Covid, in Campania aumentano i ricoveri ma è lontana la soglia della criticità

Il metro dell’epidemia è cambiato: oggi gli ospedalizzati contano più dei contagiati e gli esiti della malattia più dei tamponi positivi. In questo...
 
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Il metro dell’epidemia è cambiato: oggi gli ospedalizzati contano più dei contagiati e gli esiti della malattia più dei tamponi positivi. In questo nuovo scenario la Campania, in base alla elaborazione dei dati degli ultimi giorni effettuata da Agenas, insieme ad altre regioni del Sud, è tra le compagini in cui si è accesa una spia rossa sui tassi di occupazione dei posti letto di malattie infettive. Grazie alle vaccinazioni il termometro della situazione è oggi collocato nelle corsie dei Covid hospital e i tassi di ospedalizzazione, ossia gli esiti della malattia, assumono il massimo rilievo per capire cosa sta accadendo. In questo nuovo quadro, alla luce delle ultime proiezioni relative ai dati degli ultimi giorni, sono Sardegna e Sicilia le due regioni che vedono la maggiore crescita della quota di occupazione di area critica di pazienti Covid: la prima al 5 per cento e la seconda al 4 in pochi giorni a fronte di una media nazionale del 2 per cento. Mentre Calabria, Campania e Sicilia, rispettivamente con il 6, il 5 e il 7 per cento, hanno una percentuale maggiore di crescita di posti letto in reparti ordinari a fronte di una media nazionale del 3 per cento. 

Giovedì scorso, nell’ultimo monitoraggio nazionale, la Campania aveva una percentuale di occupazione dei posti letto in area medica del 4,8 per cento (dati aggiornati a martedì 20 luglio) contro una media nazionale del 2,1. Peggio della Campania si comportavano già la Calabria (con 5,7 per cento) la Sicilia con 5,2 e la Basilicata con 4,7 ora sparita dai radar. Il livello di occupazione delle terapie intensive era invece in Campania al 2,3 per cento, poco sopra la media nazionale del 2. La Sardegna che riposava su un rassicurante 1,4 per cento. Evidentemente, anche in ragione dei flussi turistici le cose possono cambiare nel volgere di pochi giorni. «Allo stato, nonostante la crescita dell’incidenza settimanale - sottolinea Antonio Salvatore, responsabile del dipartimento Salute dell’Anci - i tassi d’ospedalizzazione sono lontani dai valori soglia fissati dall’ultimo decreto del 23 luglio, per restare in zona bianca qualora l’incidenza sia pari o superiore a 50, al 15 per cento in area media e al 10 in Rianimazione».

Secondo Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), l’aumento dei ricoveri è preoccupante ma statisticamente atteso nelle Regioni del Sud su cui pesa la crescita dei flussi turistici. I ricoveri - conclude il clinico - anche se grazie ai vaccini in una percentuale molto minore che nelle precedenti ondate, vanno di pari passo con i contagi. Non possiamo dimenticare che abbiamo oltre 2 milioni di over 60 non vaccinati e tanti soggetti immunodepressi su cui il vaccino dà una risposta minore». A pesare sono diversi fattori, tra cui anche i mezzi di trasporto di per sé sono un veicolo di trasmissione del virus. Ma a incidere sarebbe anche, secondo Andreoni - la maggior socialità e rilassatezza quando si è in vacanza. 

La settimana appena trascorsa (quella dal 19 al 25 luglio) si è intanto chiusa con una significativa crescita di nuovi contagi. In Italia se ne contano 29.957 rispetto ai 16.182 della settimana scorsa (+85%). La Campania ha fatto registrare anch’essa un aumento di infetti, ma con percentuali d’incremento più basse (+47%). In Italia l’incidenza media settimanale su 100 mila abitanti si è quasi raddoppiata: da 27 a 51 (41 giovedì scorso) in soli 7 giorni, con picchi di 102 in Sardegna (82 nell’ultimo monitoraggio) ma conforta il tasso medio di occupazione dei posti letto nelle aree mediche e nelle terapie intensive rispettivamente in media nel Paese del 3% e del 2%. A sentire i responsabili dei Covid center della Campania la situazione degli ospedali è tuttavia stabile e non desta allarmi. «Al Cotugno - spiega il bed manager Cristina Boccia - abbiamo 59 ricoverati su 100 posti a disposizione. Numero stabile da 15 giorni. In area critica solo persone anziane non vaccinate e solo pochi ricoverati hanno fatto una singola dose di Astra Zeneca e poi rinunciato ai richiami». Quasi vuote le corsie di malattie infettive al Policlinico Federico II e al Loreto si viaggia in equilibrio tra nuovi ingressi e dimissioni. «Nella mia Asl - dice Ferdinando Russo manager a Caserta - siamo assolutamente stazionari». Identico quadro anche a Salerno dove ad Agropoli e Scafati, unici ospedali Covid rimasti in piedi, ci sono solo due o tre pazienti e nessuno in Rianimazione. Nella Asl di Castellammare poi i ricoverati sono 7 al polo di Boscotrecase mentre altri due sono in trasferimento da Castellammare e da Nola. Nessuna fibrillazione infine all’ospedale di Giugliano. 

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