Manifesto contro il voto di scambio
tra i grillini firma solo 1 eletto su 5

Primato negativo in Campania, solo il 16% dei parlamentari ha sottoscritto l'appello di Libera. Nel casertano nessuna adesione, firmano solo Capacchione e Picierno
di Adolfo Pappalardo
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E i moralizzatori grillini? Non dovrebbero aver firmato tutti l’appello anticorruzione lanciato da don Luigi Ciotti? Ma poi la voteranno la legge se proposta dal centrosinistra? Si vedrà.

Ma qualche spiraglio si apre se ieri il senatore grillino salernitano Andrea Cioffi sul suo profilo fb, riferendosi al voto di sabato per votare il presidente di palazzo Madama tra Grasso e Schifani, spiega: «Ci hanno chiesto di scegliere (scusate il paragone lo uso solo per semplificare) tra Gesù e Barabba (con qualcuno che faceva la parte di Ponzio Pilato). È stato un momento difficile e forse ricapiterà...».

Per ora un passo indietro e torniamo all’appello-manifesto lanciato da Libera e dal gruppo Abele in cui si chiede al Parlamento di legiferare, entro i primi cento giorni, nuove norme contro la corruzione e il voto di scambio politico-mafioso. Norme più stringenti, è chiaro. E viene chiesto, inoltre, ai firmatari di rendere pubbliche, subito prima che scatti l’obbligo come impone il loro mandato, le loro dichiarazioni dei redditi. Per ora ci sono le firme di 70 senatori e 201 deputati.

Uno schieramento eterogeneo in cui t’aspetti i grillini a fare i primi della classe vista la loro storica battaglia sulla trasparenza. Macché. Perché a parte 4 deputati pdl (tra cui la campana Nunzia De Girolamo), la pattuglia più corposa (in termini percentuali) è quella di Sel (33 su 43), seguita da Pd (178 su 410) e poi grillini (appena 33 su 165). Numeri e percentuali visibili su riparteilfuturo.it dove ci sono firme e redditi dei 271 parlamentari che hanno assunto l'impegno da attuarsi antro i primi 100 giorni della legislatura. Però, però, l'analisi dei dati riserva qualche sorpresa: Vito Crimi, capogruppo grillino al senato, assistente giudiziario presso la Corte di appello di Brescia, è tra i firmatari.

Ma è anche un duro e puro dell'ortodossia grillino. E come farà ad approvare la legge se proposta dal Pd? Non solo. Altri parlamentari M5S hanno aderito alla piattaforma solo parzialmente. Cioè, hanno messo in rete la dichiarazione dei redditi (autocertificazione, nella maggior parte dei casi) e lo stato patrimoniale ma non hanno chiesto l'approvazione della legge anticorruzione. Particolarissima la situazione in Campania che t’aspetti sia in prima linea in questa battaglia. Macché.

Solo il 16,1 degli eletti in regione ha firmato. Una media bassissima se in Sardegna sono arrivati al 46,2, in Sicilia e Lazio al 33,3. Anche la Calabria ha fatto meglio con il 19,2. Peggio in Italia solo l’Abruzzo. Eppure la Campania, basta guardare le inchieste giudiziarie degli ultimi mesi, di problemi di corruzione o voti di scambio ne avrebbe un po'. Epperò dal Pdl nessun firmatario tranne la De Girolamo mentre anche i grillini latitano. Nel collegio di Campania 1 ha firmato solo uno su 5 eletti (Luigi Gallo) e 3 su 4 in Campania 2: Angelo Tofalo e Girolamo Pisano da Salerno, Carlo Sibilia da Avellino. E al Senato? Un solo aderente su 5: Sergio Puglia. Nessun casertano, pure essendo stata eletta Vilma Moronese da Santa Maria Capua Vetere.

In terra di Gomorra, quindi, a firmare solo la senatrice Rosaria Capacchione e la deputata Pina Picierno. Da Avellino la giovane democrat Valentina Paris e per Sel ci sono Gennaro Migliore e Michele Ragosta. Stessa cosa per l'hinterland napoletano: non hanno aderito né Luigi Di Maio da Pomigliano d'Arco, né Salvatore Micillo da Giugliano, pure sostenuto dai ragazzi di Libera e impegnato sul fronte antirifiuti. Ma si sa, è la politica bellezza!
martedì 19 marzo 2013 - 12:59
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