Nek, Pezzali e Renga insieme sul palco: «Noi, duri da battere»

di Enzo Gentile

L'idea non è nuova, ma a Nek, Max Pezzali e Francesco Renga è piaciuta: con una età anagrafica e anzianità di servizio simili, tipologie di pubblico omogenee, popolarità intergenerazionale alimentata generosamente da radio e televisione, i tre forse non ne avevano bisogno, ma la prossima stagione hanno deciso di trascorrerla insieme, su un palco.

E mentre da ieri ha cominciato a essere diffuso, in maniera martellante, un singolo che li vede tutti insieme appassionatamente, «Duri da battere», firmato dall'ex 883, ecco che un primo blocco di dieci date viene annunciato dal 20 gennaio, a Bologna, con tappa campana al PalaSele di Eboli il 31: dall'elenco mancano Milano e Roma ed ecco pronte a serpeggiare ipotesi e dietrologie, che fanno immaginare impegni da stadio, se le cose andranno come tutto lascia intendere. Con i rispettivi repertori ricchi di hit e la necessità, semmai, di sfrondare e selezionare per stare dentro uno show inferiore alle tre ore, i Tre Poppettari si avviano così alla missione di bagni di folla all'insegna della memoria.

«Per ora dobbiamo discutere e vedere tutti i dettagli produttivi», spiega Nek, «c'è una scelta, basata sull'amicizia, la stima reciproca, la consapevolezza di poterci divertire mettendo insieme canzoni che la gente potrà facilmente cantare con noi. Ci sarà un gruppo stabile ad accompagnarci, noi saremo sempre sul palco, a scambiarci di ruolo. Io conto anche di suonare il basso».

Sulla possibilità di fare incursione nelle composizioni dei colleghi il più curioso, e autoironico, è Pezzali, che in autunno uscirà con un album celebrativo dei venticinque anni di carriera: «Mi sento in una oggettiva condizione di inferiorità: loro due sono belli e hanno una vocalità spaziale, non ho proprio capito come potrò essere all'altezza. Perlomeno la gente vedrà qualcosa di diverso, a cui nessuno è abituato: il fil rouge che collega tutto sarà la nostra presenza fissa, magari con medley, duetti, incroci dei vari materiali».

Aggiunge Renga, professionalmente il più longevo, 34 anni di storia, dai primi passi con i Timoria: «In questo nostro mestiere serve sempre cercare gli stimoli, andare verso qualcosa di nuovo e questa sembrava a tutti noi una opportunità accattivante. Il pubblico dell'uno e degli altri probabilmente non si sommerà aritmeticamente, ma contiamo sull'evento sorpresa. Il rischio, a un certo punto, è di entrare nella routine, di stufarsi, ma questo non potrà essere il caso. Certo, un po' di vacanza non mi avrebbe fatto male, ma ho una gran voglia di lanciarmi in questa avventura».

Se la ridono, scherzano, lanciandosi battute e innocenti provocazioni: «Tutto nasce dal desiderio di giocare, di mettersi in campo per vedere come va: sarà qualcosa di unico e irripetibile», continua Renga, «e non escludiamo nulla: dopo l'esperimento di Duri da battere potrebbero scaturire altri pezzi. In fondo siamo tutti autori e interpreti decisamente duttili e disponibili alle collaborazioni».

Meglio evitare, comunque, paragoni con perazioni simili, a partire dallo storico tour di «Banana republic» del 1979 con Dalla-De Gregori-Ron, al quartetto Daniele-De Gregori-Mannoia-Ron: «Noi tre abbiamo un percorso temporale affine, un linguaggio che ci permette di non avere strategie, ma di presentarci solo con le nostre facce e le nostre canzoni», chiude Max, «e in tempi di crisi gli appassionati con un biglietto potranno beccarsi un triplo concerto, speriamo appagante per tutti».

Il tour lascia una finestra aperta all'inizio di febbraio, in corrispondenza con Sanremo: solo una coincidenza di calendario? «Sappiamo che l'organizzazione è ancora in alto mare, ma se ci chiamassero a presentarlo, potremmo anche accettare», scherza, ma non troppo, Nek. «Siamo tutti degli habitué, ormai non ci spaventiamo più di nulla».
Martedì 12 Settembre 2017, 09:40 - Ultimo aggiornamento: 12-09-2017 11:45
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