Cultura a Napoli, l'apertura ai privati per rilanciare i monumenti

«Qualche settimana e presenteremo alla città la nostra idea di politica culturale perché vogliamo aprire un dibattito», così il sindaco Gaetano...

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«Qualche settimana e presenteremo alla città la nostra idea di politica culturale perché vogliamo aprire un dibattito», così il sindaco Gaetano Manfredi nell'intervista a Il Mattino pubblicata sull'edizione di ieri. Una idea che passa per il rilancio di tre siti di pregio: Maschio Angioino, Castel dell'Ovo e il Pan nel cuore di Napoli tra via Settembrini e via Duomo. L'ex rettore ha in mente di investire per ridare dignità a siti conosciuti in tutto il mondo per la loro straordinarietà. E la nuova politica culturale passa per due fasi: restauro dei siti e nuova gestione.

Cosa intende Manfredi per cambio di gestione? Prima di tutto l'utilizzo dei siti, nella sostanza dare loro una mission, una identità riconoscibile e ben delineata. In seconda battuta mettere mano alla bigliettazione. Nella sostanza anche adesso, così come stanno messi i tre siti in questione, potrebbero incassare maggiori risorse. Agendo più che sulle tariffe sulla programmazione e frenando le troppe entrate senza bigliettare. E questo significherebbe investire i soldi nelle stesse strutture sganciandoli dal rinsecchito bilancio generale del Comune. Lo stesso problema che hanno gli impianti sportivi dove non esistono fondi per la manutenzione perché non c'è una dotazione specifica. Tutto passa per il bilancio generale come i siti d'arte e si sa che le priorità sono altre in una città come Napoli dove il Comune è in predissesto. Tanto da arrivare al paradosso di aver impianti sportivi ammodernati con i fondi delle Universiadi, ma subito dopo chiusi per mancanza di manutenzione e perché non si sa a chi affidare la gestione.

In questo senso una rivoluzione a cui il sindaco sta pensando - e per ora è solo una ipotesi in costruzione - è quella di aprire questi siti a un partenariato pubblico-privato dove il pubblico mantiene le sue prerogative di titolare del sito e i privati - come accade in molte parti d'Europa - in co-partecipazione. Un contesto al quale potrebbero essere interessati anche gli sponsor. Del resto il Maschio Angioino e il Castel dell'Ovo sono famosi in tutto il mondo. E Napoli è a livello turistico una meta ambitissima negli ultimi anni. Manfredi sta valutando la possibilità di un bando, perché se l'operazione del partenariato dovesse essere messa in campo passerebbe obbligatoriamente per un bando pubblico: è l'unica certezza. Nessun affidamento diretto, ma un bando pubblico come prevede la legge. Una scelta politica. Insomma aprire il mondo della cultura a investimenti privati di qualità. Ma per attirare eventuali partner bisogna che i siti siano restaurati, resi funzionali, accoglienti. Sono decenni - per esempio - che non si fanno lavori al Maschio Angioino. Dove nei cassetti del Comune esistono progetti di restauro ma sono rimasti solo su carta per mancanza di soldi.

L'esempio più palese è quello del Maschio Angioino, un sito enorme, pieno di misteri, di segreti e di stanze in grandissima parte chiuse al pubblico. La giunta Manfredi un primo segnale lo ha dato approvando due delibere il 30 dicembre dell'anno scorso che portano la firma dell'assessore all'Urbanistica Laura Lieto.

La prima dal valore di 4,5 milioni di euro è per il Maschio Angioino per avviare un progetto di fattibilità del restauro e potenziamento degli allestimenti del castello.

La seconda, dal valore di ben 8 milioni di euro, per il progetto di fattibilità tecnica ed economica della riqualificazione e valorizzazione di Castel dell'Ovo. 

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