Addio a Rino Zurzolo, storico contrabbassista del supergruppo di Pino Daniele

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di Federico Vacalebre

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S'è spento pochi minuti dopo la mezzanotte Rino Zurzolo, 59 anni il 14 giugno, sconfitto da una malattia bastarda che si era fatta strada in lui da un paio di anni, anche se solo in settembre gli avevano diagnosticato il cancro ai polmoni.

Il miglior contrabbassista italiano ha continuato a suonare fino all'ultimo, quando il male ha aggredito il cervello, mandandolo in coma. Ieri sera, al suo capezzale, nella casa-museo di Villa Belvedere, c'erano le sue famiglie: la moglie Valentina Crimaldi, flautista; i figli Livia, 20 anni, e Leandro, 13; il fratello sassofonista Marco e la sorella cantante Francesca. E  i «soul brothers» James Senese, Enzo Avitabile, Antonio Onorato, Elisabetta Serio.
 
 

Veniva dal conservatorio, ma nella Napoli degli anni '70 c'erano suoni più urgenti e nuovi da creare. A 13 anni formò i Batracomiomachia con Avitabile, Rosario Jermano, Paolo Raffone e Pino Daniele, il primissimo nucleo del futuro neapolitan power. Omero e la battaglia delle rane e dei topi erano solo un pretesto, il rock, il blues, il jazz stavano travolgendo quegli scugnizzi e Rino, agli spartiti di San Pietro a Majella alternava i dischi consumati con i compagni. La stagione progressive lo spinse nel 1974 nei Città Frontale di Lino Vairetti, intanto maturava il ciclone Pino Daniele: il 1977 è l'anno del suo esordio con «Terra mia» e Zurzolo è uno dei punti fermi della formazione che incide l'lp, con i ritrovati Jermano ed Avitabile. Sino a metà anni '80 è stato il cuore ritmico del sound del Nero a Metà, passando per quello storico 19 settembre 1981 con i duecentomila di piazza del Plebiscito ad eleggere il supergruppo con Senese, De Piscopo, Esposito e Amoruso a miglior dream team italiano di tutti i tempi. 

Rino non ruppe mai con l'amico di sempre, grazie a lui si misurò con musicisti del calibro di Alphonso Johnson, Nanà Vasconcelos, Mel Collins, Steve Gadd, Gato Barbieri, Mino Cinelu. Con e senza il Lazzaro Felice, nei cd solisti, nel lavoro da sessionman, nella fusione tra jazz e suoni da camera, aveva un pizzicato netto quanto delicato, usava l'archetto per cavate madrigaliste, faceva cantare il legno prima di violentarlo come la più potente macchina ritmica, suonava con colore e calore, precisione ed improvvisazione.
 
Sabato 29 Aprile 2017, 19:56 - Ultimo aggiornamento: 30 Aprile, 00:28
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COMMENTA LA NOTIZIA
4 di 4 commenti presenti
2017-04-30 11:11:10
Grandissimo musicista. Un altro pezzo della vita che va inesorabilmenete via
2017-04-30 09:51:06
Un grande!
2017-04-30 09:23:41
R.lP.
2017-04-30 08:29:31
Riposa in Pace

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