Russiagate, la svolta di Facebook: consegna al Congresso gli spot pro-Trump pagati dai russi

«Dopo una lunga ed estesa analisi legale, annunciamo che condivideremo queste informazioni con il Congresso. È estremamente importante che le autorità governative abbiano le informazioni di cui hanno bisogno per dare al pubblico una valutazione imparziale di quello che è successo nelle elezioni del 2016». Parola di Facebook, e del suo consulente legale, Colin Stretch, a cui è spettato fare l'annuncio ufficiale.

Dopo mesi di polemiche, accuse e basso profilo, da Palo Alto arriva la svolta "collaborazionista" sulle oltre 3mila inserzioni comprate da un'agenzia russa durante la campagna presidenziale americana. È solo uno dei numerosi risvolti dell'operazione che avrebbe facilitato l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, il cosiddetto Russiagate. Giovedì Mark Zuckerberg aveva fatto capire che la linea dura si stava incrinando, annunciando, ovviamente su Facebook, che la compagnia avrebbe collaborato per supportare le indagini. «Vogliamo proteggere l'integrità delle elezioni in giro per il mondo. Vorrei poter dire che siamo in grado di bloccare ogni interferenza, ma non sarebbe realistico», ha detto l'ex studente di Harvard in una diretta video. 


Nelle scorse settimane il social media aveva consegnato al procuratore speciale Robert Mueller alcune informazioni, raccolte tramite indagini interne, che avevano rivelato la vendita di spazi pubblicitari ai russi, durante le elezioni, per un totale di 100mila dollari. Le inserzioni erano rivolte a promuovere messaggi divisivi, in un arco di tempo di due anni. Notizie controverse, spesso false, su temi come immigrazione, diritti LGBT e razzismo, diffuse attraverso 470 pagine e account fake, poi sospesi. Ma molti al Congresso si erano detti insoddisfatti, pressando per la diffusione di ulteriori dettagli. 

Le preoccupazioni sul ruolo di Facebook e degli spazi pubblicitari venduti senza filtri, oltre ad essere argomento di dibattito negli Stati Uniti, preoccupa anche altri paesi: in primis la Gran Bretagna, dove alcuni account specializzati in fake news o notizie sensazionalistiche sono stati bombardati di pubblicità dove si attaccava il partito Conservatore. Grazie all'algoritmo, gli inserzionisti possono mirare un annuncio verso una costituency, un gruppo di persone selezionate e scelte per interessi e ideologia.

Nella sua diretta Zuckerberg ha anche detto che ha intenzione di creare un «nuovo standard di trasparenza nella pubblicità politica», così da permettere a qualsiasi inserzionista, amministratore di pagina e persino agli utenti finali, di vedere quali annunci siano stati pubblicati e da chi. Zuckerberg ha infine detto che la compagnia lavorerà per assicurare l'integrità delle elezioni tedesche di domenica. «Siamo già intervenuti su migliaia di account fasulli, perché non vogliamo che i nostri strumenti siano utilizzati per minare la democrazia». 

Donald Trump ha commentato, come suo solito su Twitter, la notizia: «Il Russiagate è una bufala, adesso si parla delle inserzioni su Facebook».
«Che dire allora della copertura di parte a favore della corrotta Hillary?», twitta il presidente degli Stati Uniti, che poi continua: «La maggiore influenza sulle elezioni è stata quella dei Fake Media 'che urlavanò per la corrotta Hillary Clinton. Poi, è stata una cattiva candidata!».
Venerdì 22 Settembre 2017, 12:22 - Ultimo aggiornamento: 23-09-2017 19:01
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