Cinema, la leggenda Ivana Chubbuck: «Brad Pitt si impegnava tanto, Charlize Theron saltava i pasti per imparare da me»

L'insegnante più famosa al mondo in visita al Messaggero dopo il workshop con gli attori italiani selezionati con il Nuovo Imaie: "La mia è tecnica e non un metodo come Stanislawski o Strasberg"

Il suo nome è una leggenda del cinema, i suoi occhi verdi “leggono” l’anima delle persone. Ascolta: ...

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Il suo nome è una leggenda del cinema, i suoi occhi verdi “leggono” l’anima delle persone.

 

Perché tiene a definire il suo insegnamento una tecnica e non un metodo?

«Per evitare di fare confusione con altre scuole come Stanislawski o Lee Strasberg che insegnano agli allievi ad attingere al proprio passato per dare emozioni. Io, al contrario, spingo i miei attori a ritrovare le sofferenze personali, i traumi subìti, le fragilità senza dimenticare il presente: il dolore va abbracciato, è il carburante che ti permette di esplorare un personaggio e stabilire una connessione profonda con il pubblico».

Gli attori selezionati con Nuovo Imaie per la due giorni con Ivana Chubbuck (foto dal profilo di Giacomo Giorgio)

Cos’altro insegna?

«Un principio etico oltre che artistico: bisogna mettersi sempre in gioco prendendo dei rischi, scegliendo con coraggio i ruoli difficili. Mai andare sul sicuro».

Attori si nasce?

«Non lo so, ma di sicuro lo si diventa con un lavoro durissimo, incessante. Bisogna impegnarsi per arrivare sempre più in alto. Nella mia vita ho incontrato moltissimi attori, ma questa è l’unica ricetta del successo».

Quando ha scoperto di voler insegnare recitazione?

«È questo lavoro che ha scoperto me. Da ragazza studiavo recitazione e nella nostra comunità di aspiranti attori ci si dava una mano. Ho cominciato porgendo le battute ai colleghi e insegnare è diventata la mia passione, la mia stessa vita. Quando lavoro non guardo l’orologio».

Ha mai rifiutato un allievo?

«Sì, è capitato. Ho il sesto senso per capire una persona già quando si presenta alla porta. E dico di no quando capisco che tra noi non potrà scattare quella connessione indispensabile per entrare in simbiosi. Insegnare recitazione è un dare e avere continuo».

È Marlon Brando il più grande attore della storia?

«È uno dei migliori, ma il più grande non esiste. Chiunque può raggiungere livelli altissimi se s’impegna duramente».

È più facile o più difficile insegnare alle superstar?

«Ho incontrato i divi quando non erano ancora famosi. Brad Pitt s’impegnava tanto, Charlize Theron saltava anche i pasti, accontentandosi di un panino, pur di non mancare una lezione. È così che si entra nello star system».

L’Intelligenza Artificiale rappresenta una minaccia reale per la recitazione?

«Più che reale. Gli attori rischiano di venire trasformati in personaggi da videogame: il loro corpo può essere scansionato e utilizzato all’infinito senza chiedere il permesso e senza pagare. Bisogna denunciare ogni abuso».

Qual è stata la sua sfida più grande?

«Aver vissuto con un marito alcolista, il regista Lyndon Chubbuck, morto nel 2021 senza che io fossi riuscita a farlo smettere. Ho combattuto per 12 anni contro questa sciagura che mi riportava all’infanzia terribile che ho vissuto con la mia violentissima madre. Quando è morto ho provato un grande senso di colpa per non aver fatto abbastanza. Ma ho impiegato il dolore per migliorarmi come insegnante».

Donne e uomini sono allievi diversi?

«Sì, come nella vita: l’uomo gioca a dama, la donna a scacchi, cioè è più astuta. Anche nella recitazione, l’approccio dei due sessi è diverso». Che progetti ha? «A parte la scuola, collaboro con sceneggiatori e registi. E sto lavorando via zoom con un attore italiano, uno famosissimo».

Un suo sogno?

«Vorrei che la mia tecnica mi sopravvivesse per dare più potere al mondo, per renderlo migliore».

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Il Mattino