Don Patriciello, il piano dei clan per isolare il parroco anti-camorra

Due auto a presidio della parrocchia del Parco Verde

Don Maurizio Patriciello
Un piano per isolare don Maurizio Patriciello. Una strategia velenosa, chiaro l'obiettivo: quello di alimentare rabbia e disincanto nei confronti del parroco impegnato da...

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Un piano per isolare don Maurizio Patriciello. Una strategia velenosa, chiaro l'obiettivo: quello di alimentare rabbia e disincanto nei confronti del parroco impegnato da sempre dalla parte delle persone umili, contro ogni genere di prevaricazione. In cosa consiste il piano? Semplice: spingere le famiglie a non mandare i figli all'oratorio, a non frequentare la messa celebrata dal sacerdote; ma anche provare a intimidire, con la presenza fissa di due auto, messe a presidiare la parrocchia di Parco Verde dove da sempre don Patriciello esercita il suo ufficio religioso. Strategia dell'isolamento, su cui sono in corso le verifiche da parte della Procura di Napoli nord, sotto il coordinamento della procuratrice Maria Antonietta Troncone, (in uno scenario in cui non si esclude un'attenzione da parte della Dda di Napoli, qualora dovessero emergere responsabilità dei boss locali). 

Ma in cosa consistono minacce e intimidazioni? Come sarebbero avvenuti i tentativi di isolamento riservati al simbolo del riscatto dell'intera area metropolitana? Negli ultimi giorni è stato un crescendo. Tutto nasce dal rigetto disposto dall'autorità giudiziaria di 25 istanze di revoca del sequestro di immobili occupati abusivamente nelle palazzine popolari del luogo. In poche ore, c'è chi ha organizzato una sorta di campagna diffamatoria, puntando l'indice contro il parroco: basta mandare i bimbi all'oratorio; basta messa, la chiesa va occupata. Un caso sollevato domenica mattina dallo stesso don Patriciello, al termine della messa di mezzogiorno, come ha avuto modo di raccontare in esclusiva, sulle colonne di questo giornale, il collega Marco Di Caterino. Ha parlato chiaro alla sua comunità, don Patriciello, scandendo bene le domande: «Chi vuole che i bimbi non vengano a messa o all'oratorio? Chi è questo prepotente? Chi sono questi camorristi che stanno impaurendo le persone perbene?». Indagini in corso in uno scenario che ha spinto il prefetto napoletano Michele di Bari a visitare questo pomeriggio, a partire dalle 14.30, parco Verde, anche per mostrare la sua vicinanza a don Patriciello. Come è noto, la prefettura ha una cabina di regìa sulle occupazioni abusive, in un contesto in cui è stato lo stesso prefetto di recente a insistere su un punto: le famiglie di persone fragili e bisognose saranno tutelate, non ci sarà alcun atto di forza nei confronti di chi ha realmente bisogno della casa. Altra cosa è l'esigenza di ripristinare le regole, contro ogni forma di prevaricazione e di arroganza criminale. Tradotto in soldoni, via i camorristi dalle case occupate, rispetto per chi ha realmente bisogno dell'abitazione. Intanto, però le indagini sulla recente strategia dell'isolamento vanno avanti. Domenica scorsa in chiesa, tra i fedeli della comunità presente per la messa, c'erano anche i carabinieri, che non hanno certo lasciato cadere l'intervento di don Patriciello. Si parte da quel «chi sono i camorristi che non vi vogliono fare entrare in chiesa?». Una domanda che fa i conti con un episodio destinato ad essere approfondito da un punto di vista strettamente investigativo. È la storia delle due auto che sarebbero state parcheggiate all'esterno della Parrocchia di Parco Verde. È lo stesso sacerdote ad accennare alla presenza delle due vetture, non senza una buona dose incredulità. In sintesi, il parroco ha spiegato di aver notato, guardando la telecamera esterna, la presenza di due auto nella piazza della chiesa, per l'intera nottata tra venerdì e sabato. Un episodio che va al di là di ogni possibile suggestione personale, dal momento che le due auto hanno rappresentato una sorta di monito nei confronti di quello che da tutti viene visto come un simbolo della solidarietà verso gli ultimi ma anche del rispetto delle regole contro ogni forma di vessazione criminale. 

Indagini in corso, dunque. Una vicenda che impegna da mesi la Procura di Napoli nord, anche all'indomani dell'allarme nazionale esploso dopo la storia delle due cuginette stuprate dal branco. È apparso evidente l'esigenza di ripristinare le regole, a partire dalle case occupate, sottratte ai legittimi assegnatari. Veri e propri fortini di clan, con ramificazioni in grado di gestire una fetta di denaro pubblico. La Procura di Napoli nord è al lavoro, c'è una lista di nomi agli atti, il censimento è già iniziato da tempo. Possibile a questo punto che venga ascoltato come persona informata dei fatti lo stesso don Maurizio Patriciello, mentre in queste ore si passano al setaccio immagini delle telecamere fisse all'esterno della chiesa, ma anche i contenuti di alcuni post circolati sui social. 

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Il Mattino