sistema e si è riusciti a trasformare perfino gli “incidenti di percorso” in risorsa e strumento di riscatto. Anche quei proiettili, arrivati forse da un gesto di un moccioso o da veicolo di un messaggio molto più complesso, sarebbero diventati collanine se le forze dell'ordine non li avessero dovuti sequestrare. A Scampia, la forza e la determinazione di Gelsomina Verde e delle tante vittime innocenti di quella spietata faida oggi sono di casa, laddove si produceva morte oggi si coltiva la speranza e si organizza il coraggio, laddove i clan spadroneggiavano ora camorra e malapolitica hanno perso, hanno vinto i nuovi partigiani, quelli che, come i briganti, hanno imparato a difendere le proprie terre schierandosi in prima persona, sporcandosi le mani sui territori, ha vinto un'intera comunità per la quale le idee sono a prova di proiettile.




Ciro Corona

Associazione Resistenza Anticamorra
Lunedì 16 Gennaio 2017, 09:30 - Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 22:30
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