Meloni all'Intervista: «La premiership del centrodestra deve essere scelta dal basso come le primarie»

«Sono sempre solidale con chi riceve minacce, ciò non toglie che la legge Fiano sia ridicola. Il fascismo è finito 70 anni fa, l'integralismo miete vittime oggi». Lo dice Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, ospite dell'intervista di Maria Latella su Sky Tg 24.

«Sono arrivata in Aula -ricorda Meloni- proponendo di sostituire il ddl Fiano con la nostra proposta di legge sul reato di integralismo islamico, che oggi miete delle vittime, e su questo non abbiamo avuto solidarietà. Io sono nata nel 1977 e sono stata tacciata di fascismo decine di volte e non ha mai fatto propaganda fascista. Il fascismo è quel fantoccio dietro il quale la sinistra si è sempre nascosta quando non aveva niente da dire. Che cosa vuol dire limitare la propaganda fascista nell'Italia del 2017 e chi decide cosa sia fascismo cosa e cosa no? Che la legge Fiano serva nel tempo a limitare la libertà d'espressione? Tentare di bloccare le opinioni sappiamo da dove inizia non sappiamo dove ci porta».

«Non ho telefonato» a Matteo Salvini, per esprimergli solidarietà dopo il sequestro dei conti della Lega, «approfitto per dargliela adesso», ma «siamo alleati, siamo amici, non abbiamo bisogno di queste formalità». «Rimango sempre un po' preoccupata quando si limita l'agibilità dei partiti politici - sottolinea Meloni - Anche se non conosco benissimo i contorni della vicenda, però so che la responsabilità penale è personale. Se c'è qualcuno che si è appropriato indebitamente di fondi, la Lega sarebbe parte lesa, quindi che la Lega si sia costituita parte civile oppure no contro Bossi, non credo che debba essere la Lega a ripagare. Il contorno della vicenda è un pò curioso».

La vicenda Consip «non si può dire che sia un complotto», se «l'ha creata un uomo scelto da Renzi».
«A Matteo Renzi - sottolinea Meloni - bisognerebbe ricordare che la vicenda Consip nacque dal capo di Consip scelto da Matteo Renzi: questo signor Marroni sostanzialmente ad un certo punto si è messo a dire di aver ricevuto pressioni dagli altri uomini di Renzi. Quindi delle due l'una: o lui ha sbagliato a scegliere il vertice di Consip, ed è un problema, perchè ci ha messo un pazzo; oppure questa persona non è un pazzo e dice la verità e quindi c'è un problema comunque».

«Laura Boldrini è sicuramente, come purtroppo ogni politico, oggetto di tanto odio sul web, ma io sono oggetto di molto più odio della Boldrini e nessuno si scandalizza, perchè purtroppo c'è sempre l'utilizzo di due pesi e due misure: se viene insultato chi sta a destra è normale, perchè è fascista, insultiamolo pure, è giusto che sia così; invece per gli altri c'è solidarietà». «Non ho problemi - aggiunge - a esprimere solidarietà alla presidente Boldrini e a tutti quelli che vengono insultati, anche se, a differenza della presidente Boldrini, non ritengo che si debbano fare leggi per sanzionare, perchè sono contraria ai reati di opinione».

Meloni interviene poi sulla decisione di Facebook di bloccare il video in cui, parlando di patrioti, viene presentata la manifestazione Atreju, dove «abbiamo dato qualche lezione di democrazia: fummo i primi ad invitare Fausto Bertinotti in un dibattito con l'allora presidente di Alleanza nazionale». «Facebook è un grande ibrido di questo tempo e il problema andrà affrontato, perchè è uno dei più grandi media attualmente esistenti, ma non rientra in alcuna delle normative a cui sottostanno i grandi media. Fui bloccata da Facebook tempo fa, perchè avevo citato la parola zingaro, che non è un termine offensivo, come definisce lo Zingarelli. Tempo dopo sono incappata in una pagina Facebook il cui titolo era una bestemmia e l'ho segnalato a Facebook», che «mi ha risposto questa pagina corrisponde a criteri della nostra comunità. Caro Zuckerberg - conclude Meloni - i criteri della tua comunità non sono i miei».


La scelta della premiership del centrodestra deve passare attraverso «un metodo di selezione dal basso» come le primarie. «Immagino che con uno strumento di selezione dal basso difficilmente la spunterebbe Tajani, che è rimasto sostanzialmente unico in Europa a difendere questa Unione europea, neanche Juncker forse la difende».

Sulla vicenda dello stupro di Rimini dell'agosto scorso, la domanda rivolta alla presidente della Camera, Laura Boldrini, «non era un insulto. Ho fatto una domanda politica alla presidente della Camera».
«Perché - spiega - se la presidente della Camera, che è una paladina dei diritti delle donne, della lotta contro la violenza sulle donne, di fronte a quel fatto così efferato e che chiaramente aveva anche una proiezione internazionale essendo le due vittime polacche, lei che è la terza carica dello Stato davvero non ha avuto niente da dire su questo?».  

«Io - conclude Meloni - ritengo che non abbia detto niente su questo per il corto circuito di una sinistra che da una parte deve difendere l'immigrazione incontrollata (ci sono responsabilità dello Stato italiano sulla presenza di tre di quelle quattro persone che hanno stuprato i due ragazzi polacchi) e da una parte vorrebbe difendere le donne aggredite, ma non la fa più se lo stupratore diventa uno straniero. Francamente questo è intollerabile ed è tornata sull'argomento dopo che io le avevo chiesto se non avesse nulla da dire, ma fino allora si era tenuta bene in silenzio. Io pongo un tema politico ma non insulto mai nessuno».

«Sono una grandissima amante degli animali, ho rispetto per Michela Brambilla, ma in un'Italia in cui non ci si occupa neanche delle persone, immaginare che ci sia un partito che si occupa solo degli animali mi sembra un po' riduttivo».

Per scegliere la premiership del centrodestra «serve un metodo di selezione che parta dal basso. Se così fosse difficilmente la spunterebbe Tajani, che è rimasto sostanzialmente l'unico in Europa a difendere questa Unione europea. Oggi neanche Juncker forse la difende». Ha detto la Meloni rispondendo proprio ad una domanda sulla possibilità di vedere Tajani leader di una coalizione di centrodestra.

«In teoria Berlusconi non si può candidare secondo le leggi dello Stato italiano, per me si può candidare sempre, dipende dalle norme dello Stato. Se Forza Italia decide di candidarlo» con riserva «che problema c'è?»

Un immigrato può diventare italiano «quando sta dieci anni in Italia come dice oggi la legge sulla cittadinanza, oppure per trasmissione dai propri genitori, come dice oggi la legge sulla cittadinanza. Stiamo facendo questa discussione surreale sullo ius soli, perchè nel 2016 l'Italia è stata la seconda nazione d'Europa per numero di concessione delle cittadinanze: ha concesso 202mila nuove cittadinanze a fronte di 470mila bambini nati. Il 40% di queste nuove cittadinanze è dedicato ai minori».  L'attuale normativa, aggiunge, «è una legge buona, molto, molto aperta. L'obiettivo dello ius soli non è dare la cittadinanza a questi bambini, è quello di dimezzare gli anni per cittadinanza e di fare prima delle elezioni politiche 800mila nuovi cittadini. Dicono che gli immigrati fanno dei lavori che gli italiani non vogliono fare, tra questi c'è sicuramente quello di votare Pd».


 
Domenica 17 Settembre 2017, 15:59 - Ultimo aggiornamento: 19-09-2017 10:34
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