Precari del Cnr in agitazione
mercoledì incontro al ministero

Mercoledì 19 luglio una delegazione del Gruppo Precari Uniti del Cnr incontrerà il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia. Obiettivo dell’incontro, che si terrà a Roma, a Palazzo Vidoni, alle ore 11 è quello (e non solo) di diiscutere le modalità di attuazione della legge per le assunzioni nella pubblica amministrazione, come previsto all’articolo 20 del Testo unico sul pubblico impego. La legge, entrata in vigore il 22 giugno 2017, così come è ora, delega gli enti pubblici di ricerca, previo accertamento di fondi, non obbligando le singole amministrazioni a procedere alla stabilizzazione. In questo modo la legge  lascia irrisolto l’annoso problema dei finanziamenti per il “superamento del precariato negli Epr”. Inoltre, appare indispensabile per i precari chiarire i requisiti di anzianità previsti al comma 1 dell’articolo 20 del T.U.P.I. La legge infatti prevede la stabilizzazione solo per chi, assunto mediante procedura concorsuale, gode di tre anni di servizio al 31 dicembre 2017, senza specificare la forma giuridica di questo triennio lavorativo.

Inoltre, restano da chiarire le tipologie di contratto che vengono intese “flessibili” e, soprattutto, se gli assegnisti di ricerca rientrano in questa categoria: per loro la legge prevede solo una quota riservata nei concorsi da bandire. Tutti i lavoratori precari, in servizio nei vari istituti del Cnr, sottolineano in una nota, «ricoprono un ruolo fondamentale nonché strategico: sono infatti impegnati su progetti ed attività di indiscusso valore scientifico ed economico, tant’è che ogni anno permettono al Cnr di essere tra i primi enti europei per produzione scientifica e, cosa non di second’ordine, di chiudere ogni anno con un bilancio in entrata di circa 1,2 miliardi di euro, raddoppiando il contributo Foe (Fondo Ordinario per il finanziamento degli Enti e istituzioni di ricerca) di 510 milioni di euro che il Miur elargisce al Cnr. Nonostante ciò, tutti i precari sono rimasti bloccati da anni in queste tipologie di contratto “economicamente vantaggiose” per l’ente. Anche per i ricercatori aventi diritto alla stabilizzazione gli effetti positivi della legge rischiano, inoltre, di essere vanificati dalla scarsa disponibilità finora dimostrata dai vertici del Cnr a recepire lo spirito della legge stessa».

Qualche dato per capire. Dal 2010 ad oggi, su 10.000 dipendenti il Cnr è passato da 7300 TI a 6600 tempo indeterminato, al contempo i lavoratori precari (tempi determinati, assegnisti di ricerca, Co.Co.Co., e altri) sono passati dall’essere 3000 a 4000, portando al 40 per cento la forza precaria del Cnr. Le cause principali sono da ricercarsi sia nell’abbattimento del Foe riservato al Cnr (passato da 627 milioni di euro del 2010 a 510 milioni di euro del 2017) che nel congiunto blocco assunzionale che non ha permesso al personale precario di rimpiazzare tutti quelli che sono andati in pensione.
Sabato 15 Luglio 2017, 17:41 - Ultimo aggiornamento: 15-07-2017 17:41
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