Le gole della strage sotto sequestro: quattro sindaci nel mirino dei pm

CIVITA - Scatta il sequestro probatorio dell'area del torrente Raganello, che ricade nel Comune di Civita. E già oggi potrebbe essere notificato un avviso di garanzia a quattro sindaci del Pollino. Nel mirino anche le associazioni che organizzano le escursioni e le attività non autorizzate dal Parco. «Stiamo valutando una serie di emergenze. Siamo ancora alle fasi iniziali dell'inchiesta, ma l'indagine prosegue e abbiamo acquisito anche nuovi documenti da vari enti», in primis nel municipio sul Pollino. Il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Eugenio Facciolla, è al lavoro per capire se gli amministratori locali (e non solo) avrebbero potuto e dovuto fare qualcosa per evitare la tragedia, e accertare eventuali responsabilità. Il provvedimento di sequestro ieri sera è stato notificato al primo cittadino di Civita Alessandro Tocci e ai suoi colleghi di tre Comuni San Lorenzo Bellizzi, Cerchiara e Francavilla Marittima sul cui territorio ricade il percorso del torrente.
 
Come mai le gole del Raganello erano accessibili da chiunque e senza regole? Perché nessuno ha tenuto conto dell'allerta meteo di codice giallo diramata dalla Protezione civile? E poi c'è il giallo della delibera firmata sei mesi fa ma mai attuata che ha come oggetto il regolamento di fruizione delle Gole del Raganello: «Gole Sicure». Sono tante le questioni da approfondire: «Siamo davanti sottolinea il procuratore - a un effetto domino molto complesso. Ad esempio, per quanto riguarda l'allerta meteo in questi casi sarebbe dovuto partire un Piano di sicurezza comunale. Esiste? E come mai non è partito? In questo momento siamo preoccupati per l'area e i luoghi. Stiamo valutando i documenti e nel giro di qualche ora emetteremo un provvedimento ufficiale che verrà adottato per cristallizzare meglio le cose in quest'area del Pollino». Al vaglio della Procura anche le attività svolte dalle associazioni turistiche del territorio. Tutti erano a conoscenza che ad accompagnare decine e decine di escursionisti fossero guide non autorizzate dall'ente Parco.

Il procuratore di Castrovillari ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando i reati di omicidio colposo plurimo, lezioni colpose, inondazione ed omissioni di atti d'ufficio. Il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, però non ci sta a vedersi addossare tutte le responsabilità. «No alla ricerca capri espiatori», replica.

In una nota congiunta, i sindaci di Civita, Cerchiara, Francavilla e San Lorenzo Bellizzi, scrivono: Per una volta, si rifugga dallo schema dello scaricabarile per una seria e compiuta riflessione sulla funzionalità del sistema: trovare capri espiatori è facile e pure rapido, ma la verità, quella che si deve ad un Paese intero e a tante famiglie, è tutt'altra cosa». È una chiara presa di posizione contro chi ha puntato il dito per la mancata osservazione dell'allerta meteo di livello giallo. «Che è stata ignorata. Un'altra tragedia che non doveva esserci», ha detto il capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, arrivato a Civita ieri mattina con il presidente della Regione Mario Oliverio, dopo avere fatto visita ai parenti delle vittime e ai feriti.

«Esiste - ha ribadito Borrelli - una scala di allerta e intensità che fa scattare la comunicazione e se i tecnici, sulla base degli algoritmi e delle carte meteo, evidenziano un rischio di caduta di pioggia di un certo livello, noi ne dobbiamo prendere atto fosse una, dieci, cento volte». Il capo della Protezione civile ha aggiunto: «Abbiamo dei tecnici che studiano i fenomeni meteorologici e un sistema di 500 persone che nel Paese, tutti i giorni, si coordinano ed emanano avvisi meteo». Il capo della protezione civile calabrese, Carlo Tansi, ha precisato che «non è vero che la comunicazione dell'allerta gialla è arrivata alle 13 del 19 agosto, ma era stata inviata 24 ore prima. Poi nei piani comunali di emergenza, c'è scritto chi fa cosa, come, dove e quando nel momento in cui arriva il messaggio di allerta. Deve essere un automatismo. Purtroppo, i piani di emergenza rimangono nei cassetti e non si conoscono. E se non vengono applicati le responsabilità sono anche dei sindaci».

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