Monsignor Scarano condannato a due anni per calunnia, assolto dall'accusa di corruzione

SALERNO - Monsignor Nunzio Scarano, già contabile dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), calunniò un ex agente dei servizi segreti ma non ci fu corruzione nella vicenda legata al tentativo di far rientrare dalla Svizzera con un jet privato circa 20 milioni di euro. Lo hanno stabilito i giudici della V sezione penale del Tribunale di Roma che hanno condannato a due anni di reclusione (pena sospesa) Scarano, assolvendolo però dall'accusa di corruzione, reato per il quale nel giugno del 2013 l'alto prelato finì in carcere. Nei suoi confronti il pm Stefano Rocco Fava aveva chiesto una condanna a 4 anni e sei mesi.

Nel processo sono state stralciate le posizioni dell'ex agente dei servizi, Giovanni Maria Zito e del broker Giovanni Carenzio. Zito, dopo aver preso a noleggio un aereo per recarsi in Svizzera, non sarebbe riuscito a portare a termine la «missione» di far rientrare in Italia i soldi. Al prelato è stata contestata la calunnia in quanto ha incolpato «falsamente» Zito del «delitto di furto e ricettazione dell'assegno bancario di 200 mila euro che - è detto nel capo di imputazione - Scarano aveva consegnato all'agente, in esecuzione del patto corruttivo».

L'indagine, che in una prima fase coinvolse anche gli armatori napoletani D'Amico in quanto ritenuti i proprietari del denaro ma le cui posizioni sono state poi archiviate, era stata avviata nel 2012 dopo l'ascolto di alcune telefonate tra Scarano e Carenzio. Secondo l'impianto accusatorio, in parte sconfessato dai giudici, Scarano avrebbe versato 400 mila euro all'ex 007 per l'operazione di rientro del denaro poi naufragata. In base al capo di imputazione l'alto prelato avrebbe dovuto dare a Zito altri 200 mila euro, somma che l'ex agente dei servizi «non ha potuto incassare perchè il prelato ha denunciato falsamente lo smarrimento dell'assegno». Il monsignore, indagato anche in un procedimento a Salerno in cui si ipotizza il reato di riciclaggio, sarebbe stato contattato dal broker per tentare di riportare in Italia l'ingente somma di denaro. L'ex responsabile dell'Apsa chiese a sua volta aiuto all'ex 007.

Il trasferimento venne pianificato nei minimi dettagli al punto che Zito, il 16 luglio del 2012, si recò a Lugano e predispose il viaggio di ritorno con un aereo privato ma alla fine l'operazione andò a monte. «Siamo soddisfatti di questa sentenza che assolve il nostro assistito dalla grave accusa di corruzione. Finalmente si restituisce giustizia e dignità a monsignor Nunzio Scarano», hanno commentato gli avvocati del religioso, Francesco Caroleo Grimaldi e Carlo Sica. 
Lunedì 18 Gennaio 2016, 14:31
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