Il tempo è scaduto, scattano i vitalizi: pensione garantita ai parlamentari

di Diodato Pirone

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Roma. Il conto alla rovescia oggi segnerà meno quattro. Mancano quattro giorni quattro, infatti, all'alba di venerdì 15 settembre, ovvero alla data distante quattro anni sei mesi e un giorno dall'avvio della legislatura che - come da legge di riforma dei vitalizi approvata nel 2011 - garantisce la pensione ai parlamentari alla prima legislatura.
Va detto subito che si tratterà di pensione de facto e non di vitalizio perché calcolata sulla base dei contributi effettivamente versati (come accade a tutti gli italiani) e perché scatterà non prima dei 65 anni, che però possono diventare 60 in caso di rielezione per almeno altri, fatidici, 4 anni 6 mesi e un giorno.

Resta il fatto che una delle ragioni non scritte per cui dopo il referendum del 4 dicembre 2016 non sono scattate le elezioni anticipate è stata proprio la necessità (dei parlamentari) di arrivare al 15 settembre 2017 per «aver diritto» alla pensione pagata da Montecitorio o Palazzo Madama. Un diritto di «massa». Perché stavolta l'onore della prima legislatura non era riservato alla solita pattuglia di ragazzini che entravano in Parlamento ad ogni rinnovo. No. Nelle elezioni del 2013 ci fu un rinnovamento gigantesco degli eletti in Parlamento tanto che i deputati e i senatori alla prima esperienza (e dunque fatalmente interessati a tagliare il traguardo del 15 settembre) sono ben 608 su 945, praticamente due su tre.

Per i 608, se la legislatura fosse finita prima, oltre al danno sarebbe scattata anche la beffa. Infatti non solo non avrebbero ricevuto la pensione ma avrebbero anche perso i contributi versati destinati a rimanere per sempre nelle casse delle due Camere. E si tratta di belle cifrette perché i parlamentari (così come tutti i lavoratori italiani) accantonano ogni mese un terzo circa della loro paga per vedersela restituire come pensione. Ogni deputato versa di proprio più o meno 1.000 euro al mese (cui si aggiungono i versamenti del datore di lavoro, Camera o Senato). Dunque il calcolo è facile: le elezioni anticipate sarebbero state un salasso per i 608 che, se si fosse votato a maggio o giugno di quest'anno, avrebbero visto andare in fumo circa 40.000 euro di versamenti previdenziali già pagati di tasca propria.

In Parlamento la possibile perdita del lauto gruzzolo previdenziale resta un tema scottante. La beffa è uno spettro reale per una ventina di deputati e senatori che, anni dopo l'avvio della legislatura, sono subentrati a colleghi dimissionari o chiamati ad altri incarichi. Costoro non raggiungeranno mai i quattro anni e mezzo di soglia minima per la pensione e c'è da scommettere che si stanno adoperando almeno per evitare di bruciare i loro contributi.
Fra i 608 che il 15 settembre potranno brindare si contano tra gli altri tutti i 154 eletti con il Movimento 5 Stelle (che ora sono scesi a quota 123 poiché una trentina sono stati espulsi o hanno cambiato casacca), oltre 200 parlamentari eletti col Pd e una quarantina dei 54 eletti di quella che fu Scelta Civica.
Quanto otterranno a 65 anni coloro - la grande maggioranza - che non saranno rieletti nel 2018? La cifra dovrebbe aggirarsi sui 1.000-1.100 euro al mese che in molti casi si aggiungeranno ad altre rendite previdenziali dovute ad altri lavori.

Sempre che la legge che nel 2011 abolì i vitalizi parlamentari per il futuro e introdusse il calcolo contributivo per gli onorevoli (dal 2012) nel frattempo non cambi. Nei prossimi giorni, in Senato, si riaprirà la discussione sulla legge del deputato Pd Matteo Richetti, approvata a luglio dalla Camera, che intende ricalcolare con il contributivo anche i 2.600 vecchi vitalizi oggi in pagamento e che per i futuri pensionati ex parlamentari impedirebbe di ottenere la pensione a 60 anni se rieletti. La legge Richetti - al centro di una rissa da marketing politico che poco ha a che fare con i suoi contenuti - probabilmente sarà modificata e dovrà tornare alla Camera.
 
