Frana di Ischia, dissesto e case abusive; il pm punta sul catasto «Tragedia annunciata»

Frana e omicidio, le mosse della Procura L’ipotesi: il rischio crollo era già segnalato

Dissesto idrogeologico e case. Le carte che attestavano la prevedibilità della frana e quelle legate alle costruzioni. Sono i due punti su cui battono gli inquirenti in...

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Dissesto idrogeologico e case. Le carte che attestavano la prevedibilità della frana e quelle legate alle costruzioni. Sono i due punti su cui battono gli inquirenti in queste ore, a proposito della tragedia di Ischia, che ha provocato 12 morti e danni incalcolabili.

Una vicenda giudiziaria che entra decisamente nel vivo, dal momento che - a distanza di dodici giorni dalla alluvione di fine novembre - c’è l’esigenza di cristallizzare alcuni punti fermi. Chiara la strategia investigativa. Si punta ad acquisire elementi utili, a delineare due punti centrali dell’inchiesta: il racconto di un fenomeno, quello del dissesto idrogeologico, che era noto da tempo; e il racconto delle costruzioni “accatastate” in questi anni. Due facce di una sola medaglia, che rappresentano il primo step dell’inchiesta, in attesa di arrivare a un altro versante: quello strettamente finanziario, che ruota attorno alle procedure di appalto. Ma torniamo al primo filone investigativo. Inchiesta condotta dai pm Mario Canale e Stella Castaldo, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Simona Di Monte e della stessa procuratrice Rosa Volpe, si lavora sulle carte. Quanto basta a delegare ai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Napoli (ma anche ai militari della forestale) verifiche in materia di gestione del territorio.

C’è un primo quesito posto dagli inquirenti, attorno al quale probabilmente ruota l’intero asset dell’inchiesta: cosa raccontavano le carte del dissesto? Detto in modo più diretto: le condizioni di equilibrio precario in quella zona di Ischia, a ridosso del comune di Casamicciola, erano state segnalate? C’era, negli archivi del comune isolano, uno studio sullo scenario di pericolo? Probabilmente la risposta è affermativa, indipendentemente dalla connotazione cromatica dell’area di via Celano, non fosse altro perché la zona era già stata interessata dalla frana del 2009, quella che aveva strappato alla vita la studentessa 15enne Anna De Felice (vicenda processuale finita nel nulla, causa prescrizione del reato per lungaggini dibattimentali). È ovvio che da questo quesito dipende la questione principale sotto il profilo degli accertamenti investigativi: se c’era un rischio annunciato nelle carte del dissesto, significa che quello di sabato 26 novembre è stata una tragedia annunciata, che si poteva e doveva evitare. In questo orizzonte investigativo, la Procura bussa alle porte degli uffici comunali anche per un secondo motivo: sono le carte del catasto, per verificare in che condizioni si trovassero le case; per verificare la corrispondenza con l’impianto urbanistico segnalato in modo ufficiale negli archivi. Anche in questo caso non è impossibile comprendere la traiettoria investigativa: qui si tratta di verificare se gli edifici che costellano il comune di Casamicciola sono o meno regolari. Se il tracciato attuale è corrispondente a quello formalizzato negli archivi del Comune e - crediamo - in quelli dell’area metropolitana e della Regione. 


Ma c’è un altro punto che anima l’inchiesta napoletana sulla tragedia dello scorso novembre. E riguarda l’esigenza di trovare geologi e professionisti in grado di svolgere un ruolo di periti e consulenti di parte nel corso di un procedimento che si annuncia complesso. Al momento, la Procura di Rosa Volpe sarebbe orientata a cercare in altri distretti o comunque attingendo a professionalità non campane. Una preoccupazione doverosa anche perché si punta a ottenere - facendo salva la professionalità di tutti gli esperti locali - un giusto distacco rispetto a quanto avvenuto a Ischia dieci giorni fa.

E torniamo alla storia degli appalti. Come è noto l’altro filone investigativo riguarda i soldi. I milioni di euro che erano stati stanziati nel corso degli anni, a partire dalla frana del 2009. Soldi mai spesi. Parliamo di tre bonifiche rimaste clamorosamente al palo. Soldi destinati agli alvei e alla cura del bosco, alla messa in sicurezza di un territorio ritenuto a rischio da sempre, come le carte del dissesto dovrebbero confermare. In questa vicenda sarà ascoltato l’ex sindaco del comune di Casamicciola, parliamo di Giuseppe Conte (ex dirigente della regione), autore delle 23 mail che annunciavano la catastrofe di novembre. Anche in questo caso si tratta di allarmi inascoltati e di appelli caduti nel vuoto.

 

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