«Ultima cena» con locandina gay
il quartiere insorge: «Vergognoso»

La locandina al centro delle polemiche
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di Giovanna Di Giorgio

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SALERNO - Sulla scrivania di don Nello Senatore c’è una pila di giornali parrocchiali freschi d’uscita. Impressa in fondo alla pagina campeggia l’Ultima cena. La comunità del Gesù Risorto si sta preparando alla Pasqua e l’opera di Leonardo da Vinci ne rappresenta un momento importante. Ma, svoltato l’angolo, lo stesso dipinto, rivisitato in chiave omosessuale, pubblicizza la serata gay del gruppo DiverCity, in programma stasera al Caffè Verdi. Un’antitesi che, al quartiere Arbostella, si cela dietro un’apparente routine. 

Il via vai di automobili è incessante. Così l’andirivieni di chi entra nel bar come ogni giorno. «Quale locandina?», domanda qualcuno. Ai tavolini c’è il solito movimento, malgrado la pioggia. E tutto scorre regolarmente. La posizione ufficiale il Caffè Verdi l’ha affidata a una nota: «La nostra attività è estranea alla comunicazione utilizzata per l’aperitivo del gruppo DiverCity di giovedì». Precisazione che, se era già arrivata dall’organizzatore dell’evento, Emanuele Avagliano, non è una presa di distanza. Anzi, è una rivendicazione della «totale libertà di espressione» di cui gode chi organizza eventi presso la struttura e una difesa di DiverCity: «Il gruppo collabora con noi in maniera costante e continuativa da due anni senza arrecare mai nessun problema e nessun danno». E ancora: «Caffè Verdi da anni è luogo di aggregazione, ritrovo, divertimento per l’intera movida salernitana e non solo. Rispettiamo la laicità e la libertà di espressione di tutti e di tutte. Le nostre porte sono sempre aperte a tutti, senza distinzione di razza, sesso o religione. Siamo per la politica dell’accoglienza a 360 gradi e senza riserva alcuna». Parole che, dopo il sostegno dell’Arcigay, piacciono ad Avagliano: «In queste ore di polemiche assurde e montate in una bolla d’aria, queste e altre parole a nostro favore rappresentano per noi una marcia in più per andare avanti e continuare a creare spazi liberi e aggreganti».

D’altro canto, quella di oggi non è la prima festa a tema: «Siamo abituati a questo tipo di serate – racconta un signore mentre sta per mettersi in auto – Le fanno ogni giovedì». La locandina, però, non convince: «Non è certo diffondendo vignette blasfeme che si lotta seriamente per i propri diritti», dice Gaetano. Una donna, con in mano album e figurine per i suoi bimbi, minimizza. Poi, incuriosita, guarda la foto dal giornale e cambia espressione: «Di pessimo gusto». Il punto è questo: non la serata in sé, ma la sua comunicazione. Aniello Salzano, ex sindaco di Salerno e residente nel quartiere, è chiaro: «Ognuno è libero di far quel che vuole però i principi religiosi, e non solo quelli cattolici, vanno difesi. Questo è un oltraggio alla religione». Qualcuno, per la strada, sorride e ci scherza, qualche altro fa spallucce. «Mi sembra una guerra tra fanatici» taglia corto Enzo. Mentre Gino Esposito, direttore artistico del Teatro Arbostella, va giù duro: «Sono per la libertà di opinione, ma usare la religione mi sembra blasfemo ed esagerato». E così pure il consigliere Giuseppe Zitarosa, anch’egli residente in zona: «Una caduta di stile». Eppure, non può certo definirsi un bigotto: un anno fa si distaccò dalla posizione del suo partito, Forza Italia, difendendo la decisione del Comune di patrocinare lo spettacolo Fa’afafine. Stavolta, però, storce il naso: «Hanno fatto un minestrone, la religione andava lasciata da parte». 
Giovedì 13 Aprile 2017, 07:58 - Ultimo aggiornamento: 13-04-2017 10:02
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