Berlusconi chiama gli alleati: «Il centrodestra sia unito, solo così si vince in Sicilia»

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di Nando Santonastaso

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Presidente Berlusconi, partiamo dal nodo alleanze per la Sicilia. La Meloni accetta l’apertura ad Alfano a patto che lui rinunci al simbolo. Alfano certamente non può accettare una simile condizione. Che dice il Cavaliere ad Alfano e alla Meloni?
«Faccio solo un appello, che mi pare essenziale. Pensiamo al bene della Sicilia e al futuro dei siciliani. Il teatrino della politica, le tattiche, le schermaglie vengono molto dopo. Come diceva De Gaulle, “l’intendance suit”. Io per la Sicilia ho un sogno: che si componga un centro-destra coerente e inclusivo, fatto di persone capaci di rappresentare lo scontento, la rabbia, la voglia di cambiamento che avverto sempre più forti, anche e soprattutto nell’isola, e di tradurle in una prospettiva di governo seria, non una serie di slogan vuoti come fanno i grillini, ma un progetto che in cinque anni trasformi il volto di questa terra bellissima e difficile. Le nostre probabilità di successo in Sicilia dipendono da questo, non da una formula o dall’altra».

Ma che importanza dà al voto in Sicilia, in vista delle politiche? Può essere il trampolino per una rincorsa del centrodestra. E se è così, il candidato unico del centrodestra sarà Musumeci o Armao? Oppure un terzo che metta insieme tutti?
«Sinceramente trovo offensivo per i siciliani considerare le loro elezioni regionali come una semplice prova generale delle elezioni politiche. Quella di Palazzo d’Orleans è una delle più antiche e nobili istituzioni parlamentari d’Europa. Ha poteri molto vasti grazie anche allo Statuto Speciale. Può fare molto per la Sicilia e i siciliani. In tutte le elezioni locali, ma in quelle siciliane più delle altre, gli elettori sceglieranno in base a questioni e su contenuti regionali. Voteranno chi li convincerà di poter fare qualcosa di buono per loro. È giusto che sia così: l’epoca del voto ideologico è finita. Quindi – se ovviamente faccio il tifo per il centro-destra, e sono convinto che vinceremo – mi guardo bene dal sopravvalutare la portata nazionale del voto siciliano. Sono contento invece che il centro-destra abbia la possibilità di scegliere fra più candidati di altissimo livello. Sceglieremo alla fine chi ha più possibilità non solo di vincere ma di ben governare per i prossimi cinque anni».

La legge elettorale sembra essere il punto chiave della questione: la Meloni sostiene che anche dentro Forza Italia si fa strada un pensiero maggioritario. Cavaliere, sta cambiando idea dopo aver visto i sondaggi che proiettano la coalizione di centrodestra unita al 40%?
«Io credo che sia del tutto legittimo preferire un sistema elettorale ad un altro. L’importante è non scegliere il sistema elettorale in base alle proprie convenienze immediate. La legge elettorale dovrebbe essere una legge di sistema, destinata a durare nel tempo. Dal 1948 al 1992 in Italia si è votato con la stessa legge, pur in situazioni politiche molto diverse. Quindi discutiamo pure dei diversi modelli, ma senza farci condizionare da quello che può sembrare un interesse immediato. Com’è noto, noi siamo favorevoli a un sistema proporzionale, l’unico che consenta davvero agli italiani, dopo quattro governi non scelti dagli elettori, di decidere da chi vogliono essere rappresentati e governati».

Renzi sembra orientato a tener duro sul premio di lista. Ci sono margini per ragionare con il segretario del Pd?
«Sarebbe gravissimo, e non voglio neppure prendere in considerazione l’ipotesi, che gli appelli del Capo dello Stato a modificare la legge elettorale in vigore, una legge disomogenea e contraddittoria fra Camera e Senato, cadessero nel vuoto. I quattro maggiori partiti avevano trovato un buon accordo alla Camera su un sistema di tipo tedesco, che è il sistema elettorale che ha consentito alla Germania non solo di passare da paese distrutto e umiliato dalla guerra a massima potenza economica e politica europea, ma anche di assorbire i territori orientali, e quindi risolvere la “questione meridionale” della Germania, in soli vent’anni. Renzi ha detto più volte di voler modificare la legge elettorale in accordo con Grillo e Berlusconi. Lo prendo in parola. Su quella legge, prima di un incidente parlamentare su una questione minore, c’era l’accordo di Grillo, Berlusconi, Salvini e ovviamente Renzi. L’abbiamo votata insieme in commissione. Non vedo perché non si possa ripartire da lì. Se non accadesse qualcuno dovrebbe spiegarci che cos’è cambiato. Perché ciò che andava bene a maggio non vada più bene a settembre».