Lunedì 11 Settembre 2017, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 11-09-2017 19:17

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5 di 15 commenti presenti
2017-09-15 11:19:45
Questa poi...IL TALENTO SI PAGA !! Per favore c'e ne puoi dimostrare un po ??
2017-09-11 19:44:27
il talento si paga. (punto)
2017-09-11 20:20:44
Si...e allora pagali di tasca tua!
2017-09-11 18:10:25
Intanto chiedo scusa se per la fretta hofatto un sacco di errori di battitura! penso che il commento sia lo stesso comprensibile. Il riferimento ai telegiornalisti era solo un equivalente di "spreco". Perchè ai vari Fazio si devono dare milioni e ai parlamentari (che piaccia o meno rappresentano la nazione e formalmente sono espressione della scelta degli elettori, si discute di importi che non sono certo esagerati? penso che il problema sia non tanto pagarli poco o ridurre il loro vitalizio, quanto potergli scegliere bravi! Un po' come si sceglie il chirurgo da cui farsi operare: lo scegli perchè costa poco ma è onesto o perchè è bravo ma costoso? Io opto per la seconda scelta. Ripeto: non è che voglio difendere una categoria i cui rappresentanti attuali sono vergognosi sia per ignoranza che per farabuttaggine; voglio sottolineare come questa campagna rischia di danenggiare l'istituzione parlamento e quindi il sistema democratico raprpesentativo, la cui alternativa è un sistema oligarchico gestito da pochi. Dovremmo lottare per poter tornare a scegliere noi i parlamentari, almeno risponderebbero a noi cittadini e non ai loro capibastone.
2017-09-11 17:06:24
Che noia questa storia del "populismo". Ogni volta che qualcuno sgradito all'establishmenti vince le elezioni, i giornaloni innestano il pilota automatico e gli danno del "populista". E' un modo puerile , stantio e ridicolo per esorcizzare i problemi lanciando allarmi che non raccoglie nessuno, auspicando mobilitazioni cui non partecipa nessuno, agitando spauracchi che non spaventano nessuno. Come negli anni '70, quando chiunque dissentisse dal pensiero unico sinistrorso era un "fascista". Ora è populista la destra di Marine Le Pen che vince le regionali francesi nanizzando i noti giganti Sarkozy e Hollande, che con il loro malgoverno le hanno servito la Francia su un piatto d'argento. Populiste sono le sinistre Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, che osano vincere le elezioni contestando le politiche della Troika Ue e dei governi nazionali sottostanti. Populisti sono, ci mancherebbe, i nostri 5Stelle perchè si dicono alternativi alla destra, al centro e alla sinistra che ci hanno amministrati così bene in questi ultimi 20 anni e piu'. Ciò che si comprende si tenta di cancellarlo con slogan squalificanti e si allestiscono innaturali ammucchiate destra-centro-sinistra (larghe intese e Nazareni in Italia, union sacree, gollisti-socialisti in Francia) senza accorgersi di fare il gioco del nemico, che infatti ci marcia. La verità è che i partiti e i movimenti cosiddetti "populisti", giusti o sbagliati che siano i loro programmi, sono semplicemente "popolari". Prendono voti intorno a un'idea diversa di politica che nessuno sa se riusciranno a realizzare, ma che molti vogliono comunque provare. stanchi di chi rumina e riciccia sempre le stesse ricette fallite e strafallite. Ricette che, fra l'altro, sono altrettanto o addirittura più populiste dei populismi che dovrebbero combattere. Che cos'è, infatti il populismo, se non il far balenare continuamente al popolo un futuro radioso con soluzioni tanto accattivanti quanto impraticabili? L'Italia, salvo brevi parentesi di serietà (il quinquennio degasperiano) è sempre stata governata da populisti.

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