Ciampi, dietrofront a sorpresa: il sindaco evita la conta in Consiglio

Colpo a sorpresa di Vincenzo Ciampi. Il sindaco ritira le sue linee programmatiche e le offre all'aula. È la mossa con cui tenterà di recuperare in extremis un dialogo compromesso dallo scontro senza esclusione di colpi delle ultime settimane. Messo all'angolo da tutti i gruppi consiliari per il ricorso al Tar sul riconteggio delle schede che avevano consegnato il premio di maggioranza al centrosinistra, il sindaco respinge l'accusa di aver mentito e, al momento della presentazione del suo programma, «spiazza» il Consiglio: «Ritengo che dovremmo realizzare indirizzi quanto più condivisi possibile. Vorrei che ognuno desse un contributo di idee e metodo, indicando le sue priorità. Giochiamo a carte scoperte, vediamo chi c'è e chi non c'è». In precedenza aveva sfidato le opposizioni a sfiduciarlo, scatenando durissime reazioni: «Nessuna minaccia, ma una possibilità concreta che mi auguro non si realizzi. Siamo disponibili a discutere con tutti». Così viene rinviata la discussione cruciale che, se messa ai voti, avrebbe determinato ufficialmente il perimetro della maggioranza e quello dell'opposizione ma avrebbe anche rischiato seriamente di mettere ko l'amministrazione cinquestelle.
 
«L'aula riferisce il presidente del Consiglio, Ugo Maggio - ad eccezione della consigliera Arace, ha accettato di partecipare. Lunedì, ci sarà una conferenza dei capigruppo per presentare le integrazioni. Poi, nel caso, le linee si riscriveranno e torneranno in Consiglio». Solo pochi minuti prima, la querelle sul ricorso al Tar aveva scatenato critiche feroci contri Ciampi e il M5s. Luca Cipriano, capogruppo di «MaiPiù», aveva posto in risalto in maniera plastica la discrepanza tra le parole del sindaco e i fatti verificatisi: proiettando un filmato con le interviste rilasciate dal primo cittadino. «L'11 agosto, lei dichiarò che non sarebbero circolate le vele, invece uscirono in città il 13; il 19 luglio, sostenne che il ricorso non sarebbe stato presentato, invece l'aveva sottoscritto quale primo firmatario il 17. Non so con quale faccia possa venire qui a dire che non si tratta di menzogne. Un sindaco del genere non mi garantisce più». Nello Pizza, alfiere dei «Popolari», aveva condiviso e rincarato: «Ciampi riesce sempre a sorprendermi, mai in positivo. In qualunque contesto ci troviamo, sa mentire a noi e alla città. Riesce a fare due cose che si contraddicono con la stessa capacità con cui assorbe gli insulti e non batte ciglio, al suo posto mi sarei scavato un buco e sarei scomparso». Per il Pd, che nel pomeriggio aveva diramato una nota durissima in cui aveva chiesto al sindaco di «andare a casa per coerenza», parla il capogruppo Enza Ambrosone: «Non è con la minaccia della sfiducia che può pensare di estorcere un consenso a quest'aula». Sindaco Ciampi, non Ciampi «youtuber», non ci prenda in giro. Aveva il dovere di dirlo prima del primo agosto. Non per cortesia istituzionale». In Forza Italia, Lazzaro Iandolo è ancor più duro: «Speravo in un governo del cambiamento, vedo solo ecologisti volontari che di tanto in tanto puliscono i parchi». Accuse violentissime contro cui la difesa del primo cittadino era sembrata debole: «Avevo detto che non avrei presentato ricorso sull'anatra zoppa, non sul riconteggio». Ed ancora: «Non posso essere tacciato di menzogna, perché ho agito solo ed esclusivamente nell'interesse della legalità». Antonio Aquino, capogruppo pentastellato, aveva spezzato una lancia a suo favore: «Ci chi ci accusa utilizza gli stessi nostri strumenti». Poi il sindaco aveva fatto mea culpa «per gli errori dovuti al noviziato e ritirato le linee». Solo Arace e Preziosi dicono no a quello che definiscono un «disperato tentativo del sindaco». Ma ora i giochi sono riaperti.

Leggi l'articolo completo su Il Mattino
Outbrain