Superbonus salta per le aziende. L'alt dalla Ragioneria dello Stato: mancano le coperture

La bomba l’ha sganciata la Ragioneria generale dello Stato. Con un parere ha stoppato un emendamento fortemente voluto dal Movimento Cinquestelle, per rendere...
Offerta a tempo limitato
Digital+
59,97€
3 MESI a soli 9€
 
ATTIVA SUBITO
 
Online
6,99€
1€ AL MESE
Per 6 mesi
ATTIVA SUBITO

- oppure -

Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google

La bomba l’ha sganciata la Ragioneria generale dello Stato. Con un parere ha stoppato un emendamento fortemente voluto dal Movimento Cinquestelle, per rendere «cedibile» il credito di imposta Transizione 4.0 per le imprese. Insomma, l’idea dei pentastellati era quella di rendere gli incentivi all’ammodernamento degli impianti simili al superbonus del 110% per le ristrutturazioni. In questo modo, per esempio, anche le imprese avrebbero potuto ottenere i famosi “sconti in fattura” per l’acquisto dei beni coperti dall’incentivo. Ma la Ragioneria ha detto no. E nel parere paventa un rischio anche per il Superbonus del 110%. Nel documento, che il Messaggero ha potuto leggere, la Ragioneria avverte che di recente l’Eurostat, l’ente statistico europeo, ha cambiato idea su come debbano essere trattate nei conti pubblici le cessioni dei crediti di imposta. Il fatto che si possano ottenere questi sconti in fattura, spiega la Ragioneria, potrebbe presto far qualificare questi sconti fiscali come “pagabili” immediatamente e non più legati alla capienza fiscale del beneficiario. Cosa significa nella pratica? Significa che tutti questi crediti dovrebbero essere conteggiati interamente nel deficit il primo anno di utilizzo, indipendentemente dall’effettivo utilizzo in compensazione.

Superbonus, ad oggi 13 mila interventi per 1,6 miliardi di euro

Deficit e debito, insomma, rischierebbero di fare un balzo in avanti. E anche la cessione del credito alle banche comporterebbe un aumento del debito per l’intero importo ceduto. Per ora Eurostat non ha preso una decisione definitiva. Ha posto però la questione al gruppo di lavoro che si occupa di queste tematiche.

L’improvvisa uscita di scena del cosiddetto superbonus aziende ha mandato su tutte le furie il Movimento 5 Stelle. Al Senato i pentastellati parlano di «sgambetto» della Ragioneria generale dello Stato ed etichettano come «una decisione politica» la bocciatura della norma del Sostegni inserita dal Parlamento per la cedibilità del credito di imposta nell’acquisto dei beni strumentali relativamente al piano Transizione 4.0. «Cominceranno delle interlocuzioni con la Ragioneria e parallelamente un processo di seria riflessione su quello che sarà il voto del M5S alla fiducia al Senato», ha addirittura tuonato ieri a pranzo il capogruppo dei 5S a Palazzo Madama Ettore Licheri, appresa la notizia, ma poi l’allarme è rientrato. Controvoglia, i pentastellati hanno rinunciato al muro contro muro, almeno per adesso, e hanno annunciato che il superbonus delle aziende oggi verrà ripresentato per il decreto sostegni 2. «Ma quello che è stato fatto in commissione non lo possiamo accettare», ha aggiunto sempre il capogruppo dei Cinquestelle al Senato Ettore Licheri. E in caso di nuovo stop? Il clima è teso e il Movimento 5 Stelle non pare disposto in questa fase a tollerare ulteriori no alla misura. Anche perché le obiezioni della Ragioneria generale dello Stato non convincono i pentastellati. 

IL PASSAGGIO
In particolare, il passaggio in cui la Rgs specifica che «il trattamento contabile potrebbe, con elevata probabilità, cambiare nel prossimo futuro, producendo effetti diversi da quelli stimati» con conseguenze gravi sugli effetti finanziari connessi al superbonus aziende, secondo i Cinquestelle costituisce una previsione priva di basi solide, insufficiente a motivare lo stop. Insomma, la partita è ancora aperta. Ma per far cambiare idea alla Rgs potrebbero essere necessarie delle modifiche che tengano conto dei rilievi avanzati dai tecnici. L’incentivo al centro del braccio di ferro, che poi è una sorta di superbonus liquidità per le imprese, in grado di mettere in mano alle aziende maggiori risorse finanziarie, strizza l’occhio a un altro progetto a cui il Movimento 5 Stelle tiene molto e che prevede l’implementazione di una piattaforma elettronica per la certificazione e circolazione di tutti i crediti d’imposta immessi nel sistema e collegati a varie forme di agevolazione: crediti che grazie alla piattaforma potranno essere usati come moneta fiscale per pagare beni e servizi.

 

 

 

Leggi l'articolo completo
su Il Mattino
Mascherine obbligatorie all'aperto, De Luca firma l'ordinanza in Campania
Variante Delta, Draghi a Bruxelles: «Crea incertezza sulla ripresa»
Vaccini, l'allarme di Fontana: «Poche dosi, pronti a sospendere»
Variante Delta in aumento in Italia: «Colpisce gli U30 meno vaccinati»
Conte a un passo dall'addio a M5S: «Movimento a due teste, è inaccettabile»