Harrison Ford: «Torno tra le Guerre Stellari per sentirmi a casa mia»

di Andrea Carugati

«Quando, a sorpresa, mi hanno chiesto di tornare e di fare parte di questo film non ho esitato: mi è parsa un’ottima idea: la trama mi ha subito colpito e parlando con J.J. Abrams ho capito che il film era nelle mani giuste e che condividevamo la stessa visione. Poi sono un attore e amo ancora recitare.

In più l’idea di tornare di nuovo a giocare con questi giocattoli dopo così tanti anni mi affascinava. È stato molto appagante ed è sempre eccitante lavorare a un progetto per cui il pubblico ha sviluppato un appetito così vorace e a cui devo così tanto».

Parola di Harrison Ford, divo planeatario proprio grazie a ruoli come quello di Indiana Jones, come il poliziotto di «Blade Runner» e come l'indimenticabile Ian Solo, il pirata spaziale di Guerre Stellari, tornato da ieri sugli schermi con il settimo capitolo della saga creata da George Lucas, «Star Wars - Il risveglio della Forza».

In sala in Italia, come in Malaysia e Francia e Australia con due giorni di anticipo sugli Stati Uniti, il film è già un fenomeno di culto, con file lunghissime all’entrata dei cinema, proiezioni caratterizzate da applausi a scena aperta, discussioni successive on line e non con le polemiche dei tanti critici convinti che si tratti solo di un’operazione di marketing, dilagare di gadget... Comunque vada sarà un successo clamoroso.

Che cosa è cambiato da allora a oggi?
«Sono cambiate così tante cose che pare non sia quasi cambiato nulla. Certo, ci sono differenze, anche grandi, soprattutto a livello tecnologico e di atmosfera. Noi eravamo degli speranzosi dilettanti, eravamo tutti giovani e non sapevamo cosa sarebbe accaduto. Non sapevamo se il pubblico avrebbe apprezzato o meno l’idea di Lucas. Eravamo tutti entusiasti ma certo non immaginavamo che il film e la saga sarebbero diventati una pietra miliare del cinema e che a oltre trent’anni di distanza avremmo fatto un nuovo episodio».

Quindi la differenza maggiore è l’aspetto tecnico?
«Quello è un aspetto sicuramente importante, ma le differenze sono davvero tante, poi però alla fine si tratta sempre di andare su un set e recitare le proprie battute in modo convincente. Tutto quello che c’è intorno cambia, ma alla fine la recitazione è interazione fra gli attori, e il resto, il contorno, non conta molto».

E cosa ha provato quando è tornato sul set del film più atteso dell’anno, per non dire del decennio?
«Mi sono molto emozionato: è stato come tornare a casa, tornare in famiglia. Mi ha fatto sentire molto bene. Ho provato anche il peso della responsabilità, sono cosciente del valore che il pubblico ha dato negli anni ai primi film e a cosa rappresentano. Quei personaggi per molti sono diventati compagni di vita. Ora altre generazioni potranno avvicinarcisi e credo ci sia un valore importante in tutto questo. È un piccolo mistero quello che è accaduto con ”Star Wars”, ma è stato molto gratificante farne parte e lo è tuttora».

Lei è uno degli attori più riconoscibili e noti al mondo, le manca non avere vinto un Oscar?
«Non sono l’unico a non averlo vinto e ho fatto le mie scelte. Sono scelte che rifarei esattamente nello stesso modo, anche oggi. Il mio dovere da attore è dare il massimo per contribuire al successo di un film e qualche volta ci sono riuscito. A chi nella carriera poi capita di avere una serie di ruoli così iconici? Sono appagato e soddisfatto così, questi film mi hanno permesso di vivere la mia vita liberamente e di affrontarla con serenità».

In famiglia che cosa dicono? Sono fieri di lei?
«Non più del solito. I miei figli non pensano che io sia uno figo, e non sono nemmeno impressionati dal fatto che torni in ”Guerre stellari”. Se ne fregano e credo che più che altro siano più impressionati dal fatto che ancora qualcuno mi faccia lavorare».
Giovedì 17 Dicembre 2015, 09:01 - Ultimo aggiornamento: 17-12-2015 13:21




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