A Trombetti il Corno intriga: «Troppi s'indignano senza motivo»

«Devo fare una confessione. Mi sono sforzato molto. Ce l'ho messa tutta per indignarmi ma proprio non ci sono riuscito» ironizza Guido Trombetti, illustre matematico nonché ex rettore della Federico II. E aggiunge: «L'idea del Corno non mi ha affatto scandalizzato. Anzi, mi sembra addirittura intrigante».
Eppure professore questa installazione sta scatenando un acceso dibattito.
«Come sempre siamo gente esagerata. Negli amori. Nella depressione. Negli entusiasmi e nei giudizi. Che poi un corno possa piacere o meno è altro discorso. Possibile che non si possano ricondurre le cose alla loro dimensione ragionevole?».
Dica lei.
«Marino Niola giustamente fa notare come si continua a parlare del Corno come se fosse un'opera d'arte ma non lo è. Si tratta invece di un potente attrattore turistico. E su questo versante occorre portare il dibattito: vediamo il favore del pubblico più che di chi si indigna per mestiere. Ma se tali iniziative siano poi effettivamente efficaci dal punto di vista turistico, come accade in alcune metropoli del mondo, lo si può dire soltanto a posteriori. Ciò posto le discussioni intorno al Corno hanno una natura inerente la tipologia estetica dell'iniziativa. Il suo (buon) gusto. Quindi non possono che riflettere posizioni legittime ma soggettive. E da questo punto di vista c'è spazio per ogni posizione».
Eppure il sindaco de Magistris è sommerso di critiche.
«Occorre chiedersi: è lecito o meno che un'amministrazione comunale assuma iniziative tese ad attrarre turisti e creare movimento in città nel periodo natalizio? Credo proprio di sì. Lo si fa in tutto il mondo».
Lei va controcorrente.
«Guardi mi sembra come in questi giorni si faccia a gara per mostrare la massima indignazione possibile: quasi si stesse per compiere uno scempio. Molti competenti e esperti, ma competenti ed esperti poi di cosa, sono scesi in campo gridando allo scandalo. Non si contano le sentenze di sopracciò sfusi e a pacchetti. E questo francamente mi stupisce molto. Eppure in fondo si tratta soltanto di una installazione temporanea. Non si stanno per sventrare i mercati generali di Les Halles e non siamo a Parigi».
Ma a lei piace o no questa installazione?
«Devo fare una confessione: mi sono sforzato molto e ce l'ho messa tutta per indignarmi. Ma proprio non ci sono riuscito. L'idea del Corno non mi ha affatto scandalizzato e per certi aspetti mi è sembrata addirittura intrigante. Condizionato dalla valanga degli anticorno mi sono chiesto se ho il diritto di pensarlo. E mi sono assolto. Perché sono incompetente e non esperto in materia».
Cosa le piace di questa installazione? Cosa, per usare le sue parole, la intriga?
«Intanto Napoli è piena di simboli verticali. Classici o moderni. Si pensi a piazza del Gesù, a San Domenico Maggiore. All'ingresso del porto da piazza Municipio o a San Pasquale con il lume di Gravagnuolo. Quindi non capisco la meraviglia di fronte ad un elemento verticale. Provvisorio, ripetiamolo».
L'accusa è di voler ostentare questa scaramanzia napoletana. Un folklore che non avrebbe nulla di intellettuale.
«Perché proprio un corno? E perché no, le dico io. Un corno in fondo è un corno. Soltanto un banale corno. Allora anche i corni di Lello Esposito inchiodano Napoli ai suoi stereotipi. Anche il suo bellissimo Pulcinella-Corno, che fa bella mostra di sé nel catalogo dell'artista. Nella società delle competenze è piacevole, a volte, essere incompetente: è liberatorio, rilassante. Trovo l'essere un non esperto un gran privilegio. Oltre che un sano diritto. In fondo dov'è la differenza? Il non esperto esprime un giudizio istintivo».
Eppure qui a Napoli sembra che gli intellettuali non sappiano fare altro: non vedono problemi reali ma dibattono su una struttura provvisoria.
«Quello che trovo insopportabile è una particolare razza di esperti. Quella dei sopracciò che, per dare senso alla loro esistenza, devono inventare un nemico in ogni istante. Da bacchettare. A cui insegnare di tutto e di più. Ne ho incontrati che ne ho incontrati nella vita. Mi ricordo da ragazzo. Guai a raccontare di aver visto Totò truffa 63. Ecco il sopracciò di turno a bastonare il mio disimpegno. E ricordate i falsi Modigliani? Con cui un gruppo di burloni chiuse definitivamente il discorso sulla inappellabilità di certe sentenze. Tornando al Corno: trovo singolare che a Napoli con i tanti problemi si passino settimane a discutere di un elemento funzionale provvisorio. Non è la prima volta che accade. Basta spulciare tra le righe de La statua di Giambattista Vico e la filosofia a Napoli dove Benedetto Croce prova a dar risposta al quesito Perché Napoli, col suo splendido cielo, mare, Vesuvio ha prodotto così pochi e deboli poeti e tanti e così valenti filosofi?». Leggi l'articolo completo
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