Migranti, Medici senza frontiere sospende le attività di soccorso con la nave Prudence

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 Medici senza frontiere sospende le attività di soccorso con la nave Prudence. Una sospensione «temporanea» dell'attività davanti alla Libia, precisano dall'organizzazione non governativa. L'ong sottolinea che la decisione è stata presa in seguito alla scelta della Libia di istituire una zona di ricerca e soccorso (spesso abbreviata con l'acronimo SAR), «limitando l'accesso delle ong in acque internazionali» e ad un «rischio sicurezza», «dovuto a minacce della guardia costiera libica».

Sarà dunque fermata la nave Prudence, mentre «l'équipe medica di Msf continuerà a fornire supporto a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranee».

Il ruolo di Medici senza frontiere era finito all’esame della squadra mobile di Trapani per alcuni salvataggi “anomali”, avvenuti molto a ridosso della costa libica e senza avvisare la Guardia costiera italiana. Non solo, era stata la stessa polizia, supportata da personale Frontex, a segnalare al procuratore Ambrogio Cartosio l’atteggiamento che i naufraghi, sbarcati a Trapani dalla “Dignity one”, nel maggio 2016 avevano assunto nel cosiddetto «debriefing», ossia l’interrogatorio previsto dall’Ue e indispensabile per individuare eventuali trafficanti di uomini. L’ipotesi era che proprio il personale di bordo avesse sconsigliato ai migranti un atteggiamento collaborativo. 

Ma adesso agli atti dell’inchiesta trapanese si sono aggiunti altri elementi che riguardano soccorsi avvenuti senza che vi fosse una reale situazione di pericolo, a ridosso delle coste libiche. I trasbordi sarebbero avvenuti direttamente dalle imbarcazioni degli scafisti alle navi della Ong. E la polizia valuta addirittura i contatti tra il personale di bordo di Msf e soggetti che si trovano in Libia. Accuse documentate con foto e video nei confronti dell’equipaggio della Jugend Rettet e ancora da definire, attraverso testimonianze e documenti, per il personale di Medici senza frontiere. 

Sugli sconfinamenti ripetuti la procura non ha dubbi, sia per la “Dignity one” che per “Bourgon Argos” e “Vos Prudence”, le altre imbarcazioni della ong operativa nel Mediterraneo. Proprio la “Vos Prudence”, 75 metri e una capienza di 400 persone in casi di emergenza, il 7 maggio scorso si sarebbe spinta a otto miglia dalla costa libica (il vecchio codice delle ong non consentiva di superare le 12 miglia).

L’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina si baserebbe però su elementi molto più pesanti: i trasbordi di migranti dalle imbarcazioni degli scafisti a quelle della ong, avvenuti in situazioni in cui non si ravvisava alcuna situazione di pericolo. Circostanze che avrebbero portato la procura a esaminare la posizione di una decina di operatori di Msf. L’inchiesta, condotta da Trapani, riguarda anche i contatti tra personale delle navi e alcuni soggetti stanziali in Libia, non ancora identificati. L’ipotesi è che si tratti proprio di soggetti vicini all’organizzazione non governativa che operano sulla terra ferma e avrebbero avvisato il personale di bordo delle partenze.
Sabato 12 Agosto 2017, 17:10 - Ultimo aggiornamento: 13-08-2017 15:36
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