Incubo terrorismo, Tajani rilancia:
«Serve un Fbi di livello europeo»

di Nando Santonastaso

Roma.«C'è bisogno di un ulteriore salto di qualità nella lotta al terrorismo. La mia proposta, un Fbi europeo, può essere una strada decisiva per incentivare l'azione di prevenzione e irrobustire il ruolo dell'Europol che al momento resta l'unica agenzia UE sul campo». Antonio Tajani, oggi a Napoli con i presidenti delle Camere basse del G7 per la seconda tappa del meeting iniziato ieri a Montecitorio, non ha dubbi: il pericolo del terrorismo non è affatto cessato «anche se il Daesh è stato sconfitto sul piano militare», osserva il presidente dell'Europarlamento. E aggiunge: «Non basta il dialogo tra i paesi minacciati dalla jihad, che pure è migliorato nello scambio delle informazioni: serve un impegno totale e condiviso potenziando i livelli di cooperazione già esistenti».

Più facile a dirsi che a farsi: gli attacchi terroristici, anche se isolati, confermano che a livello di intelligence non tutto funziona come dovrebbe.
«Non c'è dubbio, anche perché il timore che molti foreign fighters possano rientrare in Europa dopo avere combattuto in Siria o Iraq è sicuramente fondato. Per non parlare, inoltre, dei rischi sempre molto alti del reclutamento attraverso la rete. È qui che tutti gli Stati devono rafforzare i controlli così come è sempre più urgente mettere nel mirino le fonti e i canali dei flussi finanziari che alimentano le centrali del terrorismo. È una sfida internazionale sulla quale è vietato abbassare la guardia».
Ma cosa possono fare i Parlamenti liberamente eletti? Non rischiano di avere le mani legate anche loro dai meccanismi della politica e dagli scenari incerti della diplomazia internazionale?
«Siamo decisivi, al contrario, perché solo i Parlamenti eletti possono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed essere un punto di riferimento autorevole e concreto anche nelle politiche internazionali perché rappresentano tutti gli elettori, non solo le maggioranze che danno vita poi ai governi nazionali. Siamo una voce forte e intendiamo svolgere il nostro ruolo anche per combattere i facili populismi che non risolvono i problemi».
Si sta discutendo in queste ore anche della riforma del Regolamento di Dublino in materia di richieste di asilo, specie alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea contro il ricorso dei Paesi del fronte del no. Siamo alla vigilia di una svolta?
«Si, la sentenza ha aperto la porta alla riforma, e le recenti dichiarazioni della cancelliera Merkel confermano che la strada è ormai chiara. Il Parlamento europeo presenterà una risoluzione in commissione il 12 ottobre prossimo e sono convinto che potremo votarla, in assemblea plenaria, prima della fine dell'autunno. Credo, inoltre, che in questo caso non ci sarà difformità di tempi tra la commissione e il Parlamento europeo, anche se il governo UE propone la soglia del 150 per cento della quota di rifugiati spettanti ad un paese prima di far scattare il ricollocamento, mentre noi indichiamo il limite del 100 per cento. Ne parlerò anche con il presidente Macron il 22 settembre a Parigi».
Intanto la nuova emergenza arriva dalla Corea del Nord: minaccia reale quella dei missili nucleari, o alla fine vincerà il buon senso?
«La minaccia è seria e preoccupante. Per questo occorre, anche stavolta, lo sforzo di tutti i Paesi per isolare la Corea del Nord, anche ricorrendo a sanzioni mirate. Ma molto dipenderà dalla capacità della Federazione russa e della Cina di aprire una via concreta al dialogo».
Nella sessione plenaria dell'Europarlamento prevista per la prossima settimana ci saranno anche le misure di sostegno alle città colpite da terremoti e altre calamità naturali. Conferma l'appuntamento e gli stanziamenti per le aree terremotate del Centro Italia?
«Assolutamente si. Attraverso lo speciale fondo di solidarietà il Parlamento europeo destinerà 1,2 miliardi per la ricostruzione delle aree terremotate del Centro Italia ai quali si aggiungeranno i fondi europei già concessi all'Italia per il recupero del patrimonio edilizio. Vorrei anche ricordare che un altro miliardo circa sarà possibile ricavarlo attraverso un co-finanziamento di risorse nazionali che non superino la soglia del 5 per cento dell'importo complessivo dei fondi comunitari».
Ma il governo sta facendo bene e nel rispetto dei tempi previsti l'opera di ricostruzione?
«Non si procede ancora con la necessaria celerità, anche perché le norme non aiutano. Ci sono passi in avanti importanti e purtroppo ritardi, bisogna correre per evitare che i disagi già prevedibili dell'inverno in quelle aree compromettano la fiducia e la tempistica della ricostruzione».
Ma sarà lei il candidato del centro destra alle elezioni politiche del prossimo anno?
«Io sono candidato solo al Parlamento europeo e non ho intenzione di cambiare aula».
Eppure Berlusconi sembra avere pensato proprio a lei per il voto della prossima primavera.
«Silvio Berlusconi sarà il leader del centro destra anche in futuro. Sono sicuro che tornerà ad essere candidabile dopo la sentenza di novembre e guiderà uno schieramento compatto come ha fatto sempre. C'è un vento che chiaramente indica il Centrodestra favorito e non potrà che essere lui il futuro premier. Naturalmente molto dipenderà anche dalla capacità di coinvolgere i cittadini che non vanno a votare e che ancora oggi si sentono esclusi dalla politica. È a loro che bisognerà rivolgerà la massima attenzione».
Sabato 9 Settembre 2017, 10:04 - Ultimo aggiornamento: 09-09-2017 10:05


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