Parliamo di Sud, presidente. Il Mezzogiorno sembra avere rivisto la luce dopo la durissima recessione degli ultimi sette anni: lo pensa anche lei?
«Mi piacerebbe fosse così. Alcuni segnali di ripresa ci sono, ma dovuti a fattori, diciamo così, esogeni che hanno poco a che fare con l’azione della politica e delle amministrazioni. Se è aumentato il turismo, per intenderci, non è dovuto al miglioramento delle reti infrastrutturali ma alla destabilizzazione del mediterraneo e in particolare del nord Africa, che ha reso per i turisti, italiani e stranieri, il nostro Mezzogiorno una meta più attrattiva e sicura rispetto ai paesi a rischio terrorismo. Detto questo, i segnali di ripresa non sono “strutturali” e appaiono troppo timidi e contraddittori per avere effetto sulla vita reale delle persone». 

Insomma, la crisi dice lei, non è finita.
«Come sa, sono un ottimista che confida nella tenacia degli italiani e non amo la retorica catastrofista tipica di certa sinistra e di giornali e intellettuali che suonano la grancassa del piagnisteo, ma i dati di realtà sono innegabili: moltissimi italiani, soprattutto al Sud, vivono in una condizione di grave difficoltà. Penso a coloro che hanno perso il lavoro, agli anziani che vivono con pensioni drammaticamente insufficienti, ma soprattutto ai giovani che non trovano un’occupazione. La disoccupazione giovanile in Italia è un grave problema, ma al Sud è una tragedia sociale».

C’è chi parla di gattopardismo. Tutto cambia, ma il Sud resta sempre il problema nazionale. È così?
«Attenzione agli stereotipi. Come le dicevo io non credo all’immagine, costruita dai professionisti del Meridionalismo piagnone di un Sud tutto povero, tutto arretrato, tutto in mano alla mala vita. Una sorta di incrocio tra “Cristo si è fermato a Eboli” e “il Padrino”. Il problema è innanzitutto politico: uso distorto della spesa pubblica, burocrazia smodata e costosa come effetto del titolo V, una classe dirigente che usa male i fondi europei e non promuove adeguatamente lo spirito di impresa».

Dunque?
«Dunque tutto questo crea ancora una Italia a due velocità e rende lecito, a centocinquant’anni dall’Unità Nazionale, parlare di una “questione meridionale”, anzi di una nuova “questione meridionale”. Ed è addirittura clamoroso il fatto che questa nuova “questione meridionale” sia scomparsa dall’agenda politica della sinistra al governo».

Analizziamo qualche dato. La crescita dell’industria del Sud, certificata da Istat, Svimez e Confindustria, non ha però garantito finora un’adeguata risposta in termini occupazionali: perché, secondo lei?
«Perchè la crescita è troppo debole per avere un effetto significativo sull’occupazione. Secondo gli economisti questo effetto si comincia a vedere quando si cresce al di sopra del 2% l’anno. È un tasso di crescita che l’Europa dopo la crisi degli anni scorsi ha raggiunto e superato da tempo, ma dal quale l’intera Italia, non solo il mezzogiorno, è ancora lontanissima».

Lei che propone?
«Per arrivare a quel tasso di crescita sono necessari interventi radicali, io li definisco rivoluzionari, sul piano fiscale, su quello delle infrastrutture, della burocrazia, del funzionamento della giustizia. Oggi fare impresa nel Sud è un atto quasi eroico, per lo svantaggio competitivo che un imprenditore deve affrontare rispetto ai suoi colleghi e ai suoi concorrenti del resto dell’Italia e degli altri paesi europei. È la prima situazione da cambiare, se vogliamo che finalmente non si debba più parlare del Sud come di un “problema”».

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Domenica 13 Agosto 2017, 09:41 - Ultimo aggiornamento: 13-08-2017 17:38
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