Riforma del Senato, alta tensione:
scintille Grillo-Renzi

di Mario Ajello

ROMA. Hanno oscurato ormai tutti gli altri attori in campo. La sfida referendaria è a due, una sorta di incontro di boxe politico-costituzionale-elettorale tra Matteo Renzi e Beppe Grillo. Chi avrà la meglio? Nella colluttazione, com'è tipico dell'Italia partitica, finiscono anche le carte bollate. Oggetti contundenti a loro volta. Dunque il leader pentastellato annuncia una querela ai danni di Renzi perché «ha spacciato e sventolato una falsa scheda sull'elezione diretta dei senatori che non ci sarà affatto se passa il Sì. Una bufala. Una balla». E ancora Grillo, sul suo blog, mentre scalda i muscoli per il comizio torinese di stasera insieme alle due sindache grilline di Roma e di Torino: «Denunceremo penalmente Renzi per abuso della credulità popolare».

«Il problema», accusa Grillo, è che la scheda in questione «non esiste: è un falso. Non c'è neppure scritto facsimilè proprio perché non esiste un documento originale, ma viene spacciata come vera. Se non esiste nessuna legge elettorale per i senatori e la sua riforma dice che saranno votati dai consigli regionali, come può esistere una scheda per il Senato? - chiede il leader M5S - Da quando il Pd fa le schede elettorali per i cittadini di tutta Italia?» Renzi contrattacca sul punto direttamente negli studi di La7, dov'è ospite di 8 e mezzo. «L'abuso di credulità popolare non è più reato - è la tagliente replica del premier - è stato depenalizzato. Quelli del M5s frequentano poco il Parlamento e non lo sanno, ma questo è quello che salva Grillo dalle affermazioni sulle scie chimiche e sulle sirene nel Mediterraneo». Nella diretta Facebook #Matteorisponde, il premier entra anche nel merito delle accuse lanciate dal blog: «Vorrei in campagna elettorale il massimo della tranquillità - esordisce Renzi - senza polemiche. Rispondo nel merito: questa scheda i cittadini la potranno avere se passa la proposta Chiti. Potranno essercene altre ma alle prossime elezioni per il Senato comunque i cittadini voteranno con una scheda i senatori.

Dico con amicizia a M5s e Grillo: se vogliono andare in tribunale a denunciarmi facciano». Ma il presidente del Consiglio ha voluto ricordare al comico genovese anche il caso delle false firme dei grillini sulle liste elettorali per Palermo su cui è stata aperta un'inchiesta dalla magistratura: «Quelli del movimento 5 stelle mi vogliono denunciare? Facciano pure, io domani (oggi, ndr) starò a Palermo e loro conoscono la strada dove si trova la Procura». Grillo insiste: «Come dichiarato dal portavoce Toninelli - conferma il leader pentastellato - denunceremo penalmente Renzi per il reato di abuso della credulità popolare in merito alla falsa scheda elettorale del Senato che, ieri sera, ha mostrato pubblicamente. La banda degli onesti finisce con un falò dove vengono bruciate tutte le banconote false prodotte. La banda dei calamari finirà se tutti insieme il 4 dicembre diremo no», E Renzi reagisce sul merito della questione: «Quella che ho mostrato è la scheda che i cittadini potranno avere per l'elezione dei senatori, se passerà la riforma e se verrà approvata la proposta di legge elettorale di Vannino Chiti».

Conclusione del premier: «Le accuse di non democrazia sono, purtroppo per i grillini, false. Non è vero che togliamo il diritto di voto agli elettori, togliamo ai senatori un po' di burocrazia e stipendi». Ecco insomma come la campagna elettorale degli insulti e delle accuse virulente cerca di tenere fede fino alla fine al suo standard piuttosto hard. E in questo clima s'inseriscono anche le sentenze della Cassazione (ieri ha bocciato il ricorso del Codacons) e del Consiglio di Stato (ieri ha confermato la sentenza del Tar che ha bocciato il ricorso De Petris-Crimi sul quesito referendario). Grillo parla di molluschi: «De Luca, Renzi e Verdini formano la Banda dei calamari, delle famose fritture per convincere a votare Sì auspicate dal governatore campano De Luca. Renzi, il capobanda, vuole vincere il referendum a tutti i costi». Una delle maniere renziane per aggiudicarsi la partita è stata quella di cancellare il cosiddetto «combinato disposto» tra riforma costituzionale e Italicum. Il premier, ieri: «Sarà possibile fare una nuova legge elettorale in tre mesi. Con questa riforma qualsiasi legge elettorale funziona: proporzionale, maggioritario, Mattarellum, perfino il Porcellum. Comunque ne faremo una nuova e mi pare di capire che esista un'ampia maggioranza in Parlamento per cambiare l'Italicum». Sono gli ultimi colpi da ring. E domenica uno dei due, Beppe o Matteo, finirà ko.
Venerdì 2 Dicembre 2016, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2016 08:30
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