Morto a 84 anni il Premio Oscar Bacalov Firmò le musiche de «Il postino» per Troisi

Tra gli argentini d'Italia, solo Diego Armando Maradona fu più amato di lui. Luis Enrique Bacalov, premio Oscar nel 1996 per la colonna sonora de "Il postino", l'estrema fatica di Massimo Troisi, si è spento oggi pomeriggio all'ospedale San Filippo Neri di Roma, dov'era stato ricoverato una decina di giorni fa dopo un'ischemia. Aveva 84 anni.
Nato a San Martín il 30 agosto 1933, il pianista, compositore, direttore d'orchestra e arrangiatore argentino, ma naturalizzato italiano, negli ultimi mesi si era chiuso in sè, vittima di una depressione profonda. L'ischemia non gli aveva fatto perdere la coscienza e, proprio nel pomeriggio di oggi, il figlio Giovanni era andato a fargli visita con il pianista napoletano Alberto Pizzo, con cui il maestro si era esibito, considerandolo un po' il suo figlioccio: improvvisamente le sue condizioni sono peggiorate, sino al tragico epilogo.
Famiglia di origini bulgare e religione ebraica, fu bambino prodigio del pianoforte e si trasferì ventenne in Colombia, poi in Europa, scegliendo per un po' la Spagna, da cui scappò per il clima fascista del franchismo. Studi di perfezionamento a Parigi, quindi l'Italia Roma, dove trova lavoro prima alla Fonit Cetra, poi alla storica Rca. Iniziò ad essere richiesto come arrangiatore, accompagna in concerto Claudio Villa e Milva, quindi il definitivo approdo a Milano.
Gli anni Sessanta italiani hanno, anche, il suo suono: firmò celebri arrangiamenti per Nico Fidenco («Legata a un granello di sabbia»), Rita Pavone («La partita di pallone», «Cuore», «Il ballo del mattone», «Che m'importa del mondo»), Umberto Bindi, Neil Sedaka, mentre per Gianni Morandi scrisse «Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte». Formò un sodalizio compositivo con Sergio Endrigo che durò vent'anni, regalando perle come «Io che amo solo te», «Se le cose stanno così», «Era d'estate», «Canzone per te», «Lontano dagli occhi» e «L'arca di Noè». I due, poi si troveranno contro in tribunale: la corte di appello civile di Roma nel 2003 condannerà il compositore, spingendo poi a una conciliazione economica della vertenza, per aver copiato il tema de «Il postino» da «Nelle mie notti», dimenticato brano del cantautore del 974.
Tra i suoi arrangiamenti più celebri anche quelli di album per i New Trolls ("Concerto grosso" e "Concerto grosso n. 2"), i progressive rocker partenopei Osanna ("Preludio, tema, variazioni, canzona", Claudio Baglioni ("Sabato pomeriggio") e Mia Martini ("Che vuoi che sia, se t'ho aspettato tanto").
Di estrazione classica, lavorò volentieri per il cinema firmando le colonne sonore di diversi film di genere, western e poliziotteschi, sino ad essere chiamato da Fellini dopo l'improvvisa morte di Nino Rota per «La città delle donne». Nel 1995 l'Oscar, poi dimezzato e condiviso con Endrigo, per lo struggente tema che ha accompagnato gli ultimi ciak di Troisi, ma oltre che con Radford ha musicato film di Pasolini, Damiani, Scola, Rosi («La tregua»), mentre Quentin Tarantino ha riutilizzato in «Kill Bill» la sua melodia portante di «Il grande duello» e poi altre sue partiture in «Django unchained».
Colto, raffinato, capace di coniugare le radici latine con derive eurocentriche, aveva un fraseggio pianistico delicato e profondo, un tocco cristallino ma potente, che ogni tanto sfoggiava anche in concerto. Nel 2014 aveva portato al Ravello Festival «Con el repiro del tango».

 

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