Choc a Roma, immigrato bengalese violenta una turista finlandese: l'uomo ha il visto umanitario

di Adelaide Pierucci

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ROMA. L'ha agganciata col sorriso e con una carineria: «Se il taxi non arriva, tranquilla. Ti accompagno io a casa. Roma di notte fa paura». È bastato girare l'angolo a un lavapiatti bengalese, richiedente asilo in Italia, per trasformarsi in uno stupratore brutale, pronto a non fermarsi neanche davanti alle urla di testimoni alla finestra: «Smettila, vattene». Non albeggiava ancora nella notte tra venerdì e sabato quando la vacanza studio a Roma per una ventitrenne finlandese si è trasformata nel peggiore degli incubi dopo che è stata presa a morsi, a sassate, stuprata, derubata. E minacciata di morte. «Zitta o non ne esci viva». Sullo sfondo la Roma multietnica, a un passo dal centro e dalla stazione Termini.

La ventenne finlandese dopo una serata allo Yellow Bar di via Palestro, gettonato da turisti e da studenti stranieri, esce dal locale con un'amica e chiama un taxi. È tardi deve rientrare a Roma Nord dove fa la baby sitter e in cambio le offrono un alloggio. Guarda il telefonino, sgrana gli occhi, al ritardo del taxi. «È stato allora» - racconterà poi alla polizia - «che si è avvicinato un ragazzo, con fare distinto, e si è offerto di accompagnarmi. La mia amica però non si è fidata. Allora mi sono incamminata sola. Ho programmato di studiare a Roma fino all'estate prossima per imparare la lingua. E non volevo rincasare al mattino».

Il bengalese cortese le indica di proseguire per via Palestro per raggiungere, a suo dire, la macchina, ma bastano pochi passi e il suo atteggiamento muta di colpo: «Mi devi dare un bacio, altrimenti non ti accompagno più». Lei reagisce e allora viene sbattuta contro un muro, e mentre l'accompagnatore insinua le mani, si dimena, piange. Le luci di un palazzo si accendono. Dalla finestra si affaccia una coppia: «Disgraziato che fai, lasciala. Vattene, chiamiamo la polizia».

Il bengalese allora invece di desistere pianifica di portare a termine la violenza subito. Le tappa la bocca con una mano, con l'altra afferra un sampietrino, colpisce la giovane e la trascina via. «Mi diceva, se non vieni con me ti faccio del male», racconterà poi piangendo. Ed il male è arrivato. Ad ogni atto di ribellione, botte e strazi sessuali. Il tutto a un passo da una caserma dell'esercito. Ma il mostro non è ancora sazio. Vuole farle l'ultimo sfregio, le sfila il portafogli. La baby sitter finlandese lo prega ancora: «Prenditi i soldi, lasciami i documenti». Lo stupro è concluso. I quaranta euro il bengalese, con il permesso di soggiorno per motivi umanitari, se li è messi in tasca. Dà un calcio alla poveretta e se ne va. Alla giovane non resta che trascinarsi e tornare al pub dove c'è ancora l'amica. Una volta portata al pronto soccorso dell'Umberto I si commuovono anche le infermiere. È lì che viene ascoltata per la prima volta, e dopo le medicazioni, rassicurata.

Si vede che si è battuta, purtroppo inutilmente, per non essere violata. Le telecamere di sicurezza puntate sul quartiere danno subito un volto all'aguzzino. Manca il nome. Gli uomini della Digos diretti da Luigi Silipo lo identificano nel giro di poche ore e lo rintracciano a casa. Il lavapiatti bengalese, con un permesso di soggiorno in tasca, ha dentro la lavatrice ancora i panni usati la notte della violenza. Ma respinge le accuse degli investigatori: «Vi state sbagliando, non sono io». Nega di essere lui anche quando gli vengono mostrati i filmati di un sistema di videosorveglianza che lo inchiodano assieme al riconoscimento della vittima. Per il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi gli ingredienti per chiedere l'arresto ci sono tutti. Ma il venerdì nero di Roma non è ancora chiuso.

Nella mattinata era stato fermato un richiedente asilo ivoriano che aveva tentato di violentare una turista americana a Colle Oppio. Poi l'aggressione alla giovane finlandese. E alla fine la segnalazione di un altro stupro: vittima una studentessa inglese, dopo una serata all'ex Dogana. Qualcuno le ha somministrato della ketamina a sua insaputa fuori dal locale. Ha segni ai fianchi, alle gambe. Un buttafuori la trova malconcia in strada all'alba. La ragazza non ricorda nulla. Solo che era arrivata lì sola e in taxi.
Martedì 12 Settembre 2017, 08:32 - Ultimo aggiornamento: 12-09-2017 13:54


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