Camorra, il libro nero del narcotraffico: cento milioni di chat su Raffaele Imperiale, il boss dei Van Gogh

Cento milioni di chat da trascrivere. Accordi economici, strategie militari, retroscena di sapore mafioso, equilibri da comporre e da far saltare. Droga, tanta droga, ma anche...

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Cento milioni di chat da trascrivere. Accordi economici, strategie militari, retroscena di sapore mafioso, equilibri da comporre e da far saltare. Droga, tanta droga, ma anche armi, soldi da spostare da un conto corrente all’altro, buoni a finanziarie imprese fittizie, create solo come lavatrici del denaro sporco. Cento milioni di chat al centro del lavoro di un pool di magistrati della Dda di Napoli, che hanno un compito tutt’altro che secondario: ricostruire le rotte del narcotraffico, bloccare la principale fonte di approvvigionamento economico per i clan napoletani - e non solo - in uno scenario investigativo in gran parte inedito. Mai fino ad ora, un ufficio inquirente ha avuto una simile risorsa (ma anche una mole di lavoro tanto grossa) nel contrasto al crimine organizzato.

Ma da dove nascono i cento milioni di chat? Si parte da una segnalazione dell’autorità giudiziaria francese, che è stata trasmessa a Roma per competenza e che - in varie tranche - è destinata a riguardare diversi uffici distrettuali italiani. Sono almeno una ventina le Procure che hanno ricevuto il materiale smistato da Roma, in uno scenario investigativo al momento imprevedibile. Ma restiamo alle chat napoletane. Si tratta di materiale ricavato dalle intercettazioni di conversazioni avvenute sui canali di Sky ecc, vale a dire criptofonini ritenuti a prova di intercettazioni, nati per eludere ogni forma di tentativo di captazione da parte delle autorità giudiziarie. Un materiale che fa quasi esclusivamente leva sul fenomeno del narcotraffico: più della metà delle chat arrivate a Napoli riguarda infatti il ruolo e le presunte attività illegali di Raffaele Imperiale, l’uomo che aveva acquistato due quadri di Van Gogh trafugati dal museo di Amsterdam all’inizio di questo secolo. Un personaggio attualmente detenuto in un carcere italiano, dopo una lunga permanenza a Dubai, attualmente al centro di verifiche investigative proprio a proposito di presunti traffici di droga. 

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Cento milioni di chat solo a Napoli, duqnue, che potrebbero rappresentare un punto di partenza per raccontare il libro nero della droga e del riciclaggio, le due colonne portanti dell’economia criminale in un pezzo di sud Italia. Ci sono rapporti con albanesi, ma anche triangolazioni sull’asse Napoli-Dubai e con altre capitali europee (non da ultimo Amsterdam, dove Imperiale aveva costruito il proprio impero economico, prima di trasferirsi negli Emirati. Ma in cosa consistono le conversazioni ora al vaglio della Procura di Napoli? C’è un retroscena in questa storia di cui questo giornale si è occupato alcuni mesi fa, sulla scorta di quanto depositato dalla Dda di Napoli nel corso del filone principale dell’inchiesta a carico di Raffaele Imperiale. Siamo ad ottobre del 2021, il boss dei Van Gogh è stato raggiunto da una nuova misura cautelare per associazione camorristica, quando i pm De Marco, Giuliano e Marra depositano una brevissima sintesi legata proprio al materiale top secret che stava arrivando in Italia. Ed è proprio da queste intercettazioni che sono emersi fatti inediti e scottanti, come la storia delle 650mila euro l’anno spedite a una madrina della famiglia Pagano ogni anno dallo stesso Imperiale. Una ipotesi e nulla più, ovviamente in attesa di riscontri, che nasce dall’analisi del materiale decriptato.

Difeso dai penalisti Maurizio Frizzi e Giovanni Ricco, Imperiale ha sempre respinto il ruolo di boss della cupola internazionale del traffico di droga. Nel corso del primo processo, nel quale è stato condannato in via definitiva, Imperiale ha mostrato la volontà di chiudere il proprio conto con la giustizia italiana, con un memoriale difensivo culminato in una sorta di colpo di scena. Ricordate cosa accadde nel 2016? Pressato dalle indagini della Guardia di Finanza, Imperiale si dichiarò disponibile ad ammettere parte delle accuse iniziali, in uno scenario nel quale vennero fuori le due tele di Van Gogh rubate nel lontano 2002. Strategie a parte, oggi la storia del boss dei Van Gogh (e tanto altro) potrebbe essere riscritta alla luce delle 100 milioni di chat sul tavolo dei pm. 

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