Mario all'asilo con la terapista
vinta la battaglia per l'integrazione

di Ivana Infantino

Asilo «Matteo Mari», dove l’integrazione fa scuola. Sarà una prima campanella speciale, quella di giovedì, per Mario, il bimbo di cinque anni, con una patologia cronica, che finalmente frequenterà il suo primo anno di asilo. Una battaglia, lunga e difficile, vinta grazie alla tenacia di una mamma e alla sensibilità del dirigente scolastico e sanitario che, insieme, hanno tracciato un percorso per consentire la frequenza al bimbo con tracheotomia. 
Un’iscrizione, la prima nell’intera provincia, che potrà fare da apripista per tanti bambini cosiddetti «cronici» costretti a stare a casa, vuoi per l’impreparazione delle scuole dell’infanzia vuoi perché la rassegnazione, in molti casi, ha preso il sopravvento. 

Ieri la riunione operativa, con la madre, per definire nel dettaglio lo svolgimento della giornata scolastica del nuovo alunno. Che frequenterà come i suoi coetanei, con il supporto di una terapista e di un infermiere (per un paio di ore), oltre che dell’insegnante di sostegno. A fare il punto sull’assistenza «su misura» la dirigente scolastica della Matteo Mari, Liliana dell’Isola, le due maestre, i medici Maria Carla Simoni e Gerardo Esposito per l’ufficio Adi (assistenza domiciliare integrata) dell’Asl Salerno, Paola Giuliano terapista della fondazione Filomena Gambardella, e gli assistenti sociali Ida Garippa e Antonella Ferrara.

Non nasconde una certa emozione la madre di Mario, Monica Auriemma, commossa per la sensibilità e la disponibilità dei rappresentanti della scuola come dell’Asl. «Siamo contentissimi – racconta - Mario potrà finalmente frequentare l’asilo come gli altri bambini grazie alla sensibilità di quanti hanno capito l’importanza della socializzazione per un bambino con disabilità». Un’integrazione che Asl e Comune di Salerno hanno voluto promuovere attraverso la creazione di un percorso, ora ben delineato, che può essere seguito da chiunque, costretto a fare i conti con malattie croniche, non voglia precludere al proprio figlio la possibilità di frequentare l’asilo. Perché quello di stare a contatto con i coetanei è un bisogno. Anzi una necessità. Come per Mario, con il professor Marco Piastra della terapia intensiva pediatrica (Tip) del Policlinico Gemelli di Roma - dove il bambino è stato in cura - che per primo ha segnalato l’importanza di frequentare la scuola (con una figura infermieristica) alla famiglia. Che si è subito attivata, riuscendo, dopo due anni di incontri, e scontri anche accesi, ad iscrivere il bambino all’asilo. Se per la scuola d’obbligo, infatti, le istituzioni tentennano di meno, non è lo stesso per la scuola dell’infanzia dove non sempre si trovano le condizioni e le giuste sensibilità per accogliere fra i propri iscritti anche bambini con disabilità. 
Mercoledì 13 Settembre 2017, 07:40 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2017 07:40
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