Facebook, bugia
da 100 milioni

di Paola Rosa Adragna

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Centodieci milioni di euro. Le bugie costano care, si sa, ma Facebook forse non si aspettava una multa così salata.
A tanto ammonta la sanzione che l'Antitrust dell'Unione Europea ha inflitto al colosso di Menlo Park per alcune dichiarazioni fuorvianti rilasciate nel 2014, anno in cui ha sborsato ben 19 miliardi di dollari per acquistare WhatsApp.

«Non siamo in grado di stabilire in modo affidabile l'associazione automatica tra gli account degli utenti di Facebook e quelli di WhatsApp». O almeno questo era stato dichiarato dal social network di Mark Zuckerberg alla Commissione europea durante la richiesta di via libera per la fusione. Salvo poi, nel settembre 2016, rendere effettivo il collegamento, compresa la possibilità di associare i numeri di telefono degli utilizzatori di WhatsApp ai profili degli user di Facebook.

E i dipendenti ne erano già al corrente, nonostante questa impossibilità sia stata ribadita in ben due occasioni: nel formulario iniziale di notifica in Commisione e in una risposta specifica a una richiesta di ulteriori informazioni.
Due infrazioni «gravi perché le hanno impedito di disporre di tutte le informazioni necessarie alla valutazione dell'operazione», secondo la Commissione Ue, anche se la decisione arrivata ieri dall'Antitrust non incide sul via libera all'acquisizione.

«Un chiaro segnale alle società che devono rispettare le regole Ue, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette», ha commentato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. «Abbiamo agito in buona fede sin dalle nostre prime interazioni. Gli errori che abbiamo fatto nel 2014 non erano intenzionali e la Commissione ha confermato che non avevano impatto sull'esito dell'analisi della fusione», ha replicato un portavoce del social.
Ma cosa è successo materialmente nell'agosto del 2016? Tutti gli utenti dell'app di messaggistica hanno ricevuto un avviso in cui WhatsApp annunciava il cambiamento dei termini e dell'informativa sulla privacy e chiedeva l'autorizzazione a condividere numero di telefono e altre informazioni con Facebook.

Perché? «WhatsApp può utilizzare le informazioni che riceve e il gruppo di società può utilizzare le informazioni che WhatsApp condivide con esse per rendere disponibili, fornire, migliorare, comprendere, personalizzare, commercializzare i suoi Servizi e quelli del gruppo di società e fornire assistenza in relazione ad essi. Ciò comprende il miglioramento dell'infrastruttura e dei sistemi di consegna, la comprensione della modalità di utilizzo dei Servizi di WhatsApp o del gruppo di società, la messa in sicurezza dei sistemi e la prevenzione di spam, usi impropri o attività non consentite. Facebook e le altre società del gruppo Facebook possono utilizzare le informazioni di WhatsApp per migliorare le esperienze degli utenti all'interno dei loro servizi come per fornire suggerimenti sul prodotto (ad esempio, suggerimenti relativi ad amici o collegamenti oppure a contenuti interessanti) e per mostrare offerte e inserzioni pertinenti. Tuttavia, i messaggi di WhatsApp dell'utente non saranno condivisi su Facebook per essere visti da altri. Facebook non utilizzerà i messaggi di WhatsApp dell'utente per scopi diversi dall'assistenza a WhatsApp affinché possa rendere disponibili e fornire i Servizi».

Quindi nessuna paura per i contenuti inviati tramite messaggio privato ai vostri contatti, che sono criptati e non possono essere letti né da terzi né dalla stessa app. Ma lo stesso non si può dire per le non meglio precisate informazioni che vengono condivise con il database del social e delle altre aziende associate al gruppo, come Instagram, per implementare i servizi sulle varie piattaforme e personalizzare sempre più l'offerta pubblicitaria su Facebook, visto che per il momento WhatsApp sembra ancora libero dallo spauracchio di banner e spot.
Di sicuro il numero di telefono usato in fase di registrazione non diventa pubblico, ma permette a Facebook di suggerirvi in maniera più efficace gli amici: se un vostro contatto WhatsApp con cui non siete in contatto su Fb e con cui non avete conoscenze in comune potrebbe venirvi suggerito dal social se ha acconsentito alla condivisione del suo numero telefonico.

La pubblicità mirata è il grande tema: un colosso come Facebook guadagna principalmente dalle inserzioni pubblicitarie che ospita. Per rendere il suo sistema più efficiente, raccoglie le informazioni dei profili dei suoi utenti, e quindi ora anche quelle fornite da WhatsApp, e li fornisce alle aziende che pagano per mpubblicizzare sulla piattaforma i loro prodotti. Escludendo i dati sensibili, tutte le informazioni sulle vostre abitudini online permettono di profilare in maniera sempre più efficace l'inserzione che ricevete e alle aziende di risparmiare su inserzioni inutili.
Venerdì 19 Maggio 2017, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 19-05-2017 10:37
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