L'uomo che reclama i figli all'ex convivente scomparsa in Spagna: «Non sono un maltrattatore, ma un padre disperato»

Francesco Arcuri
di Paola Del Vecchio

Madrid. “Non sono mai stato un maltrattatore. Sono disperato, sono solo un padre che annega nella tristezza, perché da maggio dell’anno scorso mi impediscono di vedere i miei due figli, e non li sento da novembre. Non so quanto siano cresciuti, se credono che li abbia abbandonati, se sono arrivati a odiarmi. Qui in Spagna sono vittima di un’autentica campagna mediatica di diffamazione”. A parlare è Francesco Arcuri, originario di Genova, il padre “maltrattatore” venuto dalla Sardegna dove vive, per ricontrare i piccoli Gabriel e Daniel, di 11 e 3 anni. Un Tribunale di primo grado aveva fissato per mercoledì alle 16,30 la data e l’ora in cui la madre dei bambini, Juana Rivas, di Maracena (Granada) avrebbe dovuto consegnarglieli, in esecuzione di una condanna per sottrazione di minori, perché Arcuri li riportasse “dove ha la sua residenza abituale”, sull’isola di Carloforte, in Sardegna. Ma Juana, che alla vigilia aveva denunciato fra le lacrime la sua ferma determinazione di proteggere i figli dal suo ex convivente, condannato nel 2009 per maltrattamenti e da lei denunciato di nuovo nel luglio dell’anno scorso per lo stesso reato, non si è presentata. E da allora ha fatto perdere le tracce, assieme ai bambini.
 
“La sua storia non può lasciare indifferenti nessuno. Il suo pianto sconsolato per dover consegnare i figli a un padre dal quale è scappata hanno suscitato la solidarietà dei vicini e scatenato una campagna in suo favore”, annota l’editoriale odierno de El Pais, il principale quotidiano spagnolo. Da martedì sera, l’ultima volta in cui Juana ha avuto contatti con la sua consulente legale, Pachi Granados, assessore all’Uguaglianza e responsabile del Centro della Donna di Maracena, la madre è sparita con i bambini, rischiando una condanna per sequestro di minori, dopo aver rifiutato di eseguire la sentenza giudiziaria che la obbligava a consegnarli al padre.

“Está en mi casa’, E’ a casa mia; ‘Yo tambien soy Juana’, anch’io sono Juana. Maracena, la cittadina, a dieci minuti da Granada, nel sud della Spagna, si è risvegliata stamattina con manifesti che tappezzavano case e negozi, in segno di solidarietà con Juana. Una nuova manifestazione, alla quale hanno partecipato donne provenienti da tutta la penisola, ha percorso oggi il centro di Granada: “Farei lo stesso per proteggere i miei figli. La causa di Juana è quella delle tante Juana e coincide con un momento storico per la Spagna nella lotta alla violenza di genere”, sono alcuni delle centinaia di messaggi di solidarietà inviati da partiti politici, istituzione e personalità dell’intero Paese. Solo una settimana fa tutti i partiti hanno ratificato il patto di Stato per sradicare la violenza intra familiare, con 200 misure per migliorare la normativa vigente approvata 13 anni fa dal governo Zapatero, a protezione di donne e minori, che non è riuscita a frenare la strage domestica. “Tutto il mio appoggio a Juana Rivas, per proteggere i figli. Anche i bambini sono vittime della violenza machista”, ha twittato la governatrice dell’Andalusia  Susana Diaz, che ha garantito assistenza giuridica alla madre. E sulla vicenda è intervenuto oggi perfino il premier conservatore Mariano Rajoy, spezzando una lancia a favore di Juana: “Bisogna mettersi nei panni di questa madre che è andata in Italia, è stata aggredita due volte e suo marito è stato condannato in tribunale. Queste persone bisogna comprenderle e assisterle, tutto il resto viene dopo”, ha assicurato il premier.

“Sono stato condannato senza processo e senza appello, quando l’unico a essere aggredito sono stato io”, racconta a Il Mattino con un filo di voce al telefono da Granada Francesco Arcuri. Ci tiene a dare la sua versione dei fatti. Evidenzia che “l’affidamento esclusivo dei minori” alla sua potestà  “è solo temporaneo e con Juana possiamo chiedere l’affido congiunto”. Giura di non avere “nessuna intenzione di strappare i bambini alla madre”. E ricorda che l’affido dei figli a lui, “è stato deciso dallo stesso tribunale di Granada" che nel 2009 lo condannò per lesioni in ambito familiare. La sua versione è ovviamente molto diversa da quella di Juana. L’incontro fra loro avvenne nel 2005 a Londra, dove lei studiava inglese e intanto lavorava come cameriera. L’innamoramento, la convivenza e, un anno dopo, la nascita del primogenito Gabriel. “Decidemmo che sarebbe stato meglio che nascesse in Spagna e da allora abbiamo sempre vissuto a cavallo fra Granada e l’Italia, sull’isola di Carloforte, dove andammo a vivere felici e contenti. Ci trasferimmo là definitivamente dopo la nascita di Daniel, il più piccolo”, ricorda Arcuri, che gestisce una struttura di B&B. Quanto alla condanna del 2009 per lesioni, dà la sua versione: “Vivevamo a Granada, dove Juana aveva aperto un piccolo negozio di alimentazione ecologica. I litigi erano frequenti, perché lei era sempre via di notte. Io badavo al bambino, lo accompagnavo a scuola e preparavo da mangiare. Una notte al suo rientro, puzzava parecchio di alcol e le dissi di andare a dormire in un’altra stanza, per non svegliare Gabriel, che dormiva nel nostro letto. Mi prese a schiaffi. E il pomeriggio dopo mi avvicinarono due agenti, mentre ero col bambini al parco, per notificarmi la denuncia per maltrattamenti. Mi portarono via, mentre Gabriel piangeva, fu uno strazio”.
 
A suo dire, dopo l’ordine di allontanamento reciproco dettato come misura di prevenzione, Arcuri avrebbe ammesso la colpa in tribunale, "pur essendo innocente, per poter vedere il bambino”. La condanna con pena sospesa, poi la riconciliazione della coppia, la successiva nascita del secondogenito. Ma i problemi fra i due conviventi sono andati in crescendo. L’ultima denuncia per maltrattamenti? “E’ stata presentata a luglio dell’anno scorso da Juana, due mesi dopo che era andata con i bambini in Spagna, per le vacanze di Pasqua. Di settimana in settimana ha rinviato il rientro, fino a quando mi ha comunicato che non sarebbe più tornata. Penso che la denuncia sia stata archiviata, perché non ho ricevuto più notizia”. Nel frattempo, le conversazioni del padre con i figli via Skipe o per telefono sono state diradate sempre di più. “Juana mi ha impedito di parlare con loro. Il più piccolo mi diceva: yo quiero casa con papi, uno strazio, mi si è spezzato il cuore”.  Ma, intanto, la denuncia presentata da Arcuri nei confronti della madre per sottrazione di minori, ha fatto il suo corso. E, dopo l’istruttoria e la perizia psicologica sui bambini, il 14 dicembre scorso la sentenza che ordinava il rientro dei minori nella casa paterna. “Ed è quanto è cominciata sui media una campagna di diffamazione contro di me”, assicura Arcuri.
 
Una situazione dolorosa e delicata, in cui dovrebbe prevalere l’interesse dei minori. E che, peraltro, si complica con il passare delle ore, dopo che l’avvocato del padre ha presentato alla terza sezione del tribunale di Granada un esposto in cui sollecita “misure urgenti di protezione dei bambini” – incluso l’arresto della madre - perché possono trovarsi “in una situazione di rischio”. L’esposto fa riferimento alla possibile commissione di reati contro l’amministrazione della giustizia, eventuale sequestro di minori e alla “violenza psicologica abituale” sia contro il padre che contro i figli. Per cui, si richiede un ordine di arresto internazionale per la donna, “in stato psicologico di squilibrio emotivo” e i cui comportamenti “sono imprevedibili e possono dirigersi contro i minori”. Il giudice di primo grado - che ha ricevuto anche un esposto dei legali di Juana Rivas in cui la donna si oppone all’esecuzione della sentenza - ha  però negato oggi le misure cautelari sollecitate dall'uomo, senza che siano state previamente ascoltate le parti. E ha trasferito il fascicolo al Tribunale per l’istruzione della causa in ambito penale, che dovrà accertare la sussistenza di eventuali reati penali.
Venerdì 28 Luglio 2017, 20:14 - Ultimo aggiornamento: 28-07-2017 20:14
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