Milano, primo indagato per Blue Whale: è una ventenne

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MILANO C’è una prima persona indagata a Milano in uno dei numerosi fascicoli aperti nelle ultime settimane dopo denunce, segnalazioni e l’esplosione del fenomeno del Blue whale, una lista lanciata dal web che consiste in cinquanta prove - tra cui atti di autolesionismo - che possono spingere le vittime adolescenti al suicidio. Una ventenne milanese, a seguito delle indagini della polizia postale coordinate dal pm Cristian Barilli, è stata iscritta per istigazione al suicidio perché tramite instagram avrebbe convinto una ragazzina di dodici anni, che vive tra Roma e il nord Italia, a procurarsi alcuni tagli e ad inviarle le foto.

CINQUANTA PROVE
L’indagine è appena agli inizi tanto che, dopo il sequestro di un notebook e del telefono della ragazza effettuata ai primi di giugno e l’acquisizione del cellulare della vittima, nei prossimi giorni si terrà un accertamento tecnico irripetibile per appurare il tenore dei messaggi incriminati e se davvero siano stati spediti dalla ragazza. Descritta come una sfida, Blue whale è tutto tranne che un gioco. Chi l’accetta deve compiere una serie di atti sempre più inquietanti e alla fine della partita il giocatore è spinto a uccidersi per vincere. Le cinquanta azioni (una al giorno) fungono in sostanza da «preparazione alla morte», che si concretizza con il gesto ultimo di lanciarsi nel vuoto da un edificio. Queste regole quotidiane sono caratterizzate da autolesionismo - incidersi la pelle o tentare di tagliarsi le vene dei polsi con lamette - e da altre pratiche come guardare film dell’orrore per ventiquattr’ore di seguito o non parlare con nessuno per un giorno intero. Ecco alcune delle folli prove. Giorno due: «Ascoltare musica con video psichedelici e non dormire». Giorno tre: «Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore». E ancora: «Il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla; alzatevi alle 4.20 del mattino e andate a visitare i binari di una stazione ferroviaria». Fino al numero 50: «Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita».

IN RUSSIA 157 SUICIDI
L’ideatore di questo percorso di morte è Philip Budeikin, un giovane di 21 anni, studente di psicologia, recluso in un carcere russo dal 2016, il cui profilo sembra avvicinarsi molto a quello di un serial killer. Budeiken ha confessato di aver istigato almeno diciassette adolescenti connazionali al suicidio per «purificare la società». Il terribile gioco si è diffuso dalla Russia al Brasile, ma anche in Francia e Inghilterra. In Italia a fine maggio la polizia postale ha salvato una studentessa quattordicenne di Ravenna che, sul proprio profilo Facebook, ha postato una foto con lesioni su un braccio. A marzo Blue whale ha colpito a Livorno, vittima un ragazzino di quindici anni che si è lanciato nel vuoto dal ventiseiesimo piano del grattacielo cittadino. Solo in Russia sono 157 i giovanissimi morti per suicidio nell’ultimo anno. Blue whale muta il nome da un fenomeno naturale: le balene che si spiaggiano sulle coste e non sono più in grado di rientrare in acqua, finendo quindi a morire per asfissia e disidratazione.
Lunedì 19 Giugno 2017, 17:26 - Ultimo aggiornamento: 20-06-2017 15:59
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