Usa, Trump ha un nuovo incubo: l’amicizia tra Russia e Cina

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di Luca Marfé

Trump amico dei russi. Anzi no. Trump furioso con i cinesi. Anzi tende loro la mano e ringrazia. L’unica certezza che inizia ad emergere dal caos dell’improvvisazione di questa presidenza è che alla confusione statunitense comincia a fare da contraltare un avvicinamento tra le due superpotenze orientali. Un avvicinamento che Trump, al di là del dossier nordcoreano, farebbe bene a temere.

Ma è proprio la Corea del Nord il punto di incontro/scontro più caldo di queste ore. Ed è proprio alla condanna unanime del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che bisogna guardare. Dietro le quinte, però.

Se è vero infatti che il tycoon gongola per il 15 a zero incassato contro Kim Jong-un (15 sono i membri del Consiglio che hanno votato a favore delle nuove sanzioni economiche tese ad indebolire e ad isolare ulteriormente Pyongyang), è altrettanto vero che il sorprendente sostegno di Russia e Cina getta le basi per un’intesa e soprattutto per una possibile complicità assai più vasta. Fonti interne al Palazzo di Vetro riferiscono che i due giganti, che avrebbero potuto bloccare l’iniziativa internazionale forti del potere di veto concesso ai 5 membri permanenti (che sono per l’appunto Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti), si siano parlati molto nelle ultime ore, confrontandosi e coordinandosi assai da vicino e discutendo, oltre che dello scomodo alleato nordcoreano, proprio dell’America di Trump.

Non è una coincidenza che il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov dichiari a margine del vertice dell’Associazione del Sud-Est Asiatico (Asean) che sia già in agenda un incontro tra il suo presidente Vladimir Putin e l’omologo cinese Xi Jinping. I due si vedranno in bilaterale tra un mese in occasione di un altro summit, quello dei Paesi emergenti, nella provincia dello Xiamen. Formalmente discuteranno proprio di Corea del Nord. Nella sostanza, però, valuteranno un’alleanza ben più strutturata.

Si delinea così un quadro tripolare in cui gli Stati Uniti sono isolati ed in mani meno esperte. Il tutto con possibili ripercussioni sugli equilibri siriani e più in generale mediorientali. E, in un’ottica ancora più ampia, su qualsiasi passo Trump possa da oggi in poi voler muovere sullo scacchiere della politica estera.
Lunedì 7 Agosto 2017, 19:08 - Ultimo aggiornamento: 08-08-2017 11:41
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