Soldi e cariche: cosa c'è
dietro l'ultimo ribaltone di Grillo

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di Alessandra Chello

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Ribaltone Grillo. Stavolta la svolta è di quelle vistose. Il gran burattinaio dei pentastellati vuole il divorzio da Farage. E bussa alla porta del gruppo Alde, l'Alleanza dei liberali e democratici d'Europa, tempio del filo europeismo più tradizionale. In Europa i rapporti tra il Movimento 5 Stelle e l'Ukip, il partito di ultra destra con cui i grillini hanno stretto alleanza, erano tesi da tempo anche a causa del rinnovo delle cariche scadute a dicembre. Ora va in scena l'addio. 

Le frizioni, le incomprensioni tra Ukip e Movimento risalgono all’epoca del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Sei-sette mesi di altalene: prima con alcune promesse degli inglesi (sui ruoli e il peso all’interno del gruppo in vista dell’abbandono dell’Europa) venute poi meno, poi proprio con frizioni reciproche su atteggiamenti e cariche da ridistribuire a metà della legislatura. Uno stallo che ha portato già a fine settembre all’avvio di alcune trattative.

Il gruppo dei falchi, però, preme per un voto di protesta, c’è chi opta per finire tra i non iscritti a nessun gruppo. Ma il nodo  economico stringe. Sì, perché finire tra i non iscritti significherebbe perdere buona parte dei «fondi 400» destinati ai gruppi («circa la metà», dicono fonti interne al Movimento). Si tratta di una cifra di circa 40mila euro all’anno per ogni parlamentare, un tesoretto di circa 680mila euro usati dai pentastellati anche per finanziare attività sul territorio. Un passo che potrebbe mettere in difficoltà i Cinque Stelle. Intanto, però, il post di ieri ha messo a nudo quanto sia frastagliato il panorama degli europarlamentari. 

 
Lunedì 9 Gennaio 2017, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 09-01-2017 13:01
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