Giuseppe Conte a Scampia: «Nessuno tocchi il reddito di cittadinanza»

Il monito da Napoli: «Questa manovra potrebbe scatenare disordini»

Giuseppe Conte a Scampia
Dopo l’incontro con gli ex precari dell’Inps, oggi stabilizzati, e la visita ad una onlus a San Giovanni a Teduccio, il tour napoletano di Giuseppe Conte si conclude...

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Dopo l’incontro con gli ex precari dell’Inps, oggi stabilizzati, e la visita ad una onlus a San Giovanni a Teduccio, il tour napoletano di Giuseppe Conte si conclude con la tappa di Scampia, quartiere che detiene il record del maggior numero di percettori di Reddito di Cittadinanza in città. Ad attendere il leader del Movimento 5 Stelle poche centinaia di persone – duecento al massimo – riunite all’interno del parco Corto Maltese del rione a Nord di Napoli. La maggioranza dei presenti è costituita perlopiù da percettori del Rdc e membri dei gruppi di disoccupati organizzati, tra cui il Movimento 7 Novembre. Sono giunti a Scampia anche esponenti del gruppo parlamentare grillino, i consiglieri comunali 5 Stelle e il presidente della Municipalità 8, Nicola Nardella, contiano di ferro, con un passato da militante della sinistra radicale.

Quella di Conte è una visita dal forte significato simbolico in quanto il capoluogo campano è la capitale italiana del Rdc, provvedimento bandiera del M5S, con 161 mila percettori (415 mila e passa le persone coinvolte se si considerano i nuclei familiari) per un importo medio pari a 637,18 euro in riferimento all’area metropolitana. «Vogliamo dignità e lavoro», si legge su qualche striscione. Il principale bersaglio delle critiche della piazza è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in quanto contraria al sussidio, che, come da legge di bilancio, sarà definitivamente rottamato a partire dal 2024. «Qui è terra bruciata. Ho 55 anni, ho due figli e sono divorziato. Prendo 700 euro di RdC. Nel caso perdessi il sussidio andrei al supermercato e farei la spesa gratis, perché i miei figli devono mangiare. Prima facevo l’autista a nero» sono le parole, spezzate dalla disperazione, di Nicola Guarino, beneficiario del Reddito. «Il Governo fa la guerra ai poveri. Non si vergognano dei 5000 euro per i tablet? Meloni deve andare a casa, vuole togliere il reddito», gridano altri due signori, anche loro percettori del sostegno statale. Uno di loro alla domanda su cosa facesse prima di ricevere il Rdc risponde caustico: «Mi arrangiavo». 

Conte, abbracciato dalla ressa di simpatizzanti, difende la misura partorita dal suo primo governo nel 2018, facendone una battaglia identitaria del suo partito. «Le persone che ho incontrato oggi sono persone disperate, perché sono di fronte alla prospettiva di non poter sfamare i figli. Qui non si trova lavoro. Io incontro persone che il lavoro lo cercano. Lo dico ai giornalisti e ai mezzi di stampa: dopo aver raccolto in giro per l'Italia episodi isolati, parliamo di meno dell'1%, di casi truffaldini e comportamenti fraudolenti, oggi raccontiamo le storie del 99% dei percettori di reddito, di chi è in preda alla disperazione», afferma da un palchetto improvvisato l’ex presidente del Consiglio, mentre inizia a piovere. «Quella del reddito di cittadinanza – insiste - è una riforma da portare avanti, non va smantellata. Abbiamo bisogno di un sistema di protezione sociale anche perché lo certifica l'Istat: ha salvato un milione di cittadini dalla povertà». «Dobbiamo lavorare, adesso, per migliorare le politiche attive, è quello che deve fare una politica seria. Questo – prosegue Conte - significa sollecitare i presidenti di regione a rafforzare i centri per l'impiego, completare la piattaforma informatica per collegare le informazioni e farle circolare tra Agenzia Nazionale del Lavoro, centri dell'impiego, agenzie private, e lavorare in questa prospettiva. Ma togliere il reddito di cittadinanza significa gettare nella disperazione persone che hanno grandissime difficoltà». Rincara poi la dose sulla questione: «Pensare di dire oggi a queste persone che addirittura lo Stato volge lo sguardo dall'altra parte, o dire loro non vi preoccupate tanto poi vi arrangerete e vi faremo nei prossimi mesi dei corsi di formazione e troverete lavoro è una presa in giro che non va fatta».

Per l’Avvocato del Popolo - ormai anche del Reddito - la manovra, con l’abolizione tout court del Rdc, potrebbe scatenare «disordini e tensione nelle piazze», per questo i 5 Stelle saranno «in piazza per canalizzare in una misura politica la disperazione della gente». Nel corso del punto stampa con i cronisti tiene banco anche la politica estera, con l’ex premier che replica al ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’invio di armi all’Ucraina, votato anche dai grillini all’inizio del conflitto. «Purtroppo, non è come dice lui, non ci hanno mai fatto votare. C’è stato un decreto iniziale - ha spiegato Conte - ma poi sono passati solo nelle segrete stanze del Copasir. Noi lo avevamo già detto a Draghi, e ora, dopo nove mesi di guerra è necessario che il governo passi per il Parlamento. Qui si rischia un conflitto nucleare. È una cosa folle e noi vorremmo dall'inizio che si intraprendessero iniziative diplomatiche finalizzate a un negoziato di pace», ha risposto impettito Conte. E mentre la pioggia scrosciante si abbatte sui palazzoni e le iconografiche vele di Scampia, la certezza è che il tour del professore originario di Volturara Appula serve a lanciare l’opa sulla sinistra, quanto meno al Sud.

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