Lydia Lunch e Cypress Grove
cover dall'inferno e ritorno

Lydia Lunch
di Federico Vacalebre

Se avete ascoltato la rilettura - o riscrittura? o rivelamento della sua vera natura? - che Lydia Lunch, la sacerdotessa blasfema della generazione no wave, e il chitarrista inglese Cypress Grove avevano azzardato di «Hotel California» sapete che cosa aspettarvi da questo terzo album della coppia, «Under the covers» (Rustblade records). Jon Bon Jovi va a braccetto con la promessa di Nashville Aaron Lee Tasjan, classici come «Ode to Billie Joe» di Bobby Gentry ha il meritato piglio di un racconto noir di passione, morte, aborto e suicidio. La voce di Lydia raschia, il chitarrista - già al fianco di irregolari come Jeffrey Lee Pierce, Nick cave e Mark Lanegan - pure, cercando sonorità sotterranee, torbide, da blues in acido, che tengono insieme Tom Petty («Breakdown») e l’Allman Brothers Band («Midnight rider»), Doors («The spy»), Elvis Costello e gli Steely Dan («Do it again», naturalmente irriconoscibile, eppure in qualche modo drammaticamente fedele a se stessa), ma anche un’autocover, quella di «“Won’t leave you alone», scritta dalla Lunch con James Johnston. Un disco feroce, emozionante, controcorrente, lontano dalle mode, non necessario certo, ma più che benvenuto.
 
Venerdì 14 Luglio 2017, 15:01 - Ultimo aggiornamento: 14-07-2017 15:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP