Tiziano Ferro fa l'americano
«È la mia seconda vita»

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di Federico Vacalebre

Le classifiche di (scarse) vendite dei big del pop italiano dicono, oltre che di una ormai devastante crisi discografica, anche della difficoltà di sintonizzarsi con le nuove generazioni. Problema che non sembra avere Tiziano Ferro, che pubblica oggi «Il mestiere della vita» a cinque anni da «L'amore è una cosa semplice» e, alla testa di una personalissima factory disegna un sound (post)moderno, elettronico ma con aperture melodiche, sospeso tra falsetti e talkin', aperto alle tendenze dance della trap ma anche capace di evocare Venditti («La tua vita intera») e derive postbattistiane («Quasi quasi»).
 

Difficile scappare alla trappola da colla a presa rapida e duratura ordita nell'incrocio tra pop e nu r'n'b con il fido Michele Canova Iorfida. Il più moderno dei nostri hit maker dopo aver lavato per anni i panni nel Tamigi ora batte bandiera americana? «No, però... È successo che avevo bisogno di cambiamenti e, quasi per caso, di sicuro contro la mia previsione, mi sono ritrovato di casa a Los Angeles: doveva succedere qualcosa ed è successo qua, centro di gravità dove non credevo di potermi sentire a mio agio, di potermi fare dei nuovi amici, una casa».

Apre le danze «Epic», scritta con la sempre più lanciata Baby K. Doveva essere un duetto. «Sì, avevo pensato a Chris Brown, ma fu arrestato proprio mentre lo stavamo cercando, così...». «Ora voglio un'altra vita, ora voglio stare meglio», dice il testo, che usa anche l'inglese. «Mi piace unire le lingue delle canzoni che ascolto, delle terre in cui mi muovo. Questo lavoro è un po' l'inizio di una nuova vita per me». La parola vita ricorre anche nella title track. «A Los Angeles tutti vogliono fare piuttosto che dire: nella foto di copertina attraverso la strada per andare a lavorare, accetto la sfida quotidiana dell'esistenza».

Il primo singolo, «Potremmo ritornare», ha provocato migliaia di commenti sui social: ma come, scrivono, Tiziano dopo aver fatto outing parla d'amore per una donna? «Ecco, in canzone spesso si banalizza tutto. È un pezzo composto pensando ad una persona che non ho più accanto e che, sì, è una donna, ma... Un uomo non meriterebbe una cosa così, un addio, un per sempre, non certo un invito a tornare da me». 

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Venerdì 2 Dicembre 2016, 10:44 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2016 10:44
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