Il sindaco di Avellino va al Tar e rischia la sfiducia in Consiglio

Vincenzo Ciampi e i Cinque Stelle tentano il colpo grosso al Tar. L'obiettivo è la maggioranza di Piazza del Popolo. Ma le opposizioni gridano al «sindaco bugiardo» e cominciano a ragionare di sfiducia.

In un contesto da vera e propria guerra totale, con il primo cittadino e i suoi ormai isolati, questo pomeriggio, a partire dalle 18.30, il Consiglio comunale sarà chiamato ad esprimersi sulle linee programmatiche. Il voto cristallizzerà in via formale una maggioranza sempre più esigua e un' opposizione sempre più abnorme.

La notizia era nell'aria, ma Ciampi l'aveva smentita nei mesi scorsi. Ieri, la notifica di rito, consegnata ai capigruppo consiliari ed ai consiglieri interessati, ha materializzato su Palazzo di Città l'ennesima bufera. Lo scorso 17 luglio, il Movimento Cinque Stelle, con il sindaco Vincenzo Ciampi, i 5 consiglieri eletti Lorenzo Ridente e Fabio D'Alessandro, e i non eletti Rita Sciscio, Ferdinando Picariello e Gianluca Forgione (poi nominati assessori), Cinzia Zeccardo, Mario Fiore, Carmela Carullo, Stefania Guarino, Maria Antonietta Gimelli, Alessandro D'Archi, Jean Pierina D'Argenio, Donatella Buglione Vincenzo Spagnuolo, e Francesco Corbo, ha formalizzato al Tar un ricorso per l'ottenimento del premio di maggioranza alle scorse elezioni amministrative, svoltosi il 10 giugno. Nell'atto, attraverso i legali Rocco Felato e Francesco Corbo (proprio il candidato), si chiede la verifica di 612 voti, in 42 sezioni su 72 che, sarebbero stati assegnati erroneamente alla coalizione Nello Pizza per errori nella valutazione del voto disgiunto, e di altri 117 voti nulli che andrebbero ai Cinque Stelle.

Se accolta, la richiesta determinerebbe un sostanziale mutamento del risultato elettorale. La percentuale dei voti raccolti dal centrosinistra al primo turno arriverebbe al 49,73 per cento, sotto la soglia del 50. Il premio di maggioranza andrebbe così ai grillini in virtù del secondo turno. E Ciampi guadagnerebbe ben 15 consiglieri in più. A farne le spese, sarebbero tutti i gruppi che hanno eletto un solo rappresentante. Uscirebbero dal Consiglio Nadia Arace e Dino Preziosi, Ettore Iacovacci e Adriana Percopo. Perderebbero pezzi anche tutti gli altri schieramenti, da «Mai Più» al centrodestra, dal Pd ai Popolari. L'atto era stato firmato da Ciampi il 17 luglio e ammesso dal Tar il 10 agosto. Udienza già fissata il 3 ottobre. Ma il 18 luglio, il sindaco l'aveva derubricata solo come «un'ipotesi di studio».
 
Per le opposizioni, è l'ultima goccia. In tanti studiano la possibilità di sfiduciare il primo cittadino. I primi contatti telefonici sarebbero già avvenuti. Lo confermano le dichiarazioni rese dai capigruppo del Pd e di «Mai Più», Enza Ambrosone e Luca Cipriano. Secondo rumors da verificare, sarebbero già disponibili Nadia Arace e Dino Preziosi. Mentre è già nota la durissima posizione dei «Popolari».

Ambrosone, capogruppo Pd, la mette così: «La notifica del ricorso reca una data precisa di luglio, e successivamente il sindaco aveva fugato questa eventualità. In un brevissimo lasso di tempo, ci troviamo a constatare che le sue parole non corrispondono agli atti che produce. Il tutto, dopo la gravissima requisitoria dell'ultimo Consiglio comunale». La sfiducia ora è un tema da valutare: «Pensiamo di incontrarci con tutti gruppi consiliari. È finito il tempo dell'equilibrio».

Per Luca Cipriano, «ora Ciampi è un bugiardo certificato. Il problema non è il ricorso, ma il fatto che il sindaco dica bugie alla città e al Consiglio. Questo comportamento è gravissimo e non ci fidiamo più». Inizialmente intenzionato ad astenersi sulle linee programmatiche, annuncia il voto contrario. Ed avverte: «Non solo siamo più critici, ma non escludiamo azioni forti, come la sfiducia».

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