«Il mio dopoguerra», il pensiero di Rossellini rivisti da Fofi

di Ciro Manzolillo

Che cosa era il cinema in Italia quando tutto il Paese sul finire della Seconda guerra mondiale doveva ripartire dalle macerie materiali e morali? «Nel 1944, tutto era distrutto in Italia. Il cinema come ogni altra cosa...». Con quest’istantanea di Roberto Rossellini si apre una lunga ed intensa intervista che il grande regista romano, di cui ricorre quest’anno il quarantennale della morte, rilasciò ai “Cahiers du cinema” e che la redazione della prestigiosa rivista francese pubblicò a puntate tra l’agosto del 1955 e il gennaio del 1956. Ora, per la curatela del critico Goffredo Fofi, quell’interessante ed efficace saggio sul fare (ed intendere) il cinema di Rossellini è stato ripubblicato per l’Edizione dell'Asino nel libretto dal titolo “Il mio dopoguerra”. Pagine di memoria dove vengono svelati i retroscena di alcune importante pellicole (da “Roma città aperta” e “Paisa” fino a “Germania anno zero”) con cui si teorizzò nel mondo il Neorealismo.

Ma Rossellini non parla solo di cinema, si presenta come l’intellettuale, l’uomo di cultura, l’umanista che sostiene: «Oggi mentre la civiltà che abbiamo babelicamente costruito si sfascia, ci resta la possibilità di risorgere umanamente». Un breve pensiero questo su cui bisognerebbe riflettere, nonostante espresso più di sessanta anni fa.

 
Mercoledì 21 Giugno 2017, 22:09 - Ultimo aggiornamento: 21-06-2017 22:09
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