Google, parla l'ingegnere licenziato per manifesto sessista: «Io, vittima di una bolla ideologica intollerante»

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Una bolla «intollerante», «motivata dall'ideologia». James Damore, l'ingegnere licenziato da Google per il suo manifesto sessista, descrive così Mountain View dopo il suo addio forzato.

Il caso ha scatenato una bufera sulla società, con la richiesta da più parti di dimissioni dell'amministratore delegato Sundar Pichai.  Damore - in un intervento sul Wall Street Journal - si dice «dispiaciuto» di lasciare l'azienda ma soprattutto di vedere come Google punti a mettere a tacere un «dibattito aperto e onesto. Se continuerà a ignorare i problemi reali aperti dalle sue politiche sulla diversità, Google si muoverà ciecamente verso il futuro incapace di soddisfare e bisogni dei suoi dipendenti e deludendo miliardi dei suoi utenti».

Damore usa parole dure: parla di Google come «camera dell'eco dell'ideologia», dove chi non è conforme rischia di essere «scomunicato. L'umiliazione pubblica serve non solo a mostrare le virtù di chi la pratica ma mette anche in guardia gli altri sulla possibile punizione che li attende se non sono conformi».

Le camere dell'eco come Google si «mantengono creando uno spirito condiviso e mantenendo la conversazione limitata entro certi limiti» mette in evidenza Damore citando Noam Chomsky, quando ha detto «il modo migliore per mantenere la gente passiva e obbediente è quello di limitare in modo rigido lo spettro delle opinioni accettabili, e consentire un dibattito molto limitato in questo spettro».

E aggiunge: «Come è possibile che Google, la società che assume le persone più brillanti al mondo, sia potuta diventare così motivata dall'ideologia e intollerante alle argomentazioni scientifiche e a discussioni ragionevoli?». Il suo «manifesto sessista» ha sollevato un vero polverone intorno a Google, costringendola anche a cancellare un incontro sulla diversità in calendario per timori di sicurezza. Il dibattito è infatti acceso da giorni, con la stampa di destra e non solo che ha puntato il dito contro la società prima per il manifesto di Damore e poi il suo licenziamento, ritenuto una violazione della libertà di espressione. Nel mirino delle critiche è ora Pichai, accusato di non aver saputo gestire la crisi.
Sabato 12 Agosto 2017, 00:14 - Ultimo aggiornamento: 12-08-2017 11:42
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