Bancarotta Ifil, nuovo
avviso per Piero De Luca

di Petronilla Carillo

Bancarotta fraudolenta. Fino allo scorso maggio era solo una contestazione «alternativa» a quella di appropriazione indebita nell’ambito di un’indagine preliminare il cui esito era legato a doppio filo al pronunciamento di fallimento di una società. Da ieri è il reato cardine sul quale poggia l’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato a Piero De Luca, il primogenito del governatore della Campania, e ad altre sette persone ritenute, a vario titolo, responsabili del fallimento della Ifil C&D srl, una società immobiliare che faceva «affari» sia con il Comune di Salerno sia con il Pastificio Amato.

Si conclude così una settimana nera per il governatore Vincenzo De Luca, iniziata con la diffusione delle intercettazioni telefoniche contenute nell’inchiesta su piazza della Libertà, l’opera da lui fortemente voluta a corredo del Crescent e per la quale è indagato per falso in atto pubblico. E non è finita qui. Perché ci sarebbe un altro avviso di conclusione delle indagini preliminari pronto alla firma in Procura e destinato a Vincenzo e Piero De Luca, padre e figlio: la contestazione, in questo caso, sarebbe di corruzione e riguarderebbe l’allestimento del palco e degli addobbi elettorali per uno dei comizi napoletani di De Luca quando, nel 2010, da sindaco di Salerno, si candidò per la prima volta alla presidenza della Regione Campania.
 
Sabato 20 Febbraio 2016, 08:46 - Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 23:28
